#CaneMangiaCane / Un’occasione sprecata

Fabrizio Mancini

Paul Schrader è un cineasta che ho poco chiaro, come sceneggiatore è un caposaldo hollywoodiano, ma come regista spesso lascia a desiderare, ed è così anche per Cane Mangia Cane.

Un film che parte da un’idea precisa, con alla base un romanzo cult, ma arriva ad un film che non è così chiaro e deciso.

Tre uomini, al centro c’è Troy, interpretato dal sempre fuori forma Nicholas Cage (un feticcio di Schrader) insieme a lui Mad Dog, interpretato dal sempre eccellente Willem Dafoe, e Diesel, impersonato da Christopher Matthew Cock, un novello rispetto agli altri due ma decisamente all’altezza.

Il film non convince, la trama principale entra in gioco solo a metà pellicola. Nella prima metà quindi dovrebbe esserci una sottotrama che affluisce poi in quella principale, cosa che non avviene, a differenza di una continua esposizione con eventi drammatizzati, ma che di fondo non danno niente su cui il lettore possa appoggiare una reale attenzione.

Troy è appena uscito di prigione, così Diesel e Mad Dog gli hanno preparato un benvenuto. Non passa molto tempo prima che i tre inizino a lavorare assieme per un nuovo colpo. Appunto questo colpo dovrebbe sembrare una sorta di sottotrama, ma non è così. Purtroppo le incongruenze non finiscono, ad esempio la relazione tra Diesel e Mad Dog è ambigua nonostante dei personaggi ben delineati. Mad Dog viene presentato in una ottima scena iniziale, come una testa calda pericolosa e senza senno, che poi viene sviluppata in qualcosa di profondo e interessante scoprendo l’origine del suo essere fuori di testa. Diesel invece appare come un ragazzone a cui piace la violenza ma che in realtà è molto più intelligente e sveglio di chi fa il suo stesso mestiere, ma anche lui nasconde un malessere, e rischia facilmente di andare fuori dai gangheri.

Eppure la loro relazione si sviluppa in un modo che non ha molto senso per i due personaggi visti.

La cosa su cui si spinge è la somiglianza con Tarantino, qualcuno sa bene che lo scrittore del romanzo è Mr. Blue de Le Iene. C’è purtroppo la convinzione che violenza spinta e conversazioni “reali” farcite di parolacce apparentemente estranee alla storia siano tarantiniane, ma la cosa non è così semplice o così superficiale; Tarantino approfondisce le relazioni, i personaggi e la storia. Qui non succede. Ora, magari nel libro i dialoghi tarantiniani sono più funzionali, ma questo non implica che per osmosi lo siano anche nel film. Le uniche battute salvabili sono quelle di Mad Dog.

Le scelte registiche di Schrader sono poco coerenti, un momento sembra di vedere un elegante crime story di Eastwood, un secondo momento un allucinante viaggio di Danny Boyle. Nomi grossi, ma che insieme cozzano e non poco.

Purtroppo film del genere cercano di essere mirati a diventare cult, visto che lo è già il romanzo, eppure non è così che funziona.


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