#BaoPublishing / Odio Favolandia vol.2 : la recensione

Flavia Bazzano

Gertrude, l’attempata protagonista con l’aspetto (e solo quello) di una dolce bambina boccoluta, ne ha combinate veramente di tutti i colori. È riuscita persino a “ereditare”, si fa per dire, la  carica di regina del fantastico mondo di Favolandia e a governarlo a suon di schiene spezzate e creature sbudellate. Una tipetta dinamitica come Gert, però, di certo non poteva accontentarsi soltanto di una corona: fare la regina malvagia si rivela estremamente noioso e, quando qualcun altro si troverà catapultato a Favolandia, la nostra antieroina dovrà fare i conti con le proprie scelte, passate, presenti e future… per non imparare un bel niente!

Il secondo volume di Odio Favolandia, una delle novità di giugno nel catalogo Bao Publishing,  raccoglie gli episodi dal sei al dieci della serie ideata e disegnata da Skottie Young (al link la recensione del primo volume). Come in patria,  anche nel Bel Paese le avventure della psicopatica bimbetta corrono seriamente il rischio di diventare un fenomeno editoriale: a poco più di una settimana dalla pubblicazione italiana, la variant del volume due è già esaurita. Alla luce di questo risultato, è necessaria una riflessione sulle ragioni del successo di questa serie.

Uno dei primi elemente a saltare all’occhio del lettore è che Favolandia si è abituata alla sua dispotica tiranna. Svanito l’iniziale sconcerto per le azioni di Gert, adesso le creature fantastiche passano al contrattacco e la bambina, ancora alla ricerca della via del ritorno a casa, dovrà misurarsi con prove impegnative (e naturalmente con feroci scazzottamenti) dall’esito tutt’altro che scontato. L’unico vero innocente sembra essere Duncan, il bimbo bullizzato da Gert nonostante versino nella stessa condizione di esiliati. Anche lui però, dopo anni di soprusi si stancherà e la sua furia sarà distruttiva.

Pur dimostrando una certa versatilità, con una digressione verso il manga, non mancano tutti i tratti distintivi della serie. L’immaginario e il design in stile cartoon sono portati all’estremo. Così sovvertiti, questi elementi generano il sanguinolento teatro di un continuo massacro che supera i limiti dello splatter, prendendo di tanto in tanto prestiti dal fumetto fantasy e postapocalittico. Continua anche il perverso gioco di contrasti che trasforma anche le creaure più carine, e soprattutto quelle, in micidiali strumenti di morte. Il contrasto è anche cromatico, con tavole che anche se sovraccariche di tinte sature risultano nel complesso equilibrate.

In conclusione, Young dà al lettore tutto quello che vuole, ma alle lunghe anche il piatto più succulento può stancare.  Se l’autore americano è riuscito a fare qualcosa, di sicuro è farci calare nella situazione: le parolacce mal celate dietro improbabili carinerie, i personaggi caricaturiali, il sangue a fiumi, tutto ciò che contribuisce alla caratterizzazione del setting e del plot finisce per esasperare. Come Gert, molto presto Favolandia la odieremo anche noi.

 

 

 


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