#Autoridelsecolo / All’ombra del Sole Nero con Zenith di Grant Morrison

Lorenzo Cardellini

Il mondo del fumetto ha visto grandissimi cambiamenti negli anni. L’evoluzione e la continua diversificazione, nonché espansione, di questo mondo sono stati i punti fondamentali su cui si è basata la sempre maggiore crescita della nona arte. Ci sono state delle personalità che hanno irrimediabilmente segnato il media fumettistico, cambiandolo profondamente, dando il via a nuovi modi di vedere il media stesso, portandogli prestigio e fama, con opere che hanno fatto cominciare a vedere i fumetti come una vera e propria forma di narrativa, nonché vero e proprio genere letterario.

Questa serie di articoli, di cui quello che state leggendo funge da apripista, punta ad analizzare proprio quegli autori che hanno cambiato il mondo del fumetto in modo radicale e, se vogliamo, anche sovversivo, cercando tuttavia di porre sotto la lente d’ingrandimento opere passate più in “sordina” o che, comunque, vengono meno trattate rispetto a titoli più conosciuti.

Ci sembrava quantomai giusto iniziare tale serie tematica e monografica prendendo in analisi l’autore che maggiormente, nel nuovo millennio, ha saputo scuotere le fondamenta stesse di questa “letteratura disegnata” trascinandola in una nuova, folle, visione, riuscendo a dare un nuovo senso allo stesso termine di decostruzione supereroistica, e fumettistica in generale, oltre che rifondare il senso pratico di metafumetto. Stiamo ovviamente parlando dello scozzese Grant Morrison.

Parleremo di quella che è stata la prima vera opera dell’autore, ovvero quella perla, a tratti grezza e ingiustamente caduta nel dimenticatoio, che è Zenith. Siamo ai veri esordi dell’autore, in quelli che si riveleranno essere come gli anni più fondamentali per il definitivo cambiamento del media fumettisco, nel 1985 Alan Moore aveva cominciato a creare una nuova interpretazione della figura supereroistica riesumando Marvelman, dando vita ad un prodotto dalla qualità semplicemente eccelsa che mostrava implicazioni filo-morali poi definitivamente ampliate in quell’opera decostruzionistache è Watchmen. Nel 1986Watchmen aveva fatto la sua venuta e modificato completamente la visione mondiale del fumetto, insieme un’opera tanto diversa quanto altrettanto importante, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller.

In questo clima Morrison cominciò a lavorare su Future Shocks, serie interna a 2000 AD, facendosi notare con storie sempre più interessanti, fino a proporre la propria idea per un nuovo personaggio dalle tinte completamente differenti: Zenith, per l’appunto. Se è vero che Morrison parte da una base teoricamente simile a quella di Moore, andando a porre come elemento basilare dell’opera l’impatto della figura superumana sul mondo, è altrettanto comprensibile come si distacchi completamente dalla visione dell’autore britannico, proponendone l’esatto opposto. L’altro lato di una medaglia lanciata e piantatasi nel cuore stesso della cultura fumettistica mondiale.

Laddove Moore propone una visione, con tutte le implicazioni che ne conseguono, dell’impatto che il superumano ha sulla natura delle cose, nella sua massima espressione con la complessità di una figura come il Dottor Manhattan, Morrison ovvia per uno spirito ed un analisi decisamente diversa, proponendo un protagonista atipico, scanzonato e privo di qualsivoglia spessore morale. Proprio in questo si troviamo la forza di un lavoro come Zenith: il protagonista, che con la crescita stessa dell’autore si va man mano eclissando, rappresenta tutto il rigetto per quelle figure così sfaccettate ed estremamente complesse che si vanno sempre più imponendo.

Zenith è poco più (o poco meno a seconda della considerazione data) di una popstar costretto a reinventarsi di ciclo in ciclo perché nemmeno troppo originale ed eccelso in quello che dovrebbe essere il suo campo, la musica. Si tratta di un adolescente apatico e scanzonato che si ritrova ad essere coinvolto in qualcosa che non lo interessa minimamente ma da cui non si può sottrarre. Ciò non significa che debba affrontare tali eventi in modo differente, o che questi porteranno una qualche maturazione in esso; man mano che si procede nell’opera Zenith continuerà ad essere dissacrante, cinico, pungente, odioso e fuori luogo anche nelle più macabre delle situazioni, riuscendo ad accattivare il pubblico con la propria “vena tragicomica“.

Il lettore sa bene che non dovrebbe sogghignare per gli atteggiamenti che il giovane superumano ha nei confronti del mondo, è consapevole che se non ci fossero altre figure ed il futuro del mondo dipendesse dalle sue azioni sarebbe innegabilmente condannato all’oblio, ma, come quando ci si imbatte in una carcassa spappolata, la voglia irrefrenabile di guardare riesce a battere anche il più classico ribrezzo. In contrapposizione alla figura più punk, e semplice, che si possa volere (fondamentalmente Zenith non rende conto a nessuno e finisce per vivere la propria vita nel modo che reputa più consono, tra sbornie e rave, in un classico loop hollywoodiano) Morrison imbastisce una trama complessa che mischia politica, esoterismo e trame orrorifiche di chiara matrice lovecraftiana, quasi a sottolineare questa netta contrapposizione tra il completo disinteresse per tutte queste situazioni da parte del protagonista e il bisogno che il mondo si ritrova ad avere di un “inetto” come simile.

Ci ritroviamo, quindi, a fare la conoscenza dei Llogoir, gli esseri dai molti angoli, entità talmente tanto grandi (in senso sia letterale che metaforico) ed orripilanti da disturbare tangibilmente il lettore, il cui scopo ultimo è abolire la causalità universale ed il libero arbitrio che ne risulta, incasellando la multiversialità dell’esistenza in un omniedro rigorosamente schematico. La narrazione utilizzata dall’autore britannico delinea immediatamente la genialità di quello che finirà per divenire uno degli storytelling più famosi e meglio strutturati che il mondo del fumetto abbia mai conosciuto. Immediatamente identificabili, anche se in maniera ancora acerba, sono tutti quei dettagli che fanno della narrazione morrisiana una delle più complesse ma allo stesso tempo complete dell’intero panorama. Tutto è minuziosamente studiato e calcolato, nulla di quello che viene mostrato è casuale o inserito come mero riempitivo, ogni cosa, prima o dopo, tornerà a far capo, iscrivendosi nel più ampio disegno dell’autore. È in questo modo che Morrison riesce a creare una distinta narrazione racchiudendola nella storia generale: le prime due fasi hanno un filone che si va ad iscrivere in due macrocategorie generate man mano, le quali si chiudono rispettivamente nella terza e nella quarta. Tutto, con Morrison, torna.

Ogni fase è assimilabile a se stante, ma allo stesso tempo ha bisogno della restante struttura per essere capita, oltre che semplicemente immagazzinata. In questo modo ci ritroviamo a fare i conti con i molteplici attacchi dei Llogoir che cercheremo di spiegare nel modo più coinciso e chiaro possibile. Tali entità, di cui hai già illustrato le intenzioni precedentemente, per conquistare la Terra hanno bisogno di involucri, utilizzati per trasferire la propria entità, fatto non semplice visto che la forma umana si mostra non in grado di sopportare tale “intrusione”. È per questo che, durante la seconda guerra mondiale, dal culto del Sole Nero, strettamente collegato ai Nazisti, viene creato il primo superumano della storia, Masterman. La nascita di questo essere porterà la Germania vicinissima alla vittoria, impedita con la distruzione di Masterman e Maximan (controparte superumana creata dagli inglesi) con la bomba atomica.

Sul finire degli anni ottanta la minaccia degli esseri dai molti angoli, mai compresa, né tanto meno combattuta adeguatamente, torna a mostrarsi nella maniera più palese, grazie ad Iok Sotot, uno dei Llogoir tornato ad avere un involucro umano. Tutto ciò ci porterà di conseguenza a fare la conoscenza di Zenith, figlio di due dei membri dell’ormai estinta comunità superumana, passata al secolo come Cloud 9, ed unico superstite di una “razza” ormai perduta. Ciò lo porterà a scontrarsi, nonostante la sua riluttanza, con la nuova incarnazione di Masterman, fianco a fianco a dei supermani ormai creduti senza poteri, come Ruby Fox e Peter St. John che si rivelerà, in ogni caso, vero risolutore delle situazioni. Tutto ciò porterà direttamente, passando per una seconda fase sicuramente più lenta ma ben utilizzata per gettare le basi necessarie alla giusta pianificazione ed espansione delle storia, a quello che vedremo nella terza fase, ovvero il primo approccio di Morrison con il concetto di multiverso.

La trama, sempre più cervellotica e imprescrutabile ci farà scoprire che non tutti i superumani sembrano essere scomparsi come si credeva e che stanno anzi monitorando il multiverso per unirsi in vista di una guerra imminente. Il picco massimo, come sarà Il Vangelo del Coyote su Animal Man, viene raggiunto da questa fantomatica terza fase, dove, come dicevamo Morrison si addentra nell’essenza stessa del multiverso, regalando un ritmo sincopante alla storia, nevrotico come il Maximan di Alternativa 33. In tutta questa parte ci viene mostrata, forse in maniera ancora più ampia, nonostante l’episodio corale, la psicologia di questo mondo. Gran parte degli “eroi” (che Morrison, come Moore, ripesca da diverse case editrici ormai defunte) sono esseri gretti, senza spina dorsale, che ben poco hanno da spartire con quello che dovrebbero rappresentare nell’immaginario comune. Non hanno mezze misure, o sono molto più umani di quanto vogliano dare a vedere o, semplicemente, non lo sono affatto. In questa avventura, ritmata in maniera quasi nevrotica, che ci porta su due diverse realtà del multiverso incontriamo un’infinità di personaggi differenti, di cui non ricordiamo il nome ma che ci segnano con frasi, gesti ed azioni.

A livello di pura e semplice struttura Zenith si mostra come una continua evoluzione. Si tratta di una vera e propria palestra per la mente di Morrison, qui l’autore può sperimentare in corsa, modificare caratterizzazioni e piani di passo in passo grazie alla ridotta lunghezza dei singoli capitoli, i quali permettono di procedere spediti ed avere comunque un grande controllo su tutte le possibilità esplorative della storia. Man mano che l’opera procede lo stile adoperato dall’autore cambia, e con lui il tono dato alla narrazione, laddove trovavamo l’apatia ed il disinteressamento di Zenith andiamo scoprendo il pessimismo e il terrore di interi mondi che cadono e di tanti altri che rischiano di compiere lo stesso percorso. Allo stesso modo il focus si va spostando e la figura di Zenith, seppur sempre importante, tende più verso il margine, lasciando più spazio agli eventi ed allo svelamento dei piani nelle fasi finali dell’opera.

Con la fine di questo volume assistiamo ad una maturazione artistica da parte dell’autore semplicemente gigantesca, lo scozzese appare pienamente pronto per compiere il salto oltreoceano e rivoluzionare completamente la concezione stessa di fumetto al tramonto del ventunesimo secolo. Morrison ci parla di personaggi sconfitti e vittorie mozzate, di dolore usato come divertimento, ed entità maligne oltre ogni umana concezione. Ci propone orripilanti visioni multiversali di morte, inganno ed intrigo, in quella che dovrebbe essere una serie che porta il nome di chi viene definito come “supermoccioso“.

È quasi ironico vedere come in Zenith non si trovino altro che vinti. Schiere e schiere di uomini, superuomini, esseri superiori, vinti da qualcun’altro o, addirittura, da se stessi. Il Dr.Payne reale creatore della nuova razza su tutti, costretto alla condanna di una vita-morte peggiore di qualsiasi altra tortura immaginabile. L’unico che forse sembra elevarsi rispetto all’inenarrabile serie di vinti è Peter St.John, unico “eroe” di queste storie che però, da come ci viene lasciato intendere, potrebbe finire per non far altro che creare una nuova fase con egli stesso come antagonista, facendo risultare vinta l’umanità stessa. Questo pone sotto la luce un altro grande punto analizzato, ovvero il rischio (con un parallelo dei tempi che corrono) di non poter riporre le proprie sicurezze in nessuno, in quanto tutti sembrano propensi a megalomania e voltafaccia che portano ad un generale clima di sfiducia ed insicurezza, con insidie nascoste dietro ogni volto.

Attraverso tale lavoro, delineando una propria visione delle cose in maniera netta nel quarto capitolo, Grant Morrison scolpisce il ritratto di un Inghilterra ed un mondo ancorati a cicli continui di elementi ripetuti, dove vecchio e nuovo perdono di significato, mescolandosi in rivisitazioni sempre più parossistiche. Quello che ieri era apprezzato oggi è spazzatura e domani sarà oro, in un continuo circolo di decomposizione ricostruttiva. Morrison si diverte a sovvertire gli status e a giocare con gli eventi, soverchiando quanto precedentemente mostrato nel giro di qualche pagina. Inserisce in questo lavoro tutte le possibili contaminazione che lo accompagnano, passando per William Blake, Francis Scott Fitzgerald, la cultura rock, punk, pop e la politica con Margaret Thatcher e Tony Blair, creando uno specchio dei propri anni. C’è, tuttavia, da dire che non si classifica ancora come un’opera perfetta, presenta le incertezze classiche di un primo concreto lavoro, come piccoli passaggi poco chiari o la leggera prevedibilità di alcuni momenti, ma va presa e considerata per ciò che è, ovvero un lavoro immenso che mostra una fantasia e dei processi cognitivi unici. Innova sotto ogni aspetto e sbalordisce come mai ci si sarebbe potuti aspettare.

Con le sole due fasi finali (tre e quattro) Morrison getterà le basi per quello che il fumetto in generale avrà modo di vedere e vede tutt’oggi. Se abbiamo un certo tipo di narrazione, di storytelling, sia da parte di Morrison che nel nuovo corso del fumetto, è grazie ad opere di partenza come Zenith, che proprio per questo va considerato imprescindibile nella sua interezza.

A fare scuola e a compiere un altro percorso di crescita è l’altra parte fondamentale nella realizzazione di Zenith, Steve Yeowell che, in maniera forse anche più evidente rispetto allo stesso Morrison, compie una excursus crescente e a tratti sbalorditivo. Inizialmente lo stile di Yeowell è molto classico nelle linee e, sinceramente, anche abbastanza difficile da digerire. Il tratto utilizzato è stantio, senza quella stessa potenza a cui si dovrebbe pensare quando si parla di classicità. Visi poco convincenti e contratti in espressioni non eccelse risultavano alle lunghe deludenti sopratutto nella prima fase. Abbandonati i tentativi che volevano cercare qualche rimando a Brendan McCarthy (primo disegnatore scelto per la serie), Yeowell diventerà sempre più personale, creando un proprio tratto basato sulla massiccia carica dei neri e sulla violenta potenza delle zaffate di inchiostro.

Il culmine viene raggiunto nel terzo volume, dove possiamo ammirare uno stile semplicemente unico, estremizzato e completo frutto della sintesi più assoluta, dove lo stesso disegnatore, tanto preso dalla nuova impostazione, finirà spesso per bruciare il bilanciamento, rendendo, in qualche punto, difficile interpretare la tavola. Ciononostante si tratta di un qualcosa che può essere tranquillamente compreso, fatto necessario per una finale maturazione artistica. Summa di quanto visto è il quarto volume, dove troviamo i colori ed un tratto completamente opposto rispetto a quello del primo.

Zenith è un’opera troppo spesso dimenticata e recentemente riproposta nella sua interezza in quattro stupendi e prestigiosi volumi dalla Panini Comics. Non si tratta sicuramente di un lavoro semplice, si ha a che fare con una visione particolare della vita stessa, rappresentata come una sequela di cicli ed eventi negativi da cui non si ha effettivo scampo. Non esiste lieto fine, al massimo possiamo auspicare ad una tregua e nulla più. Morrison inserisce quindi lo spirito irriverente, ironico e critico di chi vuole comunque compiere un nuovo passo creando qualcosa di completamente nuovo ed inaspettato.

E Grant, come abbiamo ben imparato successivamente, lo fa dannatamente bene.

Si tratta di un lavoro imprescindibile per comprendere appieno l’autore scozzese nella sua completezza, indispensabile per ammirare la sua crescita ed i suoi cambiamenti, sia a livello di narrazione, approccio e soluzioni. Il tutto sperando di non dover sollevare mai lo sguardo dopo la lettura per accorgersi dell’arrivo di questo Sole Nero venuto spazzare via la pioggia e tutti noi, insignificanti granelli di polvere.

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