#Arrow / 5×17 – Kapiushon

Luigi De Meo

Sei episodi alla fine e questa quinta stagione raggiunge il suo climax. Una puntata densa di emozioni e di grande impatto, con due protagonisti solitari e assoluti.

Oliver è prigioniero di Prometheus e sotto tortura viene costretto a mettere a nudo se stesso e confessare al suo più grande nemico il suo più grande e terribile segreto: chi c’è veramente sotto il cappuccio? L’eroe o l’assassino?

Parliamo dei flashback in un secondo momento, la puntata è un dialogo a due tra Oliver e Prometheus. L’atmosfera claustrofobica, la gabbia in cui è rinchiuso il nostro eroe, e le torture, fanno da cornice in un duello mentale che lascia col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Stephen Amell, che di certo non passerà alla storia come uno dei migliori attori della sua generazione, sigla quella che forse è la sua migliore interpretazione in questa serie, mostrando un Arrow rabbioso e disperato che sbatte contro il muro della furia fredda e amorale del suo nemico (un Josh Segarra anche lui in stato di grazia) intento solo a dimostrare nella sua malata logica che lui e Oliver sono uguali, due assassini che godono della morte degli altri.

Sul fronte orientale, i flashback finalmente accelerano e la storyline ci mostra come Oliver diventi un Capitano della Bratva, aiutando Anatoly a sconfiggere Konstantin KovarDolph Lundgren come sempre si dimostra un cattivo eccezionale e l’impressione che si ha è che l’attore si diverta un mondo nel ruolo del mafioso russo.

Accanto ad una buona sceneggiatura troviamo una buona regia, senza grandi sbavature e un montaggio fluido che riesce a programmare bene l’alternarsi tra presente e passato. Tutti e tre i reparti tecnici fanno un buon lavoro, un miracolo per gli standard CW.


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