#antropologiadelleserieTv / The Shannara Chronicles

Daniele D'urso

Dopo il grande successo del Trono di Spade di HBO, divenuto uno dei capi saldi delle serie televisive della nostra generazione, era prevedibile che altri provassero a seguirne le orme.

Dal 15 di Gennaio, Sky Atlantic ha iniziato a trasmettere una nuova serie fantasy che sta elargendo un discreto successo: parlo di The Shannara Chronicles, prodotta da MTV; vero e proprio Game Changer per il canale che mai prima d’ora si era tuffato in un mondo così vasto e difficile come quello del fantasy.

Lo fa con una produzione che si contraddistingue proprio per la vicinanza allo stile del Network creando un prodotto che è una via di mezzo tra Il Signore degli Anelli, un fantasy più classicheggiante per intenderci, e una commedia in salsa Teen, esperimento che avevano già provato con la serie Teen Wolf (aprire ad un mondo sovrannaturale farcendolo di tematiche per teenager).

La serie si basa sui romanzi di Terry Brooks; il primo, pubblicato nel 1977, La Spada di Shannara, e accusato ancora oggi di essere una copia del Signore degli Anelli di Tolkien, non ebbe molto successo, ma con il tempo la qualità delle pubblicazioni di Brooks è aumentata notevolmente staccandosi di dosso questa fastidiosa etichetta di copia rivisitata e diventando una delle serie fantasy più longeve di sempre con ben 25 libri.

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Escludendo da subito il primo libro (a quanto pare non è piaciuto proprio a nessuno) gli autori Alfred Gough e Miles Millar, famosi al grande pubblico per aver sceneggiato Smallville, e il produttore regista e attore Jon Favreau, veterano del settore del sovrannaturale che si cimenta per la prima volta in una serie fantasy, hanno adattato per la televisione il secondo romanzo di Brooks: Le Pietre Magiche di Shannara del 1982 che narra delle avventure di tre ragazzi: Will, interpretato da Austin Butler, un mezz’elfo che vuole diventare un guaritore (figlio di Shea protagonista del primo romanzo), la principessa elfica Amberle (Poppy Drayton) e Eretria (Ivana Baquero) un ragazza nomade che con l’aiuto di un potente druido di nome Allanon (Manu Bennett famoso per aver già partecipato al colossal del settore Lo Hobbit). I tre  dovranno salvare il leggendario albero Eteria, un mistica pianta che protegge i regni delle quattro terre dalle forze del male, guidate dal Dagda Mar, un druido oscuro alla testa di un esercito demoniaco.

La serie si contraddistingue per la rapidità della trama molto incalzante che segue lo scorrere degli eventi senza lasciare nemmeno un istante di pausa allo spettatore e ai rapporti che intercorrono tra i tre protagonisti, al centro di un triangolo amoroso. Ne viene fuori dunque una caratterizzazione piuttosto banale dei personaggi che molto spesso sono alle prese con decisioni piuttosto insensate come fidarsi di persone che conoscono appena o dimenticarsi delle morti dei propri cari.

Troppo ingenui per capire la serietà della loro missione, i protagonisti diventano responsabili di banali capricci alle volte volutamente forzati per dare maggiore risalto al loro carattere  messo in ombra dalla velocità della trama, la stessa che alle volte spinge tutto la serie su azioni poco logiche senza dare spazio a spiegazioni sensate.

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A cercare di salvare la pelle dei giovani ci pensano il druido Allanon e il sovrano degli elfi re Eventine, nonno di Amberle, interpretato da John Rhys-Davies….. e sì, avete capito bene, proprio lui, il grandissimo Gimli del Signore degli Anelli, vera e propria icona incontrastata di questo genere! Fa sorridere la scelta della produzione di dare all’attore passato alla storia nel ruolo del nano più famoso del cinema il ruolo di re degli elfi: molto probabilmente Peter Jackson non se nè ancora capacitato!

La loro esperienza fa mantenere i cardini a questi ragazzi che altrimenti si sarebbero persi dopo mezza puntata. Nonostante appunto questa totale mancanza di complessità nei caratteri dei personaggi e quindi anche di spessore, sembra semplicemente che si dividano in due categorie buoni e cattivi, senza la minima caratterizzazione di luci e ombre, un gioco complesso e psicologico a cui ci ha abituato la televisione moderna. Shannara è un prodotto che piace per via della sua spensieratezza e celerità  soprattutto ai ragazzi che si sentono al centro della trama.

Se la sceneggiatura si può decisamente migliorare, al contrario per la scenografia i produttori non hanno di certo badato a spese: girata in Nuova Zelanda, madre patria delle rappresentazioni fantasy, la serie può contare su paesaggi dalla bellezza unica, tra foreste e insenature che tolgono il fiato.

Altro pezzo forte della produzione è sicuramente l’attenzione che viene utilizzata nel creare trucchi e costumi soprattutto per quanto riguarda le popolazione degli elfi e dei nomadi.

Infine, gli effetti speciali sono ottimi e convincenti con delle creature demoniache che danno la giusta sensazione di mostruosità e paura, e la fantastica idea di far riaffiorare nel paesaggio elementi appartenuti alla nostra epoca come furgoncini o elicotteri ormai arrugginiti e avvolti nella natura è certamente un colpo di genio.

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