#quattrochiacchierecon / Intervista ad Ariel Vittori e Laura Guglielmo, Attaccapanni Press

Flavia Bazzano

Si è conclusa con successo l’ultima campagna crowdfunding di Attaccapanni Press, che porterà alla pubblicazione del secondo volume antologico dell’etichetta. Dopo i risultati positivi ottenuti l’anno scorso con Grimorio, è la volta di Melagrana, opera che raccoglie le interpretazioni di diversi artisti sul tema della sessualità. Insieme alle due fondatrici, Ariel Vittori e Laura Guglielmo, e al nostro Daniel Spanò abbiamo parlato di marketing, scelta delle tematiche e delle prossime pubblicazioni, compresa una piccola novità in programma per il Treviso Comic Book Festival.

Per iniziare vi chiediamo qualche specifica su Melagrana: numero di autori, di opere e novità nell’impaginazione, se ce ne sono.

[Ariel]: Allora, per Melagrana abbiamo diciassette storie e 250 pagine  (232 di storia pura), quindi molto più grande di Grimorio che ne aveva 125 di storia pura. Gli autori sono una ventina, alcune delle storie sono a quattro mani. Sì, sarà la prima volta che pubblicheremo una storia a quattro mani che non sia divisa tra sceneggiatore e disegnatore perché abbiamo Beatrice “Zeo” Bovo che lavora con Eleonora Buni: è bello perché stanno insieme e fanno questa storia insieme, quindi è un vero e proprio “matrimonio creativo”. Poi abbiamo la storia di Trinchero e Lacame di Mammaiuto e che amavamo tantissimo già da Versus. Queste sono le coppie di autori doppi.

Nel carnet ci sono anche autori non italiani, come nel caso di Grimorio?

[Ariel]: No, in questo caso siamo tutti italiani. Ci tenevamo, visto che il nostro bacino d’utenza è principalmente italiano a concentrarci sul nostro Paese. In futuro non escludiamo assolutamente di tornare sull’internazionale, ma già dovendo affrontare la difficoltà di due progetti in un anno abbiamo preferito non aggiungere la difficoltà di raggiungere un’audience estera per il crowdfunding. Nonostante questo abbiamo ottenuto risultati maggiori, probabilmente per la tematica, con l’estero. Quindi abbiamo avuto tanti acquisti di ebook digitali dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, e di questo siamo state molto contente.

Parlando di crowdfunding: alla luce della vostra esperienza, pensate che sia una delle strade più agevoli per la pubblicazione?

[Ridono]: No!

[Laura]: Sì e no. Sì perché è un  buonissimo modo per testare sul campo le proprie idee, le proprie storie, anche la propria organizzazione, nel prepubblicazione: vedere la risposta del pubblico, come si lavora con gli autori. È un ottimo banco di prova, ma è molto faticoso! C’è bisogno di moltissima pianificazione, cosa che non è sempre possibile in breve tempo. Quindi non è una risposta universale, ma può essere un ottimo investimento se si ha un’idea realistica e non troppo esagerata di che cosa si vorrebbe realizzare. Chiaramente fa molta gola potersi far finanziare un progetto con un investimento piccolo da parte dell’autore o dell’etichetta, però non sempre va bene e quando va bene ci sono diversi oneri di cui tener conto. È un’avventura ogni volta! Per fortuna finora a noi è andata bene; per noi è uno strumento molto prezioso perché di partenza non avremmo soldi per fare un investimento come se fossimo un editore, quindi il crowdfunding ci sta aiutando moltissimo a portare fuori le nostre storie. Per ora per noi è stata una scommessa vinta.

[Ariel]: Aggiungerei anche che per noi è un modo per non fare l’investimento iniziale, ma in realtà si fa un investimento iniziale enorme di tempo, quindi non è assolutamente più agevole, soprattutto se si puntano a delle tirature enormi. Noi puntiamo in alto rispetto alla media delle autoproduzioni perché abbiamo molti autori e quindi sappiamo di raggiungere più appassionati, ma chi ha un collettivo più piccolo e può anche avere tirature più modeste ha molto più agio nel fare un investimento di denaro e risparmiarsi tutto il tempo che richede un crowdfunding in termini di organizzazione, marketing, logistica.

[Daniel]: Avete parlato di Marketing. Il Marketing, puro, nudo e crudo, vi influenza nella scelta di temi e autori? Negli ultimi due lavori le vostre tematiche sono state particolari: siete state influenzate dal pensiero di cosa vendere e come venderlo?

[Laura]: In realtà no. Siamo partite, in maniera molto  romantica, pensando a quello che ci piaceva fare, da quello che ci sarebbe interessato vedere sui banchi delle fiere anche da lettori. Il come venderlo è venuto dopo.  Quando pianifichiamo le uscite future cerchiamo di non fare unicamente un discorso di marketing: cerchiamo di scegliere tematiche che siano coerenti con la nostra identità di etichetta e poi pensiamo al modo migliore di vendere. Il marketing ci interessa come strumento, non come motivazione.

[Ariel]: Per quanto riguarda gli autori questo discorso non c’è assolutamente. Nel tema potrebbe essere quasi inconscio, perché se uno cerca qualcosa che gli piace, evidentemente sarà qualcosa che piace anche ad altri. In questo senso uno può fare una scelta di tendenza: quello che piace non è per forza controtendenza. Quello che piace a noi, credo, per via del nostro gusto molto improntato al pop e alla narrativa, sia necessariamente qualcosa che può anche vendere facilmente. Non ci piacciono cose underground, di nicchia, abbiamo questo amore per cose che possono sicuramente piacere e va di pari passo con la voglia di fare qualcosa di bello. Non siamo così in controtendenza, secondo me ci sono ancora tanti editori che fanno le cose perché piacciono loro e non perché tira.

Pensate di affidarvi al crowdfunding anche per progetti  futuri o di intraprendere altre strade?

[Laura]: Non è una  certezza, ma in linea generale ci piacerebbe continuare a utilizzarlo sicuramente per gli antologici, perché, come diceva Ariel, un grosso bacino di autori porta un discreto bacino di lettori. Ognuno porta il suo piccolo seguito, che messo insieme agli altri fa il pubblico sufficiente per sostenerci per lavori del genere.

Ed è anche un tipo di pubblico potenzialmente interessato al sistema delle rewards.

[Laura]: Esatto.  Per gli antologici pensiamo che sia una buona strada, almeno nell’immediato. Se dovessimo decidere di scegliere altre opzioni probabilmente valuteremmo caso per caso, perché siamo ancora troppo piccoli per poter fare dei progetti particolarmente ambiziosi. Vedremo come si evolverà la questione.

[Ariel]: E abbastanza presto, per la pazzia dei due progetti in un anno, faremo un altro crowdfunding che partirà tra fine agosto e inizio settembre.

Qualche anticipazione?

[Laura]: Si intitolerà Ave ed è una raccolta di dieci storie da dieci pagine sul tema dell’incontro, qualsiasi tipo di incontro, da quelli più fantastici a quelli più spaventosi, da quelli pericolosi a quelli gioiosi, interpretati da dodici autori. Secondo me sarà un bel libro, non solo perché sono di parte: sono entusiasta di questo progetto perché è stato quello con la  tematica più  vaga che abbiamo affrontato finora. La stregoneria ha un immaginario più definito, l’erotismo  ha il suo spettro, l’incontro è molto ampio e i nostri autori hanno voluto interpretare in tante maniere, ma con un nocciolo di amore per le storie che ci  ha entusiasmato tantissimo. Ovviamente è una fonte di ansia non indifferente gestire due libri in un anno per noi che  siamo così alle prime armi, però speriamo che esca un prodotto all’altezza dei suoi  predecessori.

[Ariel]: Così come per Melagrana sono io la principale responsabile, per Ave sarà Laura.

[Laura]: Si sente perché ne sto parlando come di un figlio!

[Ariel]: Sveliamo anche un autore! Francesco Guarnaccia  di cui siamo molto orgogliose. [Guarnaccia è il vincitore del Premio Bartoli 2017 ndr]

Passando a Melagrana, la vostra raccolta è stata salutata come un’opera che affronta la sessualità e l’erotismo a 360°.  Questo non è un tema nuovo nella tradizione fumettistica italiana, ne abbiamo esempi più che eccellenti. Come vi ponete all’interno di questo panorama, a fronte di una tradizione tanto illustre?

[Ariel]: Vogliamo sicuramente tenere in mente la tradizione e pensarla come una ricchezza artistica ed estetica, ma vogliamo anche rompere da essa e pensare invece a com’è la sessualità oggi, con molte più sfumature, con un’ottica che può essere molto più sensibile (anche da parte di un autore maschile) e varia. È un discorso difficile da mettere a parole, saranno le storie a parlare di questo in maniera filosofica.

Quindi, dove un maestro del calibro di Manara affronta l’erotismo in un’ottica fortemente sociale (l’erotismo come scandalo in quanto pubblico), per voi invece non si tratta di lanciare un messaggio quanto invece di rimanere sul versante impressionistico?

[Ariel: Più che impressionistico! Non vorrei usare il termine intimista, ma è più la sessualità come indagine della narrazione e dei personaggi. La sessualità diventa un modo per raccontare un rapporto tra due persone, o addirittura uno spaccato di un mondo fantastico, non per fare scandalo. Vogliamo trattare la sessualità in maniera genuina, per quello che è, naturale anche in tutte le sue variazioni considerate anormali, l’asessualità, il poliamore, il crossdressing, la transessualità. Ci piace affrontarle con occhio candido e far sì che siano gli autori a esprimere qualcosa di nuovo che non era stato raccontato dalla tradizione se non in ottica scandalistica.

Alla luce di queste riflessioni sulla sessualità, vi chiederei di spiegare a parole vostre che cos’è per voi l’erotismo.

[Laura]: È difficilissimo, perché non sono in prima persona un fruitore del genere e praticamente è stata Ariel a introdurmi. È la parte d’immaginazione, la parte evocativa che all’interno di un contesto di attrazione è la parte lasciata al lettore. È come l’occhio del lettore interpreta una situazione di attrazione.

Dove magari nella pornografia non c’è molto spazio per l’immaginazione?

[Laura]: Esatto. Non ho assolutamente intenzione di sminuire il ruolo della pornografia nel fumetto perché ha la sua fetta, il suo mercato, però secondo me usa un linguaggio diverso altrettanto valido basato solo su quello che si mostra. L’erotismo sta nella parte che non si mostra, ma non per questo meno intrigante, anzi, secondo me i cervelli dei lettori sono molto attivi in questo senso.

Ariel, vuoi aggiungere qualcosa?

[Ariel]: Sì, mi trovo molto d’accordo con  questa definizione e con questo sentire proprio per quanto riguarda le sensazioni che stimola l’erotismo. Al tempo stesso per me che sono un po’ una nerd della sessualità, l’erotismo è in generale ciò che parla di eros, quindi può essere anche molto più ampio e non esclude necessariamente la pornografia. La pornografia è parte dell’erotismo, della narrazione, del discorso sulla sessualità, essenzialmente. Quindi vedo l’erotismo in maniera estremamente ampia e da molti punti di vista.

Continuando a riflettere su Melagrana, cosa pensate che abbia colpito di più i vostri backers?

[Ariel]: Io credo che li abbia colpito moltissimo il fatto che tanti autori non si sarebbero forse prestati  pubblicamente al genere.

[Laura]: Più che pubblicamente direi di propria iniziativa. Lasciati a se stessi difficilmente avrebbero pubblicato un erotico.

[Ariel]: Sai, appunto, Giulio Macaione ha fatto in passato delle mostre sull’eros, ma non credo che proporrebbe a Bao come nuovo lavoro un libro erotico, mentre invece con noi ha avuto l’occasione di fare una storia sul tema per un pubblico un po’ più grande rispetto a quello che lo seguiva agli inizi. O anche Giopota si è occupato di cose inerenti alla sessualità per Renbooks ai suoi inizi; magari ha potuto raggiungere più persone. E penso che sia questo che abbia colpito di più le persone: vedere il proprio autore preferito cimentarsi con un genere un po’ diverso.

[Daniel]: Una domanda scomoda: sappiamo che Grimorio è andato benissimo; vi è mai passato per la testa che forse alcuni degli autori che hanno accettato di lavorare per Melagrana, o che si sono proposti, lo abbiano fatto per cavalcare il successo di Grimorio?

[Laura]: Unicamente no, perché molti degli autori coinvolti, se non tutti, li conoscevamo già, conoscevamo il loro lavoro ed eravamo già in contatto per vie traverse. Il successo di Grimorio può essere stato non l’unico motivatore, ma magari una forma di sicurezza per l’autore già celebre. Grimorio ci ha dato quel 10% in più di credibilità che ci ha permesso di coinvolgere Gloria Pizzilli e Matteo De Longis, quindi è stato ammortizzatore perché era un buon precedente. Anche dei nuovi autori, come  Ilaria Urbinati, non penso che ci avrebbero detto di no a prescindere, però con Grimorio alle spalle sicuramente abbiamo un peso diverso.

[Ariel]: Credo che ci debba sempre essere dietro la motivazione di partecipare, perché altrimenti te ne accorgi che nel pitch che ti fa l’autore non c’è passione, quindi necessariamente per partecipare devi avere anche altre spinte creative. Non mi disturberebbe se la motivazione fosse parzialmente il successo di Grimorio, sarei quasi lusingata.

Al momento avete presentato due raccolte, più una terza di cui ci avete rivelato qualche dettaglio. A quando un lavoro unitario?

[Ridono]: È questa la domanda scomoda!

[Laura]: Mettiamola così: abbiamo sicuramente la volontà di coinvolgere almeno due autori in particolare con cui abbiamo già lavorato per un progetto personale. Non abbiamo idea di quando possa succedere perché non abbiamo alle spalle una statistica di vendite abbastanza positiva da permetterci di dire: “Ok, questo è un investimento che possiamo fare”. Quando avremo un po’ più di sicurezza a livello economico per permetterci di abbandonare la formula antologica ci lanceremo su quel settore, però adesso è ancora molto presto. Con un solo libro pubblicato alle spalle non ce la sentiamo di fare scommesse troppo grandi.

[Ariel]: Per ora ci limitiamo all'”Attaccapanni presenta” con le produzioni di Laura per Crescent che è una bellissima miniserie fantasy. Al momento ci sono i primi due numeri, il terzo in uscita a Treviso e presenteremo a Lucca anche una racconta fantasy di Mirko Failoni.

[Laura]: Sarà una sorta di compendio illustrato su un mondo popolato da animali antropomorfi, ma in un modo più vicino a Redwall di Brian Jacques piuttosto che alla Disney. Quest’altra modalità mi piace perché ci permette di sostenere autori individuali senza il mega investimento proprio per produrgli il libro. È una forma di sostegno e di piccolissima distribuzione, ma che  per il momento purtroppo è molto limitata.


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