#AmazonPrime / American Gods: 01×01 – The Bone Orchard

Daniele D'urso

Che ci crediate o no…è tutta una questione di fede.

Prima di procedere con la lettura, fatevi un favore. Aprite questo link (https://www.youtube.com/watch?v=1Ow1qPRIs8A), alzate le casse al massimo. Proseguite pure.

America: avida distesa di umanità. Molti di voi si interrogheranno sul vero significato di queste parole, potrebbero apparirvi sconnesse. Non è così.

Da sempre l’America è la patria dei pionieri, dalla corsa all’oro, allo sbarco sulla Luna, passando per gli anni 60’; una distesa di terra e carne retta da un grande obiettivo comune: il Sogno Americano.

Terra vergine? Certo che no, ma su questo ci torneremo più avanti.

Perché in molti lo sanno, ma in pochi lo ricordano, qualcuno arrivò prima di Colombo. Qualcuno proveniente dalle fredde e desolate terre del nord. Fu una visita rapida, non certo di cortesia. In luogo maledetto. Inospitale persino per i più forti tra gli uomini. Non avrebbero dovuto riprovarci. Il monito era stato chiaro. Ma si sa: l’uomo è testardo. Qualcosa fu lasciato, non un oggetto materiale, più profondo, potente che ancora oggi è lì.

Questo è l’incipit della prima puntata di American Gods la serie evento tratta dal omonimo romanzo dello scrittore britannico Neil Gaiman che rimanendo in tema di pionieri, a cavallo della seconda metà degli anni ottanta fece parte della famosa British Invasion che stravolse il fumetto americano. Ma anche questa, è un’altra storia…non divaghiamo.

Se avete letto il romanzo probabilmente le parole che sto per scrivere, o che ho già scritto, potrebbero tornarvi familiari. In caso contrario, sappiatelo, vi invidio da matti. Avete la possibilità di esplorare questo mondo con gli stessi occhi con cui Alice esplorò il Paese delle Meraviglia, candida lente fatta di curiosità e voracità. Shadow Moon è un uomo come tanti? Probabilmente si, probabilmente no. Ma non è questo il punto, ha commesso degli errori e voi mi direte, chi non ne ha commessi? Avete ragione. Dove parte la nostra storia? Proprio quando questo ragazzone di periferia sembra finalmente aver espiato le sue colpe, la vita gli riserverà ancora una volta un’amara sorpresa. Succedono cose strane, non saprei come meglio definirle,  rapporti sessuali, tempeste, giochi d’azzardo, personaggi folli. Un sogno… americano, o non.

Questi primi sessanta minuti sono un mix di sogni, presagi e inspiegabili accadimenti che avvengono in diverse parti della nazione più famosa al mondo. Un moto assolutamente non uniforme di ingranaggi che muovono l’inesorabile macchina del destino. Se credete che tutto sia collegato a Shadow, vi sbagliate, ma solo in parte. Lui è il protagonista del nostro racconto ma tutto il resto, c’è sempre stato e sempre ci sarà.

 

Volete dare una spiegazione a tutto? Non provateci.

Volete trovare una lettura a quello che vedete? Non ci riuscirete.

L’unica cosa di cui avete bisogno per vedere American Gods, ve l’ho già detto, è la Fede. Chiave di volta di un mondo nascosto, vicino e lontano, che si aggrappa alla nostra terra, che vive al nostro fianco, ma che rimane nell’ombra. Se vi sembrerà di capire poco di sogni e strane allusioni, non preoccupatevi. Lasciatevi andare, non frapponete la ragione tra voi e questo metafisico racconto, tutto vi sembrerà più facile, autentico.

Da assiduo lettore sono totalmente soddisfatti di questa prima puntata, è esattamente ciò che volevo che fosse la versione visiva di American Gods. Nei suoi racconti Gaiman eleva sopra ogni altra cosa l’arte retorica del realizzare il fantastico, stimolando la nostra immaginazione oltre la ragione. Questo è il punto focale. American Gods vi riesce, con delle madornali allusioni a qualcosa di non conoscibile. Lontano che ancora deve essere spiegato: un buco nero di esoterismo e conoscenza pregiudicata da secoli all’umanità. Una puntata criptica  che lascia lo spettatore in un limbo di irresolutezza e paura. Ma non una paura recondita come potrebbe sembrare, una ben più fine: allusiva dimostrazione di come l’uomo si senta spaesato davanti all’inconscio. Ora mi domando, ma non è forse questo il senso di credere in un Dio? Metafora dell’umanità davanti all’esistenza divina.

Non ci sono percorsi a seguire, o strade da intraprendere, ogni scena, ogni comparsa sembra avere una vita assetante. Incrociata, in un solo punto, sul percorso di Shadow. Proprio come succede nella vita vera, ma questa, credetemi, non lo è.

 


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