#BaoPublishing / Gus di Christophe Blain – Recensione

Mirko Tommasino

Il genere western è forse quello che più si presta alla visione per archetipi e stereotipi, o almeno questo è ciò che ci ha insegnato il cinema di genere. Personaggi granitici, capaci di sconfiggere il nemico prima con lo sguardo e poi con le pallottole, con l’intera storia costruita attorno ad essi per enfatizzare la loro unicità rispetto agli altri abitanti del west. Il fumetto non si esime da questi stereotipi, basti pensare agli adattamenti a fumetti dei film western degli anni ’40 o all’italianissimo Tex, in cui il west ci viene rappresentato con una solidità immutabile, con i buoni e i cattivi ben distinti tra loro, che si danno la caccia in atmosfere sempre riconoscibili a prima vista.

Gus di Christophe Blain (edito in italia da Bao Publishing) va a posizionarsi in un filone diverso, molto più evocativo per immagini e tematiche, quello delle Bande Dessinée francesi. Blain lascia il solido porto dello stereotipo, muovendosi in mare aperto verso il comico (anche un po’ volgare, ma sempre credibile) andando a riprendere quel solco scavato diversi decenni fa da Lucky Luke, ma con un approccio grafico molto diverso e con contenuti volti alla profondità delle emozioni più che all’allegoria della realtà storica. Il primo aspetto che colpisce, tipico del disegno franco-belga, è sicuramente l’attenzione dedicata alla rappresentazione dei paesaggi. Dalle prime tavole (suddivise secondo tradizione del formato in quattro strisce) è subito chiaro che il contesto in cui è ambientata la storia sia a sua volta un attore che la compone. Distese immense di colori uniformi intervallati da ombre forti, che delineano ambienti cotti da un sole caldo (in esterno) o oscuri e immersi nel fumo (in interno), in cui si muovono personaggi caratterizzati da poche, efficaci, linee e toni. Sarebbe facile collocare Gus tra i fumetti d’autore: il genere e il formato parlano chiaro. Però, quello che colpisce immediatamente leggendo i dialoghi e conoscendo i personaggi, è la facilità con cui si entra in contatto con questi individui tormentati, così vicini a noi per bisogni ed abitudini. L’autore ci racconta la storia di tre banditi: Gus, Clem e Gratt, utilizzando i tre personaggi principali per affrontare i temi più vari della vita di ognuno.

Il primo volume, Nathalie, fa conoscere a Gus la tempesta d’amore, tormentando il poverino con vicende tragicomiche, legate all’inseguimento della sua chimera amorosa di nome Nathalie. I dialoghi tra i personaggi sono ricchi di risvolti psicologici, descrivendo la loro fragile natura umana con una completezza ed una semplicità disarmante, senza mai appesantire eccessivamente il tono (che comunque resta sempre comico). Il criminale, l’uomo rude del west, si scompone pezzo dopo pezzo, lasciando in evidenza l’animo insicuro e fallace di chi muove i propri passi nel terreno ostile dei sentimenti. Cosa può andar storto? Tante cose, a dire il vero. Al di là dei fraintendimenti base nel rapporto uomo/donna, Gus deve conciliare le sue sbandate con la vita da bandito, sottoposto a continue tentazioni dalla città che ospita la sua banda, El Dorado, ricca di contraddizioni e tentazioni. Tra donne da conquistare e donne da evitare, il primo volume di Gus – Nathalie, scorre tra azione e romanzo, coinvolgendo (e convincendo) il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Il secondo volume, Bel Bandito, sposta l’obiettivo su Clem, visivamente molto diverso da Gus, ma con lo stesso cuore in palpitazione sotto gli abiti da bandito con il cuore di pietra. Isabella è l’oggetto del desiderio, bellezza messicana con gli occhi che hanno il colore del cielo. Clem attende il suo treno, restituendo al lettore il senso di mille attese con poche immagini. Le cose, però, non sono così facili: il bandito ha il cuore diviso, perché è atteso da sua moglie Ava e da sua figlia, Jamie. Bel Bandito esplicita inoltre le differenze di approccio alla materia amorosa tra Gus e Clem: il primo si affida al sotterfugio, mentre il secondo ha il cuore in tempesta. L’amore, inoltre, dipinge davanti agli occhi degli uomini il loro futuro in modo inequivocabile: se da un lato c’è la serenità della routine della vita familiare, dall’altro c’è la tentazione della vita da bandito, fatta di sotterfugi, espedienti e tanta passione inaspettata. Nel racconto di Blain, questi aspetti assumono una dimensione surreale, alternandosi freneticamente tra loro con un unico scopo: scavare a fondo nella psicologia dei protagonisti, per renderli (nuovamente) ancora più umani e simili a noi.

Nel terzo volume, Ernest, facciamo un salto nel passato di Gus. Prima di conoscere Clem e Gratt, il Nostro si guadagnava da vivere lavorando come guardia del corpo di un bandito di poco conto, gestore di un saloon con le prostitute più belle della regione. Cambiano i tempi ma non cambiano i tormenti. Resta in sottofondo il tema amoroso, ma con un’accezione nuova, legata maggiormente alla componente fisica e passionale: andare in bianco. A quanto pare i rapporti con l’altro sesso sono sempre stati tormentati per Gus, riuscendo a non concludere nulla anche quando ha creduto di andare a colpo sicuro. Nonostante andare dietro le donne dovrebbe essere un’attività svolta nelle pause prese dal lavoro per il signor Ernest, è chiaro fin da subito che sarà questo il filo conduttore di tutto il volume, che sottolinea con nuove sfumature il tema dell’indecisione e della scelta, di come l’apparenza costruita spesso si rivela un trucco che si ritorce contro il proprio ideatore (non solo in tema di approccio con le donne).

Arriviamo dunque al quarto volume, in pubblicazione il 9 febbraio. Happy Clem arriva dopo molti anni di distanza rispetto al terzo volume e, nonostante si ponga in continuità con gli avvenimenti dei volumi precedenti, è impossibile non notare una distanza (seppur non marcata) nel tratto caratteristico dell’autore. I personaggi sono cambiati: Gus è sempre stato quello più deciso e pronto a ricorrere ad espedienti improvvisati, in grado di compiere scelte con estrema convinzione, mentre ora sembra essere più titubante. Clem sembra aver intrapreso una vita diametralmente opposta alle esperienze vissute da bandito, acquistando un emporio di ferramenta a San Francisco. E Gratt (figura che ha sempre avuto una sua personalità negli altri episodi) sembra essere allo sbando, senza più un quattrino. Che fine ha fatto la banda? Cosa è accaduto agli affetti dei protagonisti? Il titolo del volume andrebbe posto in realtà come una domanda: è davvero felice Clem? La separazione con Gratt, la nuova vita e tutto il resto, sono davvero ciò che avrebbe sempre voluto? Questi interrogativi vanno a scavare nuovamente nella natura di Clem (e in quella di ognuno di noi) chiedendo in maniera esplicita quanto un uomo possa stare lontano dalla sua vera natura. Ovviamente gli avvenimenti prenderanno una brutta piega, e gli spettri delle colpe del bandito dai capelli rossi si abbatteranno su di lui, trasmettendogli ansia e sensi di colpa soprattutto nei confronti della sua bambina, che per troppo tempo lo vedrà stare lontano da casa. Il filo conduttore del volume sembra essere la ricerca della stabilità e del compromesso nel cuore titubante di un fuorilegge, che lo porterà a chiudere il cerchio con alcuni avvenimenti (ed individui) del suo passato, con sentimenti contrastanti. Cosa resta al termine della lettura? Una promessa per una nuova storia, ideale chiusura di un racconto che, parere personale, avrebbe ancora molto da dire.

Gus di Christophe Blain è stato suddiviso in quattro volumi (pubblicazione italiana firmata da Bao Publishing). Nonostante la mole di pagine decisamente significativa, queste avventure western raccontano con leggerezza e scorrevolezza l’animo umano, senza vergogna o preconcetti, mettendo in evidenza le debolezze che sono il filo conduttore della vita di ognuno di noi. Gus racconta amori imperfetti, lavori imperfetti ed esistenze imperfette, con schiettezza e apertura mentale. È facile prendere le parti dei protagonisti nelle situazioni comico/grottesche, ed è emotivamente coinvolgente vivere i loro piccoli drammi come fossero parte di un’esistenza più grande. Raccontandoci la storia di tre vite, il West di Gus illumina una parabola d’amore che brilla di una luce particolare, estremamente riconoscibile.

Christophe Blain, nato a Gennevilliers nel 1970, è un illustratore e fumettista francese. Dopo aver studiato prima all’EMSAT e poi alla scuola superiore di Belle Arti di Cherbourg – Octeville, e dopo il ritorno a casa in seguito a un’esperienza nella marina militare, si dedica al fumetto, producendo come opera prima Carnet d’un matelot. Successivamente disegna per diversi editori francesi opere a fumetti che vengono sceneggiate da sceneggiatori della caratura di Sfar e Trondheim e nel 2002 si aggiudica il premio Alph-Art al Festival Internazionale del fumetto di Angoulême con Isaac le Pirate. Per la Casa editrice Dargaud pubblica i due tomi dell’opera Quai D’Orsay, che gli valgono alcuni riconoscimenti in Francia e all’estero e che sono stati recentemente adattati per il grande schermo. Nel 2014 pubblica In cucina con Alain Passard, reportage culinario su uno degli chef francesi più prestigiosi, edito in Italia da BAO Publishing. Nel 2015, per la stessa Casa editrice, pubblica la serie Gus, western romantico in quattro volumi.


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