#BaoPublishing / Giacomo Bevilacqua racconta Il Suono Del Mondo A Memoria

Redazione Geek Area

In occasione dell’edizione di quest’anno Fumetterni, ho avuto il piacere di scambiare qualche parola con Giacomo Bevilacqua, ospite della fiera. Abbiamo parlato della sua vita a New York e, soprattutto, del suo nuovo lavoro edito da Bao Publishing: Il Suono Del Mondo A Memoria (che ho recensito qui). Questa la nostra chiacchierata, realizzata prima della lettura del libro, quindi senza spoiler:

In Il Suono Del Mondo A Memoria parli di New York, dopo averci vissuto per un po’ di tempo, vivendo la città come turista e come abitante. Domanda spontanea: la rappresentazione di New York dal punto di vista architettonico e visivo, una città che tutti i registi del mondo e i disegnatori hanno identificato come molto difficile da rappresentare al meglio, che esperienza è stata per te?

Questo fumetto è nato dalla frustrazione derivata del fatto che, quando sono tornato a vivere in iItala, non riuscivo a rendere come avrei voluto la città che avevo visto. Nel momento in cui stavo realizzando Ansia, la mia migliore amica per Panini, durante la notte o in generale durante i ritagli di tempo ho ricominciato a studiare il colore e una serie di cose a esso legate, documentandomi sui libri di Betty Edwards, per cercare di far fronte a questa frustrazione. Fondamentalmente, quello che provo adesso quando guardo la New York che ho rappresentato, è soddisfazione. Personalmente non mi capita spesso, ma stavolta sono soddisfatto del modo in cui ho reso la luce della città, e questa secondo me è la cosa più importante in assoluto, dato che non riuscivo a replicarla perché talmente tanto particolare e tipica. Diverse serie tv e film non ci sono riuscite, perché spesso sulla città è stato applicato un filtro un po’ cupo e freddo, mentre la luce di New York è talmente particolare che o la vedi e riesci a replicarla o è impossibile restituirla. A mio parere, penso di esserci riuscito, forse per altri non è così. Poi magari tra dieci giorni rileggo il volume e dico “ma che è sta cosa, ho sbagliato tutto!” [ride] ma ora non è così.

Vieni da una città, Roma, che spesso è stata difficile da rappresentare, seppur per motivi diversi rispetto New York. Com’è stato vivere una città diversa, ugualmente enorme?

Roma l’ho rappresentata in Metamorphosis, e rimane la città più bella del mondo a mio parere. L’ho rappresentate entrambi con un tipo di approccio totalmente differente, perché si tratta di due città totalmente differenti che esigono un trattamento diverso per ognuna. Per Metamorphosis ho impiegato poco meno di un anno per portarlo a termine, mentre per Il Suono Del Mondo A Memoria (molte meno pagine) ne ho impiegati due e mezzo, ennesima prova che l’approccio è stato totalmente differente. Le ho vissute e le vivo tutt’ora in modo diverso e quindi è naturale per me rappresentarle diversamente.

Cura dei dettagli: ci sono dettagli della tua vita oltreoceano che hai inserito all’interno del volume a cui sei particolarmente affezionato? 

Questo libro va letto due volte. Come per Il Sesto Senso che lo vedi una volta e sai già come finisce, anche qui quando scopri la rivelazione finale (come per Ansia, la mia migliore amica) capisci una serie di dettagli sono inserito in quel modo perché non potevano essere realizzati altrimenti. Ci sono una serie di indizi all’interno che spiegano, durante la rilettura, il motivo per cui ho scelto di rappresentarli in quel modo. Più che dettagli della città, sono dettagli sul modo in cui il protagonista vive la città.

I rapporti interpersonali tuoi e quelli del protagonista, un parallelo.

Non è un libro autobiografico. Questo libro racconta una storia, la mia visione è diversa da quella del protagonista. Il modo in cui il personaggio vive New York è totalmente diverso dal mio modo di viverla. Ho vissuto lì perché la mia compagna in quel periodo si trasferì per lavoro, abbiamo stretto un forte legame con le persone del luogo (ad esempio, una coppia di nostri migliori amici, che vivono lì tutt’ora, fanno parte di una comunità che, per alcuni aspetti, è più forte di quella che viviamo in Italia). I legami che stringi lì sono più forti di alcuni che puoi stringere a Roma, e lo dico avendo legami con persone che conosco dalle elementari (e sai quanto è difficile una cosa simile a Roma). Lì hai legami diversi, con persone diverse, e scopri gente che magari hai incrociato mille volte nella vita e per puro caso ha modo di approfondirne la conoscenza a New York, con cui diventi amico quasi fraterno. Le nostre vacanze annuali, per farti capire, che siano in Italia o in giro per il mondo, sono con i nostri amici conosciuti lì.  È una città che ti porta a creare legami molto forti con la gente. Il protagonista fa una sfida: non parlare in assoluto con nessuno.(cosa molto molto difficile), e questo la dice lunga sulla differenza di esperienza, sapendo ciò che ti ho appena raccontato.

Sfogliando il libro ho notato una vignetta in cui il protagonista osserva un’opera d’arte, con uno sguardo assimilabile alla Sindrome di Stendhal. Un museo, un’opera d’arte, o comunque uno spazio simile, tutti universalmente riconosciuti come “bello”, com’è rappresentare cose simili all’interno del tuo lavoro? 

Quella che stava osservando è la Joan of Arc di Bastien-Lepage, che secondo me è il quadro più bello di tutto il Metropolitan Museum. Andavo spesso lì a rivederlo, e ha un ruolo fondamentale all’interno della storia. L’ho totalmente ridisegnato da zero, una cosa tra le più difficili che abbia mai fatto nella mia vita. New York ti fornisce un sacco di stimoli, ma devi andare a cercarteli. Ho conosciuto gente (che alla fine non ho frequentato, per ovvi motivi) che viveva lì da due/tre anni, che non aveva idea di dove fossero determinati posti, perché non vivevano la città (e parte di loro sono americani, che hanno una mentalità talmente settoriale su alcune cose  da pensare “io faccio il mio da ora a ora e il resto mi interessa poco”). In questo libro ho cercato di inserire cose che spaziassero nella maniera più assoluta, che mandassero la mente del lettore da una parte all’altra. Ho disegnato una vignetta con Jena Plissken, Raffaello delle Tartarughe Ninja, Spiderman e il mostro di Ghostbuster, insieme ad altri personaggi. Un condensato di America in una sola vignetta, la mia visione della città.

Ponendo caso che un tuo lettore vada a NY dopo aver letto questo volume, cosa ti sentiresti di dirgli, oltre ciò che hai già raccontato nel libro, dal punto di vista del vivere la città?

Mangia l’hamburger da Corner Bistrot, poi prendi il dolce da Magnola Bakery (che è lì vicino). Vai all’East Village (il posto, a mio parere, più bello di New York, anche se non viene visitato da nessuno) dove avevamo casa noi e dove ha casa il protagonista (quello in copertina è uno dei palazzi della zona). Leggete il libro e vedete se andando lì ritrovate le stesse cose di cui vi ho parlato. Se non sei mai stato lì, leggi il libro e poi decidi di andarci, potresti effettivamente ritrovare delle cose.

La riproduzione architettonica degli edifici: sei rimasto il più fedele possibile alla realtà o ti sei preso delle libertà? 

Sono rimasto fedelissimo alla realtà. New York è una città che cambia rapidamente e radicalmente nel ciclo di pochi anni (il libro inizia proprio parlando di questo aspetto, in cui si parla di una topaia trasformabile in un appartamento di lusso da seimila dollari al mese). L’appartamento in cui lui vive, è l’appartamento in cui vivevo con la mia compagna, realmente con la doccia in cucina [ride]. [Continua a sfogliare il volume] Questo è Tarallucci e Vino, riprodotto fedelmente in ogni piccolo dettagli, locale in cui facevamo colazione quasi tutte le mattine. Questo modo di rappresentare è la cosa che mi ha preso più tempo in assoluto. Speriamo vi piaccia! Conta che quando l’ho scritto era un libro di novantotto pagine, poi diventarono centoventi e infine centonovanta. L’ho finito e dichiarato completo solo quando l’ho effettivamente chiuso, non prima. Quando lo annunciai a suo tempo, circa un anno fa, era ancora nella sua prima forma.

Ringrazio Giacomo Bevilacqua per la disponibilità e la completezza delle risposte, è stato un vero piacere parlare con lui. Ricodo che Il Suono Del Mondo A Memoria, edito da Bao Publishing è disponibile qui.


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