Flavia Bazzano

Il crowdfounding per supportare Poertraits, 100 ritratti di Edgar Allan Poe, è partito lunedì scorso. In qualità di media partner della campagna, Geek Area vi propone in esclusiva l’intervista all’autore Marco Rocchi e due Poertraits nuovi di zecca!

Ciao, Marco, è un piacere averti qui su Geek Area! Prima di tutto: se dico Poe qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Ormai sono troppo “corrotto” per avere un primo impatto. Mi sono ripetuto in testa il nome Poe un paio di volte e mi è venuto in mente un POErtraits “molto spinto” e poco signorile che ho realizzato.

Possiamo considerarlo ormai un’icona della cultura di massa?

Decisamente sì, lo è dal momento stesso in cui è nata la “cultura di massa”, la sua immagine soprattutto è un’icona pop a tutti gli effetti.

Secondo te perché figure come Poe (ma anche Lovecraft) hanno la capacità di resistere all’usura del tempo e riproporsi in maniera sempre attuale?

Penso principalmente perché loro, nel loro tempo, non ci sapevano stare, erano decisamente fuori contesto per la cultura dell’epoca, mentre sono molto più a loro agio in questa. Se fossero però nati adesso sarebbero solo due tizi qualsiasi ma senza di loro la cultura di adesso, almeno per alcuni generi, sarebbe stata profondamente diversa, quindi forse sarebbero due “disadattati” anche tra noi.

Di caricature, riadattamenti, libere ispirazioni tratte dall’autore e dalle sue opere ce ne sono stati molti anche nel mondo del fumetto (tanto per nominarne alcuni: Spirits of the dead, Ragemoor, The Surreal Adventures of Edgar Allan Poo e In the Shadow of Edgar Allan Poe). In che cosa POErtraits è diverso?

Sicuramente nel modo in cui mi approccio a trattare l’autore e le sue opere. Anzi, in questo caso, quella che è stata la sua produzione letteraria, il suo genere, in sostanza quello che veramente rappresenta Poe, non lo considero nemmeno puntando tutta l’attenzione su ciò che dicevamo prima, cioè il suo essere icona della cultura di massa. Temevo che per questo trattamento i suoi fan, sia gli sfegatati che i letterati, avrebbero potuto non gradire (leggi minacciarmi di morte per averlo profanato). Invece la stragrande maggioranza ha dimostrato di apprezzare lo spirito goliardico delle mie illustrazioni. Fino ad ora sentire ironia e Poe nella stessa frase avrebbe portato al collasso dell’universo. Erano stati creati solo dei piccoli spot divertenti su Poe ma non era mai stato trattato da questo punto di vista in maniera sistematica e forte con la cultura pop. Questa è la novità di POErtraits.

Nel nostro primo articolo sul tuo progetto hai spiegato in che modo è scaturita la prima scintilla d’ispirazione per i Poertraits. Partendo da questo episodio, puoi descriverci come vivi il rapporto con il pubblico e quante delle tue idee nascono da un caso?

Moltissime nascono per caso, non tutte come toPOElino (il primo dei POErtraits). Mi capita di trovarle mentre leggo, mentre parlo con qualcuno, mentre sto pensando ad altro. Ormai, avendo il “Poe sensore” attivo, ogni volta che sento la sillaba PO la testa parte in automatico a pensare se e come potrei trasformare la parola che la contiene in un POErtrait. Mi capita spesso di iniziare a ridere da solo. Quelle nate così sono solitamente le migliori. Anche molti sostenitori di Poe sono stati contagiati dalla stessa sventura, molti dei quali maledicendomi per non riuscire, una volta iniziato, a smettere di pensare a nuovi POErtraits da suggerire.

Come hanno reagito gli artisti “ospiti” quando hanno saputo del progetto?

L’idea di inserire artisti ospiti è scaturito da un artista ospite stesso. Durante una fiera un altro autore di fumetti, Pierpaolo Putignano, realizza una caricatura di Poe e me la consegna con la frase: “Toh, tieni, un aPOEcrifo!”. Mi ha reso molto felice per il suo omaggio e da questo ho avuto l’idea di serializzare la “linea”. Dopo di lui molti altri si sono piano piano uniti, alcuni spontaneamente, altri invitati da me e hanno generalmente sempre accettato dicendo di apprezzare il progetto.

Sappiamo che hai già lavorato con Poe, se così si può dire, per l’adattamento a fumetti de “La Maschera della Morte Rossa”, del quale hai curato la sceneggiatura. Ti senti in qualche modo legato alla tenebrosa figura dell’autore americano?

Dire no a questo punto sembrerebbe strano? Visto che prima parlavamo di caso, anche il trovarmi a lavorare con Poe la prima volta è stato un caso. La spinta è arrivata dal mio amico Giuseppe Dell’Olio che ha realizzato i disegni per il fumetto. È stato lui a chiedermi di adattare il racconto della “Marschera” a fumetti. Non lo conoscevo prima, mi è piaciuto tantissimo e rispecchiava il nostro mood esistenziale del momento, per questo ho accettato. Dopo sono arrivati i POErtraits. Quella di Poe credo sia una fase della mia vita che presto o tardi passerà, lasciando comunque un bellissimo segno.

Sei in un bar a fare colazione. All’improvviso si apre un wormhole tra il bancone e il tuo tavolino e compare Edgar Allan Poe. Cosa fai?

Se è girato di spalle e, invece di ordinare, chiede di me al barista… scappo. Soprattutto se fosse anche armato.

Se dovessi riscrivere la celebre battuta, cosa direbbe il corvo?

Questa domanda mi ha ispirato un nuovo disegno in linea con i POErtraits, ti rispondo con quello!

Il volume, un cartonato di 112 pagine, sarà edito da Manfont. Per partecipare alla campagna basta cliccare su questo link: c’è tempo fino al 3 luglio.


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