#BaoPublishing / ‘Perché ho ucciso Pierre’ o del perché la scrittura può salvare

Francesco Sinisi

Non so se faccio bene a parlarvi di questo fumetto: ho paura di rovinare la potenza e la portata di senso che ha un libro come questo. Potenza che non deve essere in nessun modo limitata da parole inadatte. Per questo non ne farò una classica recensione: non parlerò degli aspetti più tecnici, non ve ne racconterò la trama, per non rovinare il gusto della scoperta, il brivido della presa di coscienza. Ma sento forte il bisogno di esprimere tutta la riconoscenza verso gli autori di questo capolavoro e il dovere morale di consigliarvene la lettura: un sottovalutato must della letteratura a fumetti, edito dalla Tunuè già nel 2010 e giustamente riproposto questo gennaio dalla Bao Publishing, questa casa editrice che sembra non sbagliare mai un colpo.

Perché ho ucciso Pierre è la storia di una rivincita, di una vittoria contro il male nel primo giorno d’estate. É la forza di immagini delicatissime per raccontare l’obbrobrio della violenza più becera. È il tentativo riuscito di “concludere una storia, per archiviarla, non per voltare pagina e passare ad altro”.

Perché ho ucciso Pierre è un libro che fa male al cuore, uno di quelli che ti straziano l’anima, che ti lasciano senza parole alla chiusura del volume. È la storia vera di un bambino, Olivier, cresciuto tra genitori hippies e nonni cattolicissimi, che diventa uomo nonostante il pesante scorrere del tempo dopo la violenza, quello stesso tempo che scandisce i capitoli e conduce lineare alla risoluzione, appesantito solo da quell’ombra pesante.
I disegni di Alfred (che avevo già potuto ammirare in Come prima) rappresentano alla perfezione ciò che si legge: si fanno intensi quando la storia è intensa, neri quando questa è triste e buia. Disegni che si fanno leggeri quando la storia è solo un pensiero, si fanno fotografia quando la storia vuole documentare, vuole rendere evidente, con una impeccabile sperimentazione visiva. Raccontano l’abominio di una violenza con un rispetto e una delicatezza assurdi, inimmaginabili, intensissimi. Intensi come i colori impressionisti ed espressionisti dell’ottimo Henri Meunier.
La storia vera, raccapricciante, è raccontata attraverso i pensieri dell’autore stesso, Olivier Ka, biografo della sua stessa orribile esperienza: un atto di forza davanti al quale restare in silenzio a pensare e abbassare lo sguardo; un atto di coraggio inestimabile, che costringe alla riconoscenza.
120 pagine che scorrono via veloci tra la leggerezza dell’infanzia, la velocità della giovinezza, la lenta riflessione della maturità, la sofferenza di una vita marchiata, e la condivisione dell’amicizia.

Perché ho ucciso Pierre è un libro educativo, uno di quelli da tenere nelle biblioteche scolastiche, insieme ad I kill giants e Maus, da proporre a insegnanti, ragazzi, bambini ed educatori.

Perché ho ucciso Pierre è la storia stessa di come nasce questo libro. Una scrittura che salva, una lettura che ti lascia il peso e la responsabilità della conoscenza, quell’inspiegabile stretta al cuore di chi ha assistito inerme all’orrore.

Agli artisti che hanno reso possibile questa esperienza, un grazie sincero. Sono commosso.

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