#AmericanGods / 01×04 Git Gone

Daniele D'urso

La quarta puntata di American Gods si estrania dal percorso principale, prendendo una biforcazione che ci concede la possibilità di conoscere meglio la vita dei protagonisti. Quando Neil Gaiman ha annunciato che – grosso modo – questa prima stagione avrebbe coperto un centinaio di pagine del romanzo in molti si sono chiesti come fosse possibile. Per stessa ammissione dello scrittore fu spiegato che alcuni contenuti della serie avrebbero espanso ulteriormente la narrazione, descrivendo situazioni non presenti nel libro. La quarta puntata è l’esempio calzante di questa argomentazione.

Vengono presentati gli accadimenti – attraverso un flashback – della vita di Shadow e Lora precedentemente alla sua incarcerazione. Per enfatizzare la storia i motivi della condanna di Shadow sono stati modificati rispetto alla versione cartacea. Sostanzialmente il quarto capitolo risulta essere uno stand alone realizzato appositamente per la serie, indirizzato ovviamente dalla parte non detta del romanzo. Siamo davanti ad un episodio totalmente ‘anarchico’, uno stravolgimento del modus operandi che fin qui aveva fatto le fortune dei primi tre capitoli. Se il fine centrale di ogni puntata, fino ad ora, era circoscritto nel lasciare allo scuro lo spettatore, fornendogli una serie di indizi criptici. In questo caso ci troviamo di fronte esattamente all’opposto. Sappiamo già dove la storia andrà a confluire, costruendo in maniera impeccabile ‘come siamo arrivati’ a tal punto.

Nonostante sia una puntata di raccordo mossa a fortificare le fondamenta di una sceneggiatura che poteva rischiare di arenarsi ulteriormente nell’empirico, si sviluppa piacevolmente. In particolare le trame legate al ritorno in vita di Lora risultano un inedito cult. La sua caratterizzazione è impeccabile, l’indifferenza mista all’abitudine che inizialmente ha per il marito e che attraverso il senso di abbandono dovuto alla morte si trasforma in amore è un ciclo di sceneggiatura di grande impatto emotivo.

Le dinamiche tra lei e Audrey rafforzano l’imprevedibilità degli accadimenti, ogni scena viene posizionata in un contesto che può oscillare dal realismo al parodistico fornendo al pubblico un inaspettato ventaglio di possibili What if. Il salto nel vuoto fatto nella realizzazione di un espediente diverso, certifica la solidità di questo progetto che indipendentemente dal registro narrativo mantiene inalterate l’elevata qualità.

American Gods ci dimostra di non essere solamente una serie che basa il proprio successo sull’utilizzo di espedienti  come il mistero e il sovrannaturale ma anche di vedere a 360° le possibilità infinite della cinepresa

 


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