#ValiantComics / Monografia di una casa editrice

Lorenzo Cardellini

Parlare delle varie case editirici fumettistiche non è mai cosa semplice, figuriamoci narrare la storia di una dalla sua fondazione fino ad ora. Cercheremo di essere esaustienti e di seguire una linea cronologica più fedele possibile, sperando di darvi una visione d’insieme dei vari elementi che hanno fatto nascere, crescere, cadere e risorgere la Valiant Comics.

Per parlare in maniera esaustiva della Valiant dobbiamo doverosamente fare un passo indietro e focalizzarci, per prima cosa, sulla figura di Jim Shooter, dato che senza di lui non avremmo nulla da prendere in esame. Shooter si appassionò al mondo del fumetto in tenera età, arrivando a scrivere e disegnare le prime storie inedite alla sconvolgente età di tredici anni, nel lontano 1965. La famiglia del ragazzo stava attraversando un periodo decisamente difficoltoso e così Shooter decise di inviare le storie scritte (che riguardavano la Legione dei Supereroi) direttamente alla DC Comics. Nel febbraio dell’anno successivo accadde l’inaspettato: la DC, nello specifico Mort Wisinger, ricontattò il giovane Shooter che iniziò a vendere le proprie storie alla casa editrice. È dal numero 346, su cui resterà fino al 379, di Adventure Comics (luglio 1966) che l’avventura di Jim nel mondo del fumetto ebbe inizio.

La carriera di Shooter nella DC fu decisamente varia e vide l’autore passare su molteplici testate, come Action Comics, Legion of Superheroes e Superboy. Tale collaborazione continuò fino a metà degli anni settanta quando l’allora editor-in-chief della Marvel, Marv Wolfman contattò Shooter, offrendogli un posto come assistente editor e scrittore. Nel 1978 lo scrittore arrivò ad ottenere proprio la posizione di editor-in-chief sostituendo Archie Goodwin, mantenendola per i nove anni successivi. Durante questo periodo le scelte attuate da Shooter si rivelarono decisive e determinanti per moltissime testate. Sotto la sua guida e supervisione si ebbe una vera e propria rinascita dei personaggi Marvel e la Casa delle Idee riuscì, in quel periodo, a monopolizzare il mercato quasi nella sua interezza. Shooter fu uno dei primi a credere nelle fumetterie, come dimostrato con la distribuzione di Dazzler esclusivamente nelle librerie specializzate, cercò di mantenere la continuity dell’universo narrativo fortemente serrata e puntò verso graphic novel e crossover, creando, oltretutto, uno di quelli che ebbe più successo, Guerre Segrete, per cui scrisse i testi di tutti i dodici numeri.

Ciononostante a causa di scontri con diversi autori, che gli imputavano un atteggiamento troppo dittatoriale, uno stile di lavoro eccessivamente rigido, alcune scelte non eccelse (come la creazione del New Universe, che contribuì comunque alla nascita di una perla come Star Brand) e la ripresa da parte della casa editrice rivale per antonomasia, la DC, contribuirono ad un suo allontanamento dalla società. Ed è da qui che le basi per la Valiant vennero gettate. In un primo momento Shooter tentò, senza successo, di acquistare l’intera Marvel Comics e nel 1989, grazie ai fondi della Triumph Capital, nacque la Voyager Communications Inc., con una sezione dedicata ai fumetti denominata Valiant Comics. In questa nuova impresa Shooter non fu solo, ed i primi a seguire i suoi passi unendosi alla neonata casa furono Bob Layton (con cui l’autore aveva collaborato anche su Guerre Segrete) e Barry Windsor-Smith. Da qui iniziò la ricerca di personaggi storici/famosi da poter acquistare in modo da far immediatamente conoscere la nuova casa editrice. I nomi scelti furono quelli della ormai defunta Golden Key, tra cui spiccavano Doctor Solar; Magnus, Robot Fighter e Turok, Son of Stone.

Tuttavia ciò che la Valiant pubblicò inizialmente furono le trasposizioni a fumetti dei maggiori videogiochi Nintendo, che in quel periodo erano in vetta alle classifiche di vendita. Nonostante tutto i vari fumetti di Super Mario e co. risultarono essere un vero flop e lo sviluppo di un reale universo supereroistico “made in Valiant” tornò ad essere il primo progetto di Shooter. Il primo personaggio a compiere l’esordio cartaceo fu Magnus, Robot Fighter, che presentava i disegni dello stesso Layton, e successivamente Solar, The Man of Atom. I primi tempi furono particolarmente duri e lo stesso Shooter cercò di far fronte a più mansioni, arrivando a disegnare, oltre che scrivere, molte delle prime uscite, con lo pseudonimo di Paul Creddick. Per la creazione dell’universo Valiant risultò fondamentale l’esperienza fatta da Jim con il New Universe in Marvel, da quell’idea di un supereroe che agisse in un mondo più reale e simile al nostro, con rigorose leggi della fisica e una particolare attenzione nel ferreo rispetto della continuity, vennero create le basi per il nuovo brand fumettistico.

All’inizio del 1992, seppur con fatica, l’universo Valiant stava nascendo e pian piano cominciarono ad arrivare anche le prime serie regolari come Harbinger, X-O ManowarShadowman, Archer e Armstrong, Eternal Warrior e Bloodshot. Tuttò ciò portò una crescita nella casa editrice, la quale cominciò a farsi sempre più conoscere diventando un astro emergente degli anni novanta. Nel momento di maggiore successo della propria creatura Jim Shooter, vero padre della Valiant, venne definitivamente licenziato (e sostituito da  Kevin VanHook) poiché si trovava in forte disaccordo con la Triumph che stava già manifestando il desiderio di vendere la Voyager Communications.

Le vendite iniziarono a crescere ma con questo fenomeno arrivarono anche i problemi, infatti il 1993 era alle porte ed anche se inizialmente tutti credettero che si sarebbe trattato dell’anno più fiorente per i fumetti grazie a delle vendite da capogiro già da metà anno il sentore che qualcosa non stesse funzionando cominciò a farsi sempre più insistente. Ciononostante la Valiant riuscì a stabilirsi come una compagnia altamente remunerativa (le vendite di Turok #4 arrivarono ai due milioni di copie in solo pre-order) riuscendo a saldare il debito con Triumph Capital ripagandolo ampiamente. Nella seconda metà del ’93 le vendite iniziano a calare vertigionosamente e gli investitori della Triumph compresero immediatamente che il momento era giunto: la società doveva essere venduta, tentando di guadagnare ulteriormente prima che il mercato crollasse a picco. La previsione si rivelò esatta e la compagnia venne venduta con un guadagnado nettamente superiore al valore della stessa.

Fu così che laAcclaim Entertainment, una casa produttrice di videogiochi, acquisì la Valiant pagandola un prezzo esageratamente alto, 65 milioni di dollari. L’interesse fin da subito manifestato dalla Acclaim risultò chiaro, questa puntava alla trasposizione dei vari personaggi nell’ambito videoludico, intenta a creargli intorno un vero e proprio franchise. Tuttavia nacquero immediatamente diversi problemi ed il motivo risultò di facile comprensione: una società come la Acclaim, competente in campo esclusivamente videoludico, non era in grando di ammanistrare una casa editrice di tale portata, figurarsi riuscire a farla sopravvivere al disastro commerciale peggiore dell’industria fumettistica.

Da qui iniziò il declino a cui succedettero una fucina di scelte azzardate. La prima fu la realizzazione di un crossover, spinto da Steve Massarsky e Jim Lee, che coinvolgesse Valiant ed Image come avevano già fatto Marvel e DC. Il progetto fu bocciato da molti membri di entrambe le case editrici ma lo si volle comunque portare a termine. Il crossover sarebbe stato composto da sei numeri realizzati sia dalla Valiant che dalla Image con delle divisioni specifiche per gli albi e si sarebbe chiamato Deathmate. I problemi nacquero sin da subito; i continui ritardi accumulati dalla Image sin dalla realizzazione del prologo non fecero che crescere, mandando in fumo tutti i vari preordini fatti dalle librerie specializzate. Il tutto venne, inoltre, fortemente aggravato dalla crisi di settore, la quale diede il colpo di grazia.

Si tentò, inutilmente, di recuperare parte delle vendite realizzando diversi eventi ma nulla risultò andare a buon fine. Fu così che già a partire dal 1995, culminando nel 1996, si assistette alla chiusura di tutte le testate mensili della casa editrice. Così si chiudeva il primo capitolo dell’universo Valiant che vide la sua rinascita in Fabian Nicieza, artista acclamato in Marvel che aveva già avuto modo di occuparsi dei personaggi più svariati, il quale venne nominato nuovo editor-in-chief. Nicienza aveva il compito di ricreare completamente il nucleo artistico della casa editrice e di dare vita ad un nuovo universo narrativo. Per fare ciò l’autore chiamò in forze alcuni tra i nomi più importanti del periodo, come Kurt Busiek , Kurt Busiek e Garth Ennis. Nonostante un parco autori così importante l’inesperienza di Nicieza nel ricoprire tale ruolo e una non pervenuta direzione editoriale fece nuovamente naufragare il nuovo Valiant Universe appena rinato. L’obbiettivo di creare una nuova continuity per l’universo narrativo andò a rotoli e tutto ciò che ne conseguì furono personaggi completamente stravolti e svuotati dei propri punti di forza, che resero X-O Manowar, Ninjak, Shadowman, per citarne alcuni, completamente irriconoscibili.

La Acclaim risultava essere sempre più con l’acqua alla gola. Non riuscì infatti nemmeno nel campo di sua compenza, con gli adattamenti videoludici dei vari prodotti, ad avere un buon riscontro. Ad esclusione di Shadow Man quasi tutte le produzioni legate alle controparti fumettistiche non ebbero il successo sperato, come dimostrò Iron Man/X-O Manowar in Heavy Metal. Tutto ciò portò all’ennesima chiusura della linea editoriale nel 1998 ed una corsa ai ripari disperata nell’anno successivo. Venne infatti richiamato Jim Shooter per tentare di mettere fine all’immenso calvario che la rinominata “Acclaim Comics” stava ormai vivendo da dopo la sua cacciata. Shooter optò per la scelta migliore, nonché sicuramente più studiata e ragionevole. Decise di fondere il primo universo Valiant da lui creato con il secondo, quello nato sotto la direzione di Nicieza, cercando di dare un impronta quanto più ordinata possibile.

Nacque in tal modo Unity 2000, una miniserie di sei numeri che avrebbe dovuto finalmente riportare in auge il Valiant Universe. Ancora una volta le cose non andarono come previsto e Shooter venne sollevato dall’incarico dopo appena tre numeri mettendo quella che sembrava la definitiva parola fine ad un progetto nato, ormai, un decennio prima. La situazione rimase tale fino al fallimento della Acclaim che fu costretta a vendere i diritti dei personaggi all’asta, i quali vennero prontamente acquistati da una neonata Valiant Entertainment (la quale non aveva ovviamente nulla a che fare con la Acclaim) che ne cominciò a ripubblicare le varie storie classiche. Dopo aver acquistato i diritti dei personaggi la Valiant non ripartì immediatamente con le pubblicazioni, si dovrà anzi attendere il 2012 prima di vedere nuovi albi veri e propri.

Una scelta ponderata, che ha fornito il tempo necessario alla casa editrice di organizzarsi e poter ripartire nel migliore dei modi, con un progetto ben delineato e sicuro. Così nell’estate del 2012, rinominata come Summer of Valiant, la casa editrice ha ripreso la produzione di materiale inedito partendo dai personaggi cardine che ne hanno fatto la storia. Con le prime serie di Bloodshot, X-O Manowar, Harbinger e Archer e Amstrong è ricominciata la distribuzione di personaggi dal grande potenziale che stanno finalmente mostrando tutto il proprio valore con degni team creativi alle spalle. La scelta optata dal direttore esecutivo Warren Simonse dal direttore creativoDinesh Shamdasani è stata un rilancio totale dell’universo fumettistico con qualcosa di completamente nuovo, creando un reboot fruibile sia dai lettori che hanno amato la Valiant in precedenza che da chi volesse avvicinare questo universo narrativo per la prima volta.


Comments are closed.