#BaoPublishing / Paper Girls # 1 di Brian K. Vaughan e Cliff Chiang

Mirko Tommasino

Parlare di Paper Girls (edito da Bao Publishing) non è facile, per due motivi fondamentali: dopo aver letto il primo capitolo ci sono ancora numerosi interrogativi aperti che necessitano risposta, per rendere maggiormente chiara la visione d’insieme della storia e, soprattutto, questo fumetto prende spunto a piene mani dalla cultura anni ’80, e diventa difficile esprimere un pensiero sull’opera senza analizzare in qualche modo i riferimenti che vengono presentati.

Andiamo con ordine. Come me, buona parte dei trentenni/quarantenni di oggi è cresciuto con i Goonies, vivendo in televisione e (a volte) in prima persona l’esperienza della comitiva di amici preadolescenti in bicicletta in cerca d’avventura. Da solo, questo riferimento archetipico porta con sé un intero universo di considerazioni: la vita in una cittadina di periferia, la difficoltà legata allo stringere nuove amicizie, giocare liberamente in strada senza il costante controllo dei genitori e quel senso di indipendenza che oggi è difficile assaporare.

Le protagoniste di Paper Girls consegnano giornali prima dell’alba, un momento della giornata che i ragazzini di oggi fanno fatica solo ad immaginare. In particolare, il primo albo è ambientato al termine della notte di Ognissanti, un momento particolare per antonomasia, soprattutto nella cultura americana. Non siamo in una grande città, siamo a Cleveland, dove tutti conosconotutti e, tra ragazzi, chi si mostra particolarmente emancipato con un carisma più marcato rispetto ai coetanei, finisce spesso al centro dell’attenzione (nel bene e nel male). MacKenzie è stata la prima ragazzina ad iniziare questo lavoro, ispirando in qualche modo le altre ragazze che fanno parte del suo team, a cui successivamente si unirà Erin, una ragazzina arrivata da poco in città.

Tutto il primo numero è sospeso a metà tra una realtà immersa nella cultura di quegli anni e un’esplosione immaginifica di creature fantastiche, colori sgargianti e simboli ricorsivi. Il fumetto si apre con un sogno di Erin, in cui viene presentato uno degli elementi ricorsivi all’interno dell’albo: una mela. Entro le prime pagine viene introdotta al meglio la realtà della piccola cittadina timorata di dio, con i bulli di quartiere, il disprezzo verso i diversi (in questo caso gli omosessuali e i malati di AIDS) e la tendenza (ancora oggi viva più che mai) a tenere sopiti i segreti di ogni famiglia.

In questa fitta ragnatela di frasi dette a mezza bocca, di relazioni basate sulla diffidenza e di mistero metropolitano, quattro ragazze faranno una scoperta sensazionale: in una cantina troveranno un veicolo che sembra avere origine aliena. La componente fantascientifica della storia si innesta facilmente all’interno della narrazione, mostrando (seppur con sorpresa) ogni elemento fantastico come se fosse in qualche modo naturale. Le protagoniste restano presenti a loro stesse, non si scompongono davanti a misteriose sparizioni ed apparizioni, pur compiendo numerosi errori di valutazione (come ogni ragazzino avrebbe fatto) che porteranno loro grossi problemi.

La storia scorre liscia, facendo dialogare le quattro protagoniste con individui alieni di varia natura. Seppur molto simili agli abitanti della terra, parlano un idioma sconosciuto, che viene tradotto in simultanea da uno strano congegno, utilizzando un lessico particolare. L’invasione è iniziata, ma è davvero tale? Il riferimento nelle pagine iniziali alla Guerra dei Mondi (H. G. Wells) fa immaginare un’interpretazione ben precisa di questi individui alieni, molto più familiari e affini a noi di quanto possiamo immaginare.

A quanto pare, i nuovi arrivati sul pianeta non sono pacifici, nemmeno tra loro. Si tratta di due fazioni, una composta da ragazzi e una da anziani, che per qualche motivo sono in aperto scontro, in stile gatto con il topo. Questo conflitto è cartina tornasole di un altro archetipo caro alla narrazione, la costante distanza tra vecchie e nuove generazioni (che negli anni ’80 era sicuramente all’apice) confermata dall’incomprensione dell’idioma, dalla versione diversa della storia raccontata da entrambe le parti e dalla repressione in atto. Ah, l’aspetto fisico del capo della fazione degli anziani è estremamente simile ad Alan Moore (a dirla tutta, anche i modi di fare e la cultura che tramanda sembra ricordare quella dell’autore).

Il primo numero lascia in bocca tanta curiosità nei confronti della storia, scritta e disegnata da Brian K. Vaughan (Saga) e Cliff Chiang (Greendale), entrando di diritto nella schiera di quei prodotti che solleticano l’appetito dei ragazzini di trent’anni fa. Dopo la vittoria come Best New Series agli Eisner Awards 2016, i lettori italiani non vedono l’ora di terminare la lettura della serie.

 

Paper Girls Volume 1
  • Autori: Brian K. VaughanCliff Chiang
  • Genere: Amicizia e paradossi temporali
  • Pagine: 144
  • ISBN: 978-88-6543-722-3
  • Formato e rilegatura: Cartonato 17 x 26
  • Data di pubblicazione: 25/08/16
  • Stato: Disponibile
€ 18.00

 


Comments are closed.