#BAOPublishing / Residenza Arcadia di Daniel Cuello – Recensione

Fabrizio Mancini

Daniel Cuello è un ragazzo argentino che vive in Italia ormai da tempo. Un fumettista autodidatta che esercita la sua arte in maniera esemplare: partendo dal web, per arrivare a Residenza Arcadia. È difficile potervi spiegare che grande lavoro abbia fatto solo con le parole senza il sostegno di un volume semplicemente perfetto.

Residenza Arcadia è un vero microcosmo di gustosi stereotipi universali, dall’ambientazione ai personaggi che la popolano. In un paese governato da un Partito che lo gestisce in maniera dittatoriale con le proprie linee, come nel più classico dei romanzi di Orwell, in un vecchio palazzo si incrociano le storie degli inquilini, che come una famiglia non possono scegliersi a vicenda e sono quindi costretti ad affrontarsi ogni giorno, nei modi più antipatici.

Ora detto così potrebbe non sembrare avvincente, ma l’intreccio che Daniel Cuello crea è ben strutturato, e come un voragine cadrete dentro questo scenario.

Meravigliosi i tempi comici, più in generale l’uso esatto e paziente della sequenzialità delle vignette e della chiarezza dell’azione senza aggiungere niente di superfluo, e cosa magnifica sa cosa mostrare e sopratutto cosa non mostrare, perché non solo non serve, ma non mostrando alcune cose ottiene esattamente ciò che gli serve e ciò che il lettore necessita.

Un cenno a parte per le onomatopee, semplicemente scritte (a volte disegnate) direttamente da Daniel, sono estremamente pure, nessun font che ricalca visivamente il suono, eppure non potremmo immaginarle diversamente. Riempiono le vignette e la loro efficacia regala l’effettiva sensazione che mostrano.

Il modo di narrare di Cuello è intriso di un’ironia molto semplice, morbida come i suoi tratti, e quando interviene in situazioni più critiche, malinconiche, il salto è enorme e si sente, come un vuoto d’aria dopo un dosso. È in quel momento che i tratti morbidi si trasformano in figure molli, senza forza, private di beltà, senza più fierezza, le curve appesantiscono la forma e quella bizzarra parodia dell’essere umano che fa tanto ridere si trasforma in un mostro deformato dalla vita.

I personaggi sono chiaramente la forza motrice di questa storia, ognuno di loro è unico e ha tante dimensioni. Daniel riesce a farveli amare e odiare di continuo, creando dinamicità e grande magnetismo. Ci mostra il bambino spaventato che c’è in loro, il genitore preoccupato, il ragazzino immaturo, il vecchio borbottone, il mostro terrificante. E scava dentro di loro, mostrandoci la prigione mentale in cui sono costretti a vivere, spinti dai veri mostri del Partito, come una casa della bambole che si muovono per volontà del loro padrone.

Una commedia amara, dai tratti surreali, scritta in maniera eccellente e disegnata in modo unico. Daniel Cuello è senz’altro un autore eccellente, e anche questa volta BAO ci ha visto lungo.
Il volume uscirà domani, spero che di avervi convinti a leggerlo.


Comments are closed.