#cinecomics / Chi vince e chi perde davvero?

Mirko Tommasino

Cosa lasceranno i cinecomics di questa generazione alla prossima? Cosa vogliono comunicare questi film, in cui i superumaniagiscono su un piano che l’homo sapiens non può comprendere? Le loro azioni plasmano il nostro mondo, sono tra noi e influenzano le nostre vite. Cosa succede quando gli dei si scontrano nel cielo? Che l’eco del loro scontro riverbera sulla terra, lasciandoci a mangiare fango e polvere.

Batman v Superman: Dawn of Justice, Capitan America: Civil War, Avengers (1 e 2), Man of Steel, X-Men: giorni di un futuro passato; giusto per citarne alcuni. Cosa vediamo (o vedremo) in questi film?

Fin dai tempi antichi l’umanità ha giustificato ciò che non comprende come intervento divino. Sono passati migliaia di anni, ancora oggi parte della popolazione mondiale interpreta ciò che non conosce come un segno divino.

Tempeste, maremoti e temporali, per secoli sono stati la rappresentazione terrena di scontri tra divinità crudeli ed iraconde, dove l’uomo è costantemente vittima colpevole di chissà quale crimine ancestrale. Abbiamo da sempre paura che prima o poi arrivi qualcuno o qualcosa che ci spazzi via, dal cielo o dagli abissi. Una forza superiore alla nostra che può schiacciarci da un momento all’altro come formiche, proveniente da luoghi a noi ignoti.

Continuiamo a stare in piedi con i fucili carichi sotto le Colonne d’Ercole, continuiamo a bombardare Scilla e Cariddi con la speranza che essi possano cadere definitivamente. Combattiamo ad armi impari contro la nostra stessa paura.

Cosa comporta questo? Fino a che punto restiamo padroni delle nostre azioni, se può arrivare qualcuno da un momento all’altro ad annichilirci? La nostra società ha mutato notevolmente il modo di fare la guerra negli ultimi anni. Noi che viviamo in pace abbiamo paura di qualcosa che non possiamo controllare. I superumani sono quella forza inattesa che si è schiantata sulla terra, che ha cambiato il nostro modo di ammazzarci l’un l’altro. Quello che ho letto dietro gli scontri epici di questi film, è una popolazione che osserva inerme ed attonita, incapace di reagire ad una qualsasi minaccia che trascenda la propria umanità. Proprio come oggi restiamo senza parole di fronte agli atti di terrorismo, nei cinecomics la popolazione può solo sperare di non essere direttamente coinvolta in scontri tra superumani.

Beato il mondo che non ha bisogno di eroi, scriveva Brecht nella Vita di Galileo. Abbiamo sempre esorcizzato la paura, creando qualcuno che possa venire a salvarci quando tutto sembra perduto. Siamo Bruce Wayne che osserva Superman dal basso verso l’alto, con tutto il timore reverenziale del caso. Siamo l’America che chiede a Capitan America di registrarsi, affinché possa agire secondo le leggi dell’uomo.

Come siamo così tristemente umani, noi che non possiamo comprendere ciò che trascende l’umanità. Come siamo presuntuosi a voler piegare qualcosa di esterno a noi alle nostre leggi. Lo abbiamo fatto con la terra, con gli animali e con il cielo. Abbiamo avuto la pretesa di posare i nostri piedi e le nostre mani su ciò che ci circonda, autodichiarandoci padroni di ciò che il sole tocca. Cosa fa il popolo in questi film? Prova a sperare nella magnanimità di questi individui, che possano mettersi sullo stesso piano di chi non è destinato a vivere in eterno, per rispondere alle stesse leggi. Perché è giusto così, direbbe la gente, perché è così che va il mondo.

Cosa insegneremo alle nuove generazioni con questi film? Che l’uomo è l’artefice delle sue fortune fin quando può imporre il suo volere, mentre è succube quando non ha il controllo totale della situazione. Non esistono vie di mezzo, o siamo carnefici o siamo vittime. Insegniamo ai giovani ad andare nel panico quando non si ha il pieno controllo della situazione, a piangere e pregare quando le nostre parole non sono più efficaci.

Abbiamo creato i nostri eroi come esempi da imitare, per far aspirare l’uomo a diventare migliore. Abbiamo insegnato ai nostri figli che Superman combatte con i buoni, e poi diciamo loro di non guardare troppi cartoni animati. Abbiamo sempre scelto la via più facile: la violenza o la fuga. Non siamo così diversi dai viscidi vassalli del potere che approfittano della propria condizione finché possono, per poi chinare la testa nei confronti del nuovo potere che avanza e sperare in un trattamento di favore pari al precedente.

Perché scrivo questo? Perché non è vero che l’uomo non ha armi verso i superumani. Non è vero che l’uomo è destinato a soccombere al loro volere. Ci sono altre strade da provare, altri modi di convivere da esplorare.

Respingere un superumano è poco diverso dal respingere un nostro simile proveniente da un altro Stato.  Nella nostra testa entrambi sono diversi, entrambi ci fanno paura, entrambi possono portarci via ciò che abbiamo con un soffio. Entrambi sono nemici.

Vi dico una cosa che vi sconvolgerà: non sono loro ad essere superumani, siamo noi a non capire le nostre infinite potenzialità.

Noi abbiamo creato Superman, noi abbiamo creato i suoi nemici. Noi abbiamo creato i confini di stato che ci identificano diversi, e sempre noi abbiamo deciso chi sarà ricco e chi sarà povero. Smetteremo di aver paura del prossimo quando capiremo che siamo tutti così profondamente diversi tra noi per natura, imparando che nella differenza non deve proliferare la diffidenza.

Il popolo è condannato all’eterna sconfitta perché ha paura. Ha paura perché non conosce, e non conosce perché informarsi è sempre più faticoso del condannare. Smettiamola di cercare al di fuori di noi i nostri eroi e le nostre nemesi, iniziamo a non aver paura di guardare dentro di noi, alla ricerca di qualcosa di ben più profondo.

Lascia che ci si ammazzi sopra di noi, che salgano uomini e cadano eroi.

I Ministri – Berlino 3


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