#BAOPublishing / Fight Club 2 – Recensione

Daniel Spanò

E poi è successo qualcosa, mi lasciai andare perduto nell’oblio… oscuro, silenzioso, completo. Trovai la libertà, perdere ogni speranza era la libertà.

Fight Club, 1999

Vent’anni dopo l’uscita della sua opera prima, Chuck Palahniuk sorprende tutti affidando il sequel di “Fight Club” alla nona arte.

Sono passati Dieci anni dal Progetto Caos, dieci anni in cui Sebastian ha artificialmente represso il suo alter ego mitomane mediante l’utilizzo di psicofarmaci.

Sebastian è il protagonista, Sebastian è divenuto la rappresentazione della vita insoddisfacente, della routine, un archetipo dell’uomo che è diventato una parte di quella società che ha sempre disprezzato.

Del primo Fight Club ha sicuramente colpito il messaggio, messaggio che è diventato quasi un manifesto generazionale, un po’ quello che la musica Punk è stato negli anni ’70. Questo seguito invece è sicuramente più analitico e mette in evidenza una ovvia maturazione dell’autore, che ha sentito la necessità, vent’anni dopo, di raccontare le origini di uno dei personaggi più controversi del panorama letterario degli anni 90.

La Storia si svolge su tre piani narrativi paralleli tra loro che non sono altro che i punti di vista dei tre protagonisti, che, volendo azzardare una citazione a Christmas Carol,  si trasformano nei fantasmi di loro stessi.

Il Rimpianto del passato, rappresentato figurativamente da Marla che prova a ripercorrere dall’inizio la strada che l’ha portata a sposare Sebastian.

L’accettazione del Presente, con Sebastian che suo malgrado ha dovuto accettare il suo nuovo status: Una Moglie, un Figlio ed un lavoro noioso. Passato e Futuro per lui, almeno all’apparenza non hanno importanza

L’ambizione del Futuro. Perché Tyler non è morto e trama nell’ombra.

I veri punti di forza di questo fumetto sono lo stile di Palahniuk, che è magistralmente riuscito anche nelle parti di Metafumetto in cui l’autore si cita e si prende in giro con una naturalezza disarmante, prendendosi gioco del lettore in più occasioni sfociando in una banalità che raccontata nel suo stile smette di essere banalità e diventa irriverenza, e la potenza della voce fuori campo usata nelle didascalie, espediente che riporta la mente alla trasposizione cinematografica.

Al contrario invece i disegni di Cameron Stewart, si distaccano fortemente della pellicola, rendendo la lettura di una trama come questa sicuramente più facile e giustificando quindi la scelta di utilizzare il Fumetto come mezzo narrativo.

Esperimento riuscito per Palahniuk che, pur avendo tentato un azzardo con questo Fight Club 2, non è sfociato nel fan service spicciolo, ma ha aggiunto dei tasselli che pur non essendo necessari, hanno aumentato la profondità dei personaggi.

Edito da BAO Publishing, Fight Club 2 sarà disponibile da domani 6 Ottobre in tutte le Fumetterie e Librerie, con una versione variant dedicata al circuito La Feltrinelli


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