#antropologiadelgdr / Il gioco è bello quando dura molto

Redazione Geek Area

Sono seduto ad un tavolo, ho davanti a me dei fogli precompilati con parole e numeri. Mi guardo intorno e noto che i miei amici, più spigliati del sottoscritto, iniziano a lanciare degli strani dadi di colori sgargianti. “Mirko è il tuo turno, che cosa vuoi fare?”. I presenti guardano nella mia direzione, mi blocco per un momento non sapendo cosa dire, decido goffamente di tirare un dado a caso: il primo 20 non si scorda mai.

Ho iniziato a giocare di ruolo a quattordici anni, quando l’immaginazione di un ragazzino inizia ad essere già formata e definita da una sana dose di fumetti e televisione. Eravamo un gruppo di amici che non aveva molta voglia di leggere le regole, con l’effetto di trovarci in cinque attorno ad un tavolo senza sapere esattamente cosa fare. Fu un’esperienza bellissima perché ognuno improvvisò qualcosa: gesta eroiche che mai avremmo sognato di eseguire nei videogiochi o nella vita reale, perché potevamo interagire per la prima volta con un mondo soggetto solo alle regole dell’immaginazione.

Quell’assaggio di libertà così nuova fece scattare in un timido adolescente mingherlino qualcosa di irrefrenabile. In quegli anni ero patito del calcio, non avevo grande interesse nei libri o nei cartoni animati, giocavo poco ai videogiochi e tolti pochi amici interagivo relativamente poco, quel mondo fanstastico era una novità.  Quel giorno mi affacciai per la prima volta al mondo “geek” nel senso più puro del termine, dato che mi discostai dalla massa per avvicinarmi in maniera intensa a qualcosa di diverso.

Giocare di ruolo è semplice: durante il periodo in cui il gioco è in corso impersoni un altro individuo, calato in un altro mondo con regole ben definite, concordate in precedenza con gli altri giocatori. Il gioco è condotto da uno dei giocatori (Master o Narratore) che rappresenta il fato, l’onnipotente e il mondo in cui i giocatori stessi si muovono, gestendo qualsiasi elemento al di fuori dei altri personaggi giocanti stessi.

In questa rubrica proverò a descrivervi questo mondo fantasmagorico partendo dalla componente  principale che lo caratterizza: la narrazione. Perché (soprattutto per chi gioca in età adulta) il gioco è prima di tutto un motivo per vedere degli amici, passando ore in allegria con i pensieri altrove


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