#AmericanGods / 01×03 Head Full of Snow

Daniele D'urso

Giunti alla terza puntata l’introduzione non è più un mistero. Ogni episodio si apre con la conoscenza di un nuovo personaggio legato al pantheon delle divinità, siamo alla presenza  di Anubi, colui che sorveglia il regno dei morti. Dio sciacallo proveniente dall’antico Egitto. In una scena ambientata tra le mura domestiche carica di trasporto ci invita a iniziare la nostra ricerca.

Shadow Moon (Ricky Whittle) è un ragazzo taciturno, non ama le luci della ribalta, si prodiga per esser sottovalutato e fa di questo comportamento la sua migliore qualità. È attento ma anche ingenuo, il mondo attraverso i suoi occhi viene rivelato poco alla volta, come se stessimo guardando attraverso gli occhi di un bambino. Viene presentata l’identità della terza sorella Zarya, colei che sorveglia la notte. I due si intendono immediatamente, entrambi sono molto curiosi e volenterosi di scoprire, la donna farà dono a Shadow della sua protezione. Focalizzatevi sull’utilizzo che nella serie avranno le monete (sarà molto importante). Cernobog (Peter Stormare) perde e le carte del mazzo vengono stravolte.

Nonostante sia una puntata più caotica rispetto alle due precedenti che avevano mantenuto un’andatura, tutto sommato, lineare, ha la grande capacità di non far scemare l’interesse del pubblico. La narrazione diventa più veloce, e maggiori sono i personaggi chiamati a fare la propria mossa. Come in un enorme campo da gioco che si estende sopra tutta la nazione americana, rea di essere la più caotica e dispersiva tra le terre.

 

Questo è l’unico paese al mondo che si domanda chi è. Tutti gli altri sanno ci sono. Nessuno ha bisogno di andare a cercare il cuore della Norvegia. O l’anima del Monzambico.

 

In poco più di tre puntate ad American Gods sta riuscendo qualcosa di impensabile, spingersi oltre ogni forma di pudore conosciuta nel mondo, già estremamente liberale delle serie tv dell’ultima decade. E non che non ci abbiano già provato – per fare un esempio Game of Thrones – ma qui siamo avanti ad un vero e proprio sdoganamento dell’universo sessuale maschile. Se la seconda puntata ci aveva lasciato qualche indizio in tal direzione, ora abbiamo la certezza che potremmo aspettarci qualsiasi inibizione legata al coito. Gli dei non sono solamente fede e devozione ma anche sottomissione, nel significato più materiale del termine, è proprio questa la volontà dello showrunner Brian Fuller. Senza troppi giri di parole la scena in questione acquista senso se spiegata nel modo materiale di ‘accogliere un dio’ dentro di se.

American Gods Season 1 2017

Per capire a fondo il significato di questa serie, che inizia a prendere forma, bisogna focalizzarsi sui comportamenti di Mr. Wednesday, interpretato magistralmente da Ian McShane. Le sue frasi – dai significati poco chiari – sono la vera coscienza del deus ex machina all’interno della narrazione. Criptici e assurdi al punto giusto. Questo strampalato vecchietto nasconde più di una verità, come è lui stesso a confessare. E allora tutto si ferma sul percorso stabilito, Mad Sweeney (Pablo Schreiber) è in preda al panico per aver perso la propria fortuna e farà di tutto per ritrovarla, ma non appartiene più a Shadow.

In un continuo andirivieni di situazioni equivoche e nuove presenze American Gods si appresta ad entrare nella parte cruciale di questa prima e splendida stagione.


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