#BladeRunner2049 / La recensione del film più controverso del 2017

Blade Runner 2049 è un film del 2017, sequel del cult del 1982 di Ridley Scott.

Il regista è Denis Villeneuve (candidato all’Oscar per Arrival) mentre la sceneggiatura, fondamentale in un’opera di questo tipo, è stata scritta da Hampton Fancher (che aveva lavorato all’originale Blade Runner) e Michael Green, noto per le sceneggiature di alcuni film supereroisti ed il discusso Alien: Covenant.

Nel parlare della trama, e nel commentare le peculiarità di Blade Runner 2049, ricorrerò ad alcuni piccoli spoiler. Ritengo non pregiudichino la visione per chi abbia ancora interesse a vedere il film ma… ecco vi ho avvisati.

Blade Runner 2049 è ambientato 30 anni dopo il primo episodio. La trama parte dal misterioso ritrovamento, da parte dell’agente di polizia replicante K, di uno scheletro di un replicante femminile modello Nexus, apparentemente morto nel momento di dare alla luce suo figlio.

Il film ha avuto successo? Con un incasso ad oggi di 230 milioni di dollari a fronte di un budget di 150 milioni di dollari, si potrebbe dire di si. Considerando anche che il film è ancora in sala e che vi sarebbe il mercato dell’home video da considerare, senza dimenticare gli spin-off e il merchandising. Eppure su alcuni siti (http://www.hollywoodreporter.com/heat-vision/blade-runner-2049-losses-could-hit-80-million-producer-alcon-1055855) si scrive di flop, forse perché ci si aspettava un inizio più scoppiettante e le aspettative erano molto alte.

Anche per questo, si tratta di un film controverso, che ha dato adito a critiche di segno opposto: prevalentemente entusiastiche, ma anche molto negative.

Perché? Perché stiamo parliamo del sequel di uno dei film più iconici ed innovativi della storia del cinema, amato alla venerazione da tanti (me compreso) e non poteva essere altrimenti. Peraltro, il regista e gli sceneggiatori non fanno nulla per nasconderlo, riprendendo a piene mani sequenze, personaggi e idee del cult del 1982. C’è Deckard, la piovosa Los Angeles, le pubblicità olografiche, il tema degli innesti di memorie, la lotta tra umani e replicanti e perfino il flashback col cavallino.

Questo ossequioso citazionismo, che sconfina in qualche caso nella ripetizione, è la parte meno convincente del film che, per molti versi, è  un figlio che non ha il coraggio di discostarsi dalle orme del suo famoso padre. Però, a differenza di Star Wars- Episodio 7 o di altri sequel sci-fi recenti, Blade Runner 2049 è un film di spessore, con tanti aspetti positivi.

Vi è, innanzitutto, l’aspetto visivo molto raffinato che colpisce fin dai trailer: il cyberpunk degli anni ’80 viene mixato con gusto ad un’estetica minimalista e neoclassica. Le scenografie, soprattutto quando si spingono in luoghi che in Blade Runner origibale non erano stati esplorati, sono vere e proprie clip d’autore. Tra tutte, Las Vegas è indimenticabile e sono sicuro costituirà un riferimento per molte opere, in futuro.

Anche nell’ambientazione vi sono sprazzi di innovazione interessanti: con la compagna virtuale di K, la Wallace Industries ed il suo carismatico leader, l’approfondimento delle opposte fazioni in gioco, Villeneuve riesce nel tentativo di allargare l’universo Blade Runner.

La storia, sebbene presenti diversi cliché (il classico salvataggio in extremis, il protagonista sconfitto e graziato dagli avversari, e non aggiungo altro per non spoilerare) non è né banale né lineare. Non si affronteranno, insomma, buoni e cattivi ma personaggi ben caratterizzati, c’è qualche colpo di scena e vi è una buona dose di carica simbolica e di dilemmi morali (cosa ci rende vivi e unici, cosa è la realtà, cosa è la libertà).

Per quello che conta, questo è il quindi mio giudizio sintetico: Blade Runner 2049 non è un’opera d’arte di rottura, una icona, come l’originale, ma è un ottimo prodotto di artigianato, realizzato con cura e dedizione. Blade Runner 2049 forse non resterà nella storia del cinema ma ha ottimi motivi per essere apprezzato come uno dei migliori film del 2017.

 

Qui un omaggio della nostra Stella.


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