#BaoPublishing / La giusta mezura – La Recensione

La giusta mezura di Flavia Biondi è un f*****o capolavoro.
Ok, una recensione deve essere più equilibrata e lucida di così, ma una narrazione tanto autentica e coinvolgente della gioventù dei nostri tempi, non la vedevo da anni.

Andiamo con ordine. Chi sono i protagonisti?
Mia e Manuel. I due formano una coppia, che dopo otto anni va incontro a una crisi senza precedenti.
Sullo sfondo ci sono Tito, amico intimo di entrambi, l’altra coinquilina Chiara, suo fratello Nicola, colui che farà tribolare il cuore di Mia, Roberta, che divide una doppia con Chiara e Ferrero, il coinquilino che nessuno ha mai visto e che si teme sia morto, tale è il fetore che viene dalla sua stanza.
La storia è ambientata a Bologna e comincia con Mia che molla il lavoretto da commessa che fa per mantenersi, mentre cerca di far fruttare la propria laurea in scultura. Questo è un impiego in cui viene schiavizzata e basta ed è solo l’ultimo di una lunga serie.
Lei e Manuel hanno trent’anni e ancora vivono in una casa con altre quattro persone. Manuel è un sognatore e scrive un romanzo sull’amore cortese a puntate, che ha un discreto successo su internet. Lui per mantenersi lavora in una pizzeria e la cosa non gli pesa.
È nei progetti per il futuro che i due divergono fortemente.
Manuel spera di sfondare nella scrittura, quel tanto che basta per assicurarsi un’entrata fissa, così da andare in un appartamento soltanto con Mia.
La ragazza invece vuole ancora divertirsi. Vuole trovare un lavoro che finalmente la soddisfi e sfruttare gli ultimi momenti della giovinezza.
Esce quindi con gli altri, mentre Manuel resta a casa a scrivere e durante una festa in casa, finisce per avere un incontro passionale con Nicola, il fratello di Chiara, che non esita in sesso, solo perché Mia si blocca un secondo prima. È stato solo un colpo di testa, ma la ragazza sa che il fidanzato non la perdonerebbe mai. Decide quindi di nascondergli il momento di debolezza e continuare la relazione, come se nulla fosse.
Il rapporto però è ormai minato e mentre i due parlano di un aspetto del romanzo di Manuel, la verità viene fuori.
Dunque si separano e per un lungo periodo non si frequentano.
Senza spoilerare oltre, dico soltanto che il finale è di una maturità e intelligenza incredibili.

Ma quali sono le tematiche che mi hanno fatto amare quest’opera?
L’onestà narrativa in primis. Poche volte ho visto l’amore trattato in modo così schietto. Non ci sono fronzoli: c’è una storia che finisce, perché entrambi gli elementi della coppia hanno delle colpe. Punto.
Quell’idea spesso deviata, proposta dalle commediole rosa, che i sentimenti debbano comunque portare verso qualcosa di positivo, qui è sospesa. Spezzata quasi.
Di livello è anche il rapporto fra Mia e la propria famiglia. C’è un padre che è scomparso quando lei è nata e si è rifatto vivo solo nel momento in cui ha compiuto diciotto anni. Con la scusa del legame affettivo si è fatto prestare dei soldi, che la ragazza non rivedrà mai più.
La madre nel frattempo si è risposata e ha messo al mondo due gemelline, sorellastre di Mia. Questa situazione ha portato la ragazza a estraniarsi da un nucleo familiare non più suo e a perdere ogni tipo di contatto con il mondo.
Eppure, dopo tanto peregrinare, Mia trova dei saggi consigli, proprio da quella madre dalla quale fuggiva. Consigli che la aiutano più di ogni altra cosa a prendere la decisione finale e che testimoniano anche un’interessante ricostruzione di una qualche forma di famiglia per lei.
Un altro meraviglioso punto a favore di quest’opera è l’intreccio fra il romanzo di Manuel sull’amore cortese e la vera storia narrata. Gli elementi fantastici completano quelli reali e viceversa, in un frizzante e continuo ballo a due.
Fatevi un regalo dunque e leggete quest’opera, per imparare come si parla d’amore senza peli sulla lingua.

 

 

 

 


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