Apocrypha

Continua per il terzo anno consecutivo la partnership tra ManFont e la Scuola Internazionale di Comics di Roma. Annunciato il quarto volume per il progetto Apocrypha.

Questa volta i ragazzi della SIC si confronteranno con Quantum Academy, teen drama supereroistico di Luca Baino (BeccoGiallo, Bonelli, Tunué) e Lorenzo Susi (Dynit). Gli stessi autori affiancheranno gli studenti insieme a Marco Ventura e Marco Russo, due sceneggiatori professionisti usciti dalla Scuola Internazionale di Comics.

A differenza dei precedenti, il quarto volume sarà articolato in cinque capitoli di venti pagine che costituiranno l’antefatto al primo volume della serie. I  capitoli inoltre, saranno intervallati da brevi storie di approfondimento.

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Apochrypha nasce nel 2015 come banco di prova per giovani aspiranti fumettisti. La sfida consiste nel misurarsi con sceneggiature di professionisti (copyright di autori ManFont), rispettare le deadlines, creare un apparato redazionale. I ragazzi curano tutte le fasi della realizzazione di un volume vero e proprio, che sarà distribuito nelle fiere di settore, in libreria e in fumetteria. L’esperimento vanta due precedenti di successo: i brand di Arcana Mater, 2700 e Yamazaki (i primi due di proprietà di Manfredi Toraldo, il terzo di proprietà del Gentlemen Kaiju Club) sono stati coinvolti nel 2015 e nel 2016 per la realizzazione di 3 volumi.

Da poco disponibile in tutte le librerie e fumetterie, l’originale Quantum Academy vedrà nel 2017 l’uscita del secondo volume sul mercato italiano. Per maggiori informazioni: http://www.manfont.com/prodotto/quantum-academy-cassandra/

Poco più di un mese fa, durante il Lucca Comics & Games, veniva presentato Yamazaki 18 years Apocrypha. Durante i mesi precedenti all'uscita del volume, noi di Geek Area, abbiamo intrapreso un percorso tematico cercando, per quanto possibile, di presentare l'intero universo narrativo. 

Ma mancava ancora un pezzo, quello che potremmo definire il Demiurgo di Yamazaki: Diego Cajelli

Ciao Diego, grazie mille per il tuo tempo! Vorrei iniziare dicendo che sono un grande fan dell'universo Yamazaki. L'anno scorso quando ho visto David a Montevarchi che mi ha parlato del secondo volume uscito a Lucca mi sono molto incuriosito ed ho voluto leggerlo a tutti i costi. È stato per me una vera e propria scoperta! Sempre parlando con David ho saputo che gli studi che hai fatto per Yamazaki venivano da un altro lavoro che avevi iniziato precedentemente. Mi interessava sapere come sei partito da quello studio per poi arrivare a Yamazaki.

Allora, non posso dirti qual è il lavoro fatto prima per una questione di grossi spoiler. Però diciamo che avevo a che fare con la fantascienza come genere ( si tratta di un genere che a me piaceva ma avevo dedicato più attenzione al noir, a delle dinamiche del crime e l'hardboiled americano ecc, si tratta di un tipo di genere che ho frequentato per gran parte della mia vita e della mia produzione).

La fantascienza mi è sempre piaciuta, mi piace moltissimo quella umoristica inglese e quella che è una metafora della società contemporanea. In tutto questo si è inserita una richiesta di fare alcuni Nathan Never e per fare questi mi sono ripreso in mano i miei studi personali di fantascienza. Chiaramente quella di Nathan Never è un tipo determinato, una fantascienza cyberpunk classica tipica degli anni novanta, però al tempo stesso ho detto: “Nel frattempo è esplosa la fantascienza quantistica”. Massimo esponente di questa per me, per come riesce a raccontarla, è Douglas Adams con la Guida Galattica per Autostoppisti, con il motore a improbabilità e quel tipo di cose lì.

Conosco bene e che ho tra l'altro citato in uno degli articoli.

Ho visto, bravo! Quindi ho deciso di approfondire il tutto. Io ho un problema mio personale, che quando devo lavorare su un discorso di genere narrativo, di fiction, non riesco a proiettare quel tipo di argomentazioni se leggo opere di fiction. Se devo scrivere di serial killer non mi guardo Il Silenzio degli Innocenti, vado a studiarmi i serial killer, ho questo tipo di approccio. Per cui: fantascienza quantistica? Bene, studiamo la fisica quantistica. Ho cominciato ad approfondire quel tipo di teorie, dove chiaramente sono teorie in milioni di maniere diverse. Ho conosciuto anche un fisico, per dire, che ti spiegherebbe tutto quello che c'è nell'universo di Yamazaki con le equazioni. Ovviamente io non sono a quel livello,  ho studiato la fisica quantistica racchiudendola nella mia necessità di raccontare storie, per cui ho avuto un approccio di storytelling fisico/quantistico. A livello teorico le cose le ho capite, credo, nella maniera giusta, però se mi chiedi una rappresentazione con un equazione fisica di come funziona una qualsiasi cosa di Yamazaki non te la so fare, te la so spiegare a livello teorico. È nata così, ed è un approfondimento che è stato fondamentale per il mio lavoro perché è un tipo di bagaglio tecnico-culturale che ti porti avanti sempre.

Mi ha colpito moltissimo la prefazione che hai realizzato per il volume di Apocrypha, sopratutto la parte in cui hai scritto che la parola “quantistico” viene utilizzata come lascia passare per tutto quello che si vuole inserire. Della serie: questo ci piace, è “quantisco” e funziona perché tale. La mia domanda è: quando hai letto le sceneggiature dei ragazzi di Apocrypha, dopo la tua sessione di spiegazioni al master di Torino, hai trovato delle falle nel sistema?

Devo dirti la verità, i ragazzi sono stati molto acuti e, secondo me,  hanno dimostrato un’intelligenza molto forte e ben sviluppata perché hanno utilizzato in maniera narrativa le cose che avevano ben capito delle mie lezioni. Nel workshop che ho fatto sono andato a spiegare tante cose, molte sia da parte mia, che da parte loro, possono non essere arrivate in maniera perfetta ed hanno trattato a livello narrativo le cose che per loro erano più chiare. All'interno di questa situazione hanno usato molto bene quel tipo di informazioni, magari l'hanno fatto anche a livello inconscio, però quello che conta è il risultato. Sono storie che sono coerenti con l'universo e che sono coerenti con le teorie che ha alle spalle quel tipo di universo lì.

Le storie che hai letto in Yamazaki Apocrypha ti hanno influenzato ti hanno anche un po' influenzato nella scrittura di Tokusatsu?

Su Tokusatsu la cosa che mi è servita moltissimo è stato l'episodio di Apocrypha “Wormhole”. Innanzitutto è una bellissima storia

È la più Yamazaki di tutte le altre

Le due autrici hanno fatto un ottimo lavoro e li dentro c'era il germe che mi serviva per collegare le esperienze fatte con Yamazaki Compedium, Yamazaki Apocrypha e Yamazaki Tokusatsu. Facendo un paragone: quella storia è l'attrattore quantico tra l'universo di Apocrypha e di Compendium che c'era prima e l'universo di Tokusatsu che c'è adesso. Se vai a cercare l'attrattore è lì. Il punto dove apre il leak tra le due dimensioni è in quella storia lì ed è stato figo per me perché, innanzitutto, ho potuto usare anche il loro lavoro creando un collegamento diretto tra le due cose. Poi si apre l'universo di Tokusatsu che è un universo all'interno di tutta la struttura di Yamazaki e con altri rimandi. Non voglio e non posso spoilerare, però c'è Noah Carter, la Baronessa ecc ecc, e tutto questo ha delineato il collegamento. 

Tra l'altro Steven H è stata una cosa davvero fantastica, ho riso tantissimo! Sopratutto mi ha colpito il modo in cui hai spiegato perché è ancora su una sedia a rotelle. 

Quello è tutto vero, nel senso il QuBit esiste, il problema è che un computer quantistico non ha le dimensioni di un laptop, non sono quelle di un cellulare e non sono nemmeno quelle di desktop che abbiamo tutti noi, sono dimensioni molto più elevate. In più hanno il problema che devono tenere i chip ad una temperatura precisa perché per far funzionare un QuBit non puoi farlo a temperatura ambiente, per cui serve un controllo delle temperature. Se fossi figo mi ricorderei anche i gradi, ma non sono così figo (risate n.d.a). Per cui ha una struttura che tiene i chip a quella determinata temperatura ed ha quindi bisogno di spazio. Se tu vuoi trasformare un essere umano in un robot possiamo cavarcela come vogliamo, ma se hai bisogno di una struttura informatica che regga la mole di pensiero di uno come Stephen Hawking non ti basta un computer di quelli che abbiamo noi, hai bisogno di un computer quantico. L'unico modo è quello e per metterlo dentro ad un robot non puoi poi farlo camminare perché le leggi della robotica ti dicono che una delle cose più difficili è mantenere in equilibrio un qualcosa su due piedi.

Ed è stato comunque molto azzeccato quel paragone con Stephen Hawking alla fine! Sempre parlando con David si ipotizzava per il prossimo anno, sempre in base alle risorse umane che il master di fumetto darà a voi responsabili, di approfondire sul prossimo volume di Apocrypha la storia ed il background dell'unico sopravvissuto.

Assolutamente si, si può fare. Secondo me sarebbe proprio bello farlo. Li abbiamo a che fare con un universo più vicino all'universo in cui ci troviamo io e te adesso, per cui percependoli come esseri umani la cosa fondamentale che caratterizza noi esseri umani da tutto il resto è il lato emotivo ed il lato emozionale. È chiaro che in un arco di ventiquattro tavole devi riuscire a bilanciare le cose in modo da accontentare una narrazione che sia autosufficiente e di cui gli elementi devi per forza sfiorare. Io probabilmente mutuato dal voler fare cose spettacolari il lato emotivo ed emozionale l'ho inserito ma potevo approfondirlo molto di più. Per cui questo approfondimento potrebbe essere fatto su un Apocrypha del prossimo anno, dove andremmo a raccontare il cuore e l'anima dei Kyodai Defender

C'è un'altra cosa che ho trovato molto interessante: all'inizio delle varie storie, quando si trattavano alcuni argomenti come, per esempio, l’insensibilità congenita al dolore con androsi, sono state spiegati e riadattate alla situazione.

Si, ho voluto apposta fare quelle note. Ho chiesto se c'era lo spazio e mi hanno detto che potevamo farlo, anche perché tutte quelle parti sono le parti realistiche. Quella malattia esiste davvero, quella problematica esiste sul serio ed era il caso di far capire che non mi sono inventato nulla e che era un uso narrativo di una malattia gravissima che hanno realmente ottantaquattro persone al mondo ed è, credo, la prima volta dove viene usata in modo narrativo. 

Quindi è anche una sorta di innovazione 

Si, è, come ti dicevo prima, il progetto di partire dalla documentazione reale e non da altre interpretazioni. Partire dal vero per poi raccontare una finzione. 

La lettura di Yamazaki vol.2 mi ha veramente tramortito la prima volta perché, oltretutto, sono un fan della fantascienza ma anche della scienza e di tutto quello che ne deriva e l'inserimento di tutte queste cose verosimili e plausibili mi ha colpito.

Io sono un grande fan di Ultraman e dei Tokusatsu, me ne sono guardati a tonnellate , ho un blog che si chiama DiegoZilla, di cosa posso essere fan? (risate) Per interpretare Megaloman e questo tipo di cose andava data una spiegazione che se analizzata ci si possa credere. Perché invece di bombardare un mostro devi mandargli un supereore gigante? Perché se lo bombardi il mostro non ha reazioni atomiche e ti fa saltare mezza città per cui devi ucciderlo a mani nude. Primo paradosso: usare una tecnologia grandissima per uccidere nella maniera più antica che c'è. Secondo: ma quando diventa alto da 1.80m a 27 metri gli farà male?! Sopratutto se deve far non in un anno ma in dieci minuti perché devi andare a salvare qualcuno, per cui un essere umano potrà mai sopportare tutto quel dolore lì? Un essere umano non ci sta dentro e quindi ho trovato quel tipo di cose. Che poi quel tipo di dolore è, per esempio, quello che prova chi fa l'allungamento degli arti. Avevo letto un report su questa cosa dove in Russia c'è una grande tradizione di allungamento degli arti per chi si sente troppo basso, che a volte può veramente essere utile se hai una patologia o se decidi di voler diventare alto due metri. Tu vai li, ti spaccano le gambe e praticamente mettono dei tutori agganciati alle tue ossa con delle cose che giri, e l'osso si riforma e loro lo riallargano più e più volte. Questa cosa la riesci a sopportare solo sotto morfina e c'è gente che pratica quel tipo di cose. Immagina diventare alto 27 metri in dieci minuti. È una roba che nessun essere umano con una normale percezione potrebbe sopportare, queste cose. Tutte queste domande non ci sono nei Tokusatsu classici, li percepisci come un operazione vintage e non ti chiedi perché Utraman o Megaloman fanno determinate cose. Però oggi non puoi prendere tali elementi in considerazione 

Questo è l'aspetto che più mi ha colpito di tutta la saga, dare una giustificazione plausibile ad un qualcosa di improbabile.

Ed è divertente così!

La tavola che più mi ha divertito ad esempio è stata la tavola ovale con Pennywise, Hitler e Babbo Natale.

Se tu butti dentro un universo basato sulle leggi dell'improbabilità è chiaro che se vale ciò che è improbabile una commissione di scienziati (in un universo improbabile) non può che essere la cosa più improbabile di tutti. Per cui c'è Pennywise, Hitler e Babbo Natale che ti spiegano cose varie.

Che poi non è detto nemmeno che siano i nostri Hitler, Pennywise e Babbo Natale!

Avete già in cantiere qualcosa di nuovo?

Abbiamo buttato giù due o tre idee proprio ieri su un ipotetico nuovo progetto però è molto, molto presto per poter dire qualcosa. Ci stiamo già pensando perché ci troviamo molto bene a lavorare insieme. C'è una amalgama favolosa di energie, c'è un comprendersi a vicenda che puoi avere solo se è oltre a fare i fumetti insieme condividi la stessa “passione” (è un termine che mi piace visto che in questo paese viene spesso usato per giustificare delle cazzate), c'è la stessa esigenza di raccontare storie. È un intima esigenza che abbiamo tutti e ci siamo trovati per quello, perché per nessuno di noi è lavoro e basta, è un esigenza che ti viene da dentro, bello e complicato da spiegare. 

Ti posso capire perché è un qualcosa che traspare. Mi è capitato di leggere tante storie fatte non perché si sentiva di farle ma perché dovevano essere fatte. Poi parlando più volte di questo progetto ho percepito il bisogno di dover fare qualcosa che vi facesse staccare dal vostro lavoro ma anche qualcosa che sentivate di voler raccontare, ed è una delle parti più interessanti. 

Noi abbiamo la consapevolezza che se ci mettiamo assieme riusciamo a tirar fuori qualcosa che secondo noi è figo. Siamo consapevoli di questo. Non abbiamo paura nemmeno delle sfide più grandi come chiudere un albo in tempi folli per riuscire ad arrivare a Lucca o affrontare le tematiche della meccanica quantistica. Ce la facciamo, lo sappiamo e lo vogliamo fare. 

Ti faccio una domanda che ho fatto sia al Kaiju Club che a Manfredi: quando hai saputo che degli studenti, degli esordienti assoluti, avrebbero lavorato su delle tue idee cosa hai provato e come ti sei sentito quando hai visto il risultato.

Mi sono sentito lusingato in entrambi i casi. Per me è stato un onore ed un piacere dagli la mia “scatola dei giocattoli” ed è stato un onore ed un piacere vedere come ci hanno giocato bene. Quasi tutti i creativi guardano a ciò che creano con un senso di possesso, cioè “Quest'idea è mia, quest'oggetto è mio”, però secondo me è anche una maniera sbagliata perché tu le idee, i tuoi soggetti, le tue cose le dai al mondo, non sono tue. È il segno che stai lasciando, una storia che stai raccontando. Quando te la racconto quella storia non è più mia, è tua, fa parte della tua vita, ci costruirai sopra i tuoi ricordi, ci costruirai sopra il tuo percorso culturale se è una storia degna di questo nome. Per cui io la storia te la do ed una volta che te l'ho data facci quello che vuoi! Perciò è stato bello questo, mi è piaciuto poterceli far lavorare sopra. Non sempre funziona così e forse non è nemmeno detto che sia giusto così, questo è come lo percepisco io in questo momento della mia vita.

Poi comunque Yamazaki si presta ad essere un universo condiviso.

Si, un universo espanso e da espandere. Ci sono, come dicevamo prima, delle basi dove che puoi usare come la polvere di fata. Il primo concetto che è entrato quasi come un luogo comune nella mente di chi affronta queste cose è che il pensiero genera la realtà. È chiaro che se parti da questo presupposto ciò giustifica ogni stupidaggine, ma non è così. Perché partiamo di nuovo da Cartesio e diciamo “Allora se cogito ergo sum,  io sono perché penso”. Bella come frase, però ci sono legioni di filosofi che criticano a Cartesio che non ha messo “Cosa penso, dunque sono”, dunque non è automatico. Per dire, il pensiero di Pinochet è un pensiero orribile che non gli giustifica nulla, ora ti dico Pinochet perché è il primo che mi è viene in mente. Lui è quello che è perché lo pensa ma ammettiamolo che è un pensiero del cazzo. Ed un pensiero del cazzo non genera la realtà, genera solo cazzate. 

Grazie mille Diego, sei stato gentilissimo!

Sono io che ringrazio te, spero di non averti annoiato!

 

Quindi gente, se ancora non l'avete fatto, recuperate l'intera saga di Yamazaki ( qui ), non ve ne pentirete!

Quando lavori su un universo narrativo creato da altri, hai sempre una sorta di timore reverenziale, sia nei confronti dei lettori, abituati ad un certo standard, sia nei confronti dei “padri” di questo universo.

Le premesse di Yamazaki 18 years Apocrypha non erano semplici affatto: questi giovani e promettenti autori dovevano confrontarsi con dei Maestri della nona arte, mettendo le mani su quella che è la loro creatura preferita.

Nella lettura di quest'albo ho rivisto lo spirito di Yamazaki, l’idea originale del Gentlemen Kaiju club di divertimento: i vari team creativi sono riusciti a giostrare alla perfezione con un universo che lascia la possibilità di giocare con l’improbabilità, ma che può facilmente diventare un’arma a doppio taglio, un rischio che i giovani studenti del master di fumetto hanno schivato con una certa maestria.

Queste storie, oltre ad essere particolarmente interessanti, non perdono occasione di divertire il lettore, rendendo la lettura ancora più scorrevole: 7 storie, centoventidue pagine, in cui l’attenzione non è mai calata.

Un plauso va ai disegnatori che sono riusciti a tenere altissimo il livello delle tavole, non sminuendo affatto il retaggio che quest’albo si porta dietro.

Un esempio lampante dello spirito con cui questi giovani artisti hanno affrontato questo lavoro, lo possiamo ritrovare nel cameo di David Messina (scusa David, non ho resistito!).

In conclusione Yamazaki 18 years Apocrypha è il fantastico risultato di un lavoro minuzioso dove tutte le parti, studenti ed insegnanti, hanno svolto in maniera impeccabile il proprio compito, rendendo giustizia ad un universo tra i più originali e complessi di cui abbia mai letto. Chapeau!

2700 Apocrypha è un volume sorprendente, giovane ma non per questo immaturo.

Ci troviamo di fronte a 5 storie di giovani autori, incorniciate in un'altra storia divisa in due parti di due grandi autori, il ché è un po' il senso del progetto Apocrypha: fumettisti di grande esperienza che raccolgono il lavoro di fumettisti giovani e lo porgono al lettore.

Dopo le storie, per ciascuna di esse troviamo due pagine di sceneggiatura e degli studi, che sottolineano l'importanza del lavoro svolto da questi ragazzi che d'ora in poi dovranno dimostrare di poter continuare a crescere senza mai fermarsi.

Le tematiche scelte dagli sceneggiatori ManFont sono un chiaro riferimento di chi conosce bene questa saga. Se la conoscete anche voi, se avete letto i nostri articoli sull'ambientazione e sui personaggi saprete che i Fanti sono dei perseguitati. Apocrypha rilegge questa tematica mettendola in scena in varie situazioni, di come questi esseri sono costretti a vivere di sofferenza, quando i loro sogni vengono rubati, magari quando ancora sono nella culla e non sono ancora in grado di sperare di essere salvati, di come imprigionati cerchino salvezza senza scendere a patti, di come la loro inferiore posizione sociali li renda facili prede. L'ineluttabilità di chi porta con sé questo fardello/dono e di chi si accompagna a loro, di chi invece li incontra una volta e li ricorda per tutta la vita.

Essendo storie brevi la loro struttura è relativamente semplice, tecnicamente basate su una rivelazione finale, ma non per questo di significato altrettanto semplice. Se c'è vittoria c'è anche sofferenza, se c'è sconfitta c'è integrità, questo è il destino dei Fanti.

I disegni degli studenti del Master di Fumetto della Scuola Internazionale di Comics si fanno valere diversificandosi negli stili, ma mantenendo un certo rigore classico tipico della saga originale. Tutti estremamente capaci di raccontare la crudezza e il messaggio di queste storie.

Il progetto Apocrypha conferma la sua validità didattica e lavorativa non resta che augurare un grande in bocca al lupo a questi ragazzi, e se siete a Lucca Comics&Games non perdetevi l'incontro di presentazione che modereremo noi di GeekArea.

Manca meno di una settimana alla presentazione di "Apocrypha" e noi siamo tornati da David Messina, responsabile insieme a Manfredi Toraldo del progetto, e gli abbiamo posto un paio di domande sulla conclusione dei lavori.

Ciao David, pertiamo subito diretti: Sei soddisfatto del risultato ottenuto?

Molto! I ragazzi hanno fatto un lavoro enorme, mettendo tutto il loro impegno e portando in alcuni casi anche idee ed elementi nuovi nell'universo creato da Diego, Valerio, Emanuel, Paolo e me!

Ma se devo essere sincero, so che non sarò mai davvero soddisfatto in pieno del risultato ottenuto, così come non lo sono mai dei miei. Perchè per me questo lavoro è parte di me come sono quelli che realizzo da autore ed io voglio sempre di più da me e da chi mi circonda. E' nella mia natura, non posso farci niente! A rendermi davvero contento e soddisfatto è sapere che chi avrà quel volume tra le mani non solo godrà di storie divertenti, oniriche e ironiche (due caratteristiche che amo molto in una buona storia) ma anche dei disegni di autori che hanno iniziato a muoversi in questo mondo nel miglior modo possibile: diventando parte attiva del processo creativo (e non come meri esecutori) faticando (tanto) ma divertendosi anche, con quello spirito giocoso che alla base di ciò che facciamo noi come autori individuali prima e come Kaiju Club poi.

La mia speranza è che la voglia di divertirsi come si sono divertiti in questo volume,  resti con loro sempre. 

Che ne pensano invece i tuoi colleghi del Gentlemen Kaiju Club?

Sono emozionati quasi più dei ragazzi. Stanno vedendo come ciò che è stato creato assieme, solo per "respirare" un pò dai nostri soliti impegni si stia trasformando in qualcosa che coinvolge altri, giovani studenti che domani chiameremo colleghi e che hanno iniziato il loro percorso giocando con le creature immaginate da noi. 

Ho cercato di far comunicare il più possibile i ragazzi con gli altri gentlemen, al fine di creare una condivisione che fosse di stimolo per entrambi. Alcuni elementi creati dai ragazzi durante la lavorazione di Apocrypha sono entrati a far parte del nostro multiverso non solo in senso lato ma anche pratico e concreto, all'interno del terzo volume di Yamazaky18years!

Qual’è l’ultimo consiglio che da insegnante dai ai tuoi studenti?

Non so, questa domanda mi fa sentire improvvisamente vecchio! Una di quelle cose che nelle orecchie ti scatta subito "Father & Son" di Cat Steven! 

In realtà, no, nessun consiglio! Sanno bene cosa penso e soprattutto qual'è la mia visione di questo lavoro e di come andrebbe fatto!, Spero semmai di dover presto essere io a dover chiedere consigli a loro!

Qual’è invece il primo che gli dai da Editor?

Da editor? 

Organizzatevi il lavoro, pianificate le vostre giornate, di stare attenti ai Lunedì, a disegnare male è preferibile sempre disegnare meno ma disegnare MEGLIO, preparatevi sempre un piano B e soprattutto NIENTE PANICO!

E che, si, la deadline era la settimana scorsa!

C’è una saga di cui vorresti essere un autore “Apocrifo"?

Senza ombra di dubbio quella di Helboy, forse uno dei mie personaggi preferiti in assoluto, per il gusto un pò vintage, per la mitologia lovecraftiana e per le atmosfere cupe...

Si senza ombra di dubbio, Hellboy è uno di quei personaggi di cui vorrei poter essere autore apocrifo per poterlo portare verso altre strade e percorsi narrativi!

 

Ringraziamo David per il tempo che ci ha concesso e vi ricordiamo che potrete incontrarlo, insieme a tutti gli autori di Yamazaki 18 Years Apocrypha ed il Gentlemen Kaiju Club durante la prossima Lucca Comics and Games presso lo stand ManFont.

Lucca è alle porte e il progetto Apocrypha conclude la fase di “produzione”. Ora arriva la parte più difficile, aspettare il responso del pubblico. Ci infiliamo in questa fase e torniamo ad infastidire MANf.

Come si conclude questa fase di Apocrypha a pochi giorni da Lucca?

Con il fiatone, come sempre! Fa parte del gioco. Per quanto uno organizzi per tempo le cose, c’è sempre qualcosa che si deve risolvere all’ultimo momento. Però c’è tanta soddisfazione, e questo è l’importante. I due volumi (2700 e Yamazaki) sono bellissimi, il resto non conta.

Non ti è venuta voglia di scrivere di nuovo qualcosa su 2700?

In realtà ce l’ho da sempre questo desiderio. Le pochissime pagine d’inizio e finale che ho scritto per questo volume sono state un salto nella nostalgia non da poco. Ho tanta voglia di riscrivere qualcosa… di rimettermi in gioco con il mio vecchio lavoro con le conoscenze e le capacità che ho maturato in più di venti anni. Se questo volume andrà bene, 2700 rinascerà.. e allora…

Come hai trovato il 2700 di questi giovani autori “apocrifi”?

Analizziamolo su due piani. I disegni sono dei ragazzi del Master di Fumetto della Scuola Internazionale di Comcis di Roma. Quattro persone che hanno dimostrato di avere già le carte in regola per il mondo del professionismo. Si sono approcciati a questo mondo (complesso e difficile) con un ottimo piglio e hanno portato a casa un risultato a tratti stupefacente. Le storie sono degli sceneggiatori della ManFont (tutti ex studenti del Corso di Sceneggiatura della sede di Torino della Scuola Internazionale di Comics). Loro sono ormai una garanzia. Però riescono sempre a stupirmi con il loro approccio inatteso. Solo i bravi scrittori sono capaci di farlo. Insomma, TUTTI mi hanno fatto sentire orgoglioso di questo lavoro.

Invece come ti è sembrato Yamazaki18years Apocrypha?

Mi ripeto? Lo faccio. Ottimo! I ragazzi del Master di Sceneggiatura di Torino hanno brillato per analisi inattese e un bel modo d utilizzar ei personaggi. I disegni del Master di Fumetto sono da professionisti.

L'ultimo consiglio da insegnante che hai per i tuoi studenti?

Non credere MAI di essere arrivati. Riporto la chiacchierata che feci con Will Eisner un annetto prima che morisse quando mi disse “Ho cominciato adesso a capire delle cose sul fumetto e non vedo l’ora di sperimentarle.”… questo credo che sia il ragionamento più importante che chiunque di noi possa fare. Non si smette mai di essere studenti.

Il primo consiglio che gli dai da editor?

Ragionare. Chi è il target? A chi si rivolge il fumetto che state supervisionando? Ogni linguaggio è un codice prestabilito tra chi parla e chi ascolta. Se non si è certi di parlare tutti la stessa lingua no si potrà mai comunicare.

C'è una saga di cui vorresti essere un autore “apocrifo”?

Ovviamente mi state servendo su un piatto d’argento la risposta. Ho seguito le lezioni di Diego (Cajelli) e ho assistito alla parte creativa di Yamazaki.Mi piacerebbe tantissimo metterci mano, un giorno. Ma vi stupirò. C’è un progetto Apocrypha per l’anno prossimo in cantiere… ho già chiesto se posso farci una storia anche io. Vi dico solo che il protagonista è un gatto…

Lucca Comics&Games incombe e gli animi scalpitano, sicuramente è così per i ragazzi del progetto Apocrypha. Abbiamo già interpellato i ragazzi di Yamazaki18years Apocrypha, ora tocca ai disegnatori di 2700Apocrypha.

 

Il Progetto Apocrypha da la possibilità ai giovani di buttarsi nel mondo del lavoro, cimentandosi con un universo narrativo già rodato, com'è farne parte?

Erica D'Urso Lavorare ad Apocrypha è un'esperienza che reputo indispensabile nella formazione come autore. Non solo ti aiuta a capire i tuoi limiti come fumettista, ma anche a superarli. Personalmente, non credo di aver mai lavorato così intensamente e appassionatamente su qualcosa prima d'ora.

Matteo Leoni Farne parte è sicuramente un’esperienza interessante. Si dà la possibilità ai giovani di capire come funzioni la progettazione di un fumetto, di come ci si inserisca all’interno della storia, quali elementi di un universo già creato vanno rispettate e quali elementi possono essere rivisitati senza mai uscire fuori dell’estetica di quel mondo. Personalmente ho trovato questa esperienza veramente utile.

Virginia SalucciÈ un’ottima opportunità: perché indirizza subito verso il lavoro, ti fa pensare ed agire di conseguenza facendoti uscire dagli schemi della scuola per entrare in quelli del lavoro di tutti i giorni, soprattutto perché 2700 ha la sua serie di pubblicazioni alle spalle, entri in un contesto dove il fumetto già esiste, i lettori ci sono e si aspettano di leggere altri numeri, questo ti sprona a lavorare sempre più professionalmente perché il fumetto deve essere all’altezza dei lettori e dell’editor.

Roberto De Angelis Credo che lavorare a un progetto simile sia un ottima opportunità per capire come funzione questo lavoro che non è semplice come può sembrare. Far parte del progetto di 2700 che ha un universo narrativo già consolidato è sinonimo di grande responsabilità per la realizzazione del proggetto, ma allo stesso tempo ti da anche la giusta adrenalina per dare il meglio di se.

I fanti sono esseri androgini, com'è stato lavorarci sopra?

Erica D'Urso Devo dire che per me è stato molto facile e divertente. Ariel è uscito dalla mia matita in maniera naturale, dato che ho un disegno che addolcisce moltissimo i lineamenti. La cosa divertente è che è stato difficile disegnare i volti brutti, perché non ci riuscivo proprio! David e Sara mi hanno fatta sudare.

Matteo Leoni Mi sono divertito molto a lavorare sui Fanti, ho preso molto spunto da quelli che sono gli archetipi tipici degli eroi giapponesi e in particolar modo dalla saga videoludica di Final Fantasy, la quale presenta, in molti casi, degli aspetti quasi androgini nei suoi personaggi. Nel mio caso, il fante protagonista della mia storia è Leir, un fante guerriero che tenta di ribellarsi alla chiesa, perciò ho optato per una caratterizzazione leggermente più ‘mascolina’, cercando di renderlo più prestante fisicamente rispetto ad un Ariel ma mantenendo comunque dei tratti molto delicati. Sono partito utilizzando i tratti somatici di Jared Leto per poi evolvermi in un’altra direzione donandogli un’identità tutta sua. Spero vivamente di essere riuscito a dare l’idea di ciò che avevo in mente con questo personaggio

Virginia Salucci Per me è stato molto interessante, mi piace l’idea di dover disegnare una persona che da qualsiasi contesto si veda debba sembrare sia un uomo che una donna, è stato divertente disegnare Ariel proprio perché potevo sbizzarrirmi con lineamenti femminei, creando questa persona che visivamente non si riesce ad inquadrare semplicemente come “un ragazzo dai capelli lunghi”, automaticamente Ariel crea un alone di mistero intorno a sé.

Roberto De Angelis E' stato un lavoraccio cercare di creare un personaggio ne uomo ne donna, non è stato semplice, non so quante volte Sara e David mi hanno fatto rifare lo studio dei personaggi, in conpenso mi sono ritrovato con tanto materiale che potrà tornarmi utile.

Cosa ti affascina di più del mondo 2700?

Erica D'Urso In un incontro con Manf e Cajelli, ci è stato presentato il mondo di 2700. Inizialmente lo avevo sottovalutato. Robot nel medioevo? Ma sentendo le spiegazioni di Manf mi sono ricreduta. 2700 è un mondo complesso, un mondo che ricorda ciò che c'era prima, un'avventura che lascia trapelare della malinconia dei tempi andati. Così ci ha descritto il genere “fantasy” e così mi ci sono immersa fino all'ultimo giorno di lavoro.

Matteo Leoni La bellezza di questo mondo è la perfetta alchimia che c’è tra tecnologia ed elementi fantasy, la forte critica sociale che vi è dietro e la caratterizzazione dei personaggi sempre interessante e mai banale. Credo che si potranno raccontare ancora una miriade di storie su questo universo.

Virginia Salucci La cosa che ho apprezzato di più è che pensando ad un mondo post-apocalittico viene sempre in mente un’idea abbastanza comune, invece questo mondo ha preso una piega diversa, buttandosi in un medioevo dotato di macchinari. Il fatto di creare il fantasy nel post apocalittico mi ha intrigato moltissimo! I robottoni poi…chi non ama i robottoni?!

Roberto De Angelis E' un fantasy! Già di per se è un genere che mi affascina e sul quale da sempre ho voluto lavorare, poi se si aggiungono anche dei mega robottoni, il gioco è fatto!

Hai avuto paura del giudizio di ManF?

Erica D'Urso Non credo che “paura” sia la parola giusta. Il mio pensiero non era “spero che non mi faccia rifare tutto”, ma piuttosto speravo che notasse l'impegno che avevo usato per rendere onore all'opera da lui creata. Sentivo un grosso senso di responsabilità a lavorare a una storia con Ariel protagonista e non volevo deludere suo“padre”. Spero di esserci riuscita e che si veda che la crescita del protagonista si accompagna alla mia.

Matteo Leoni Lavorare con ManF è stata senz’altro un’esperienza molto costruttiva, lui è un editor molto esigente e preparato e lavorarci mi ha aiutato molto. Spero di essere stato all’altezza delle sue aspettative e di aver rispettato al meglio la sua opera

Virginia Salucci Assolutamente sì. Da quando ha messo piede per la prima volta in aula ed ha cominciato a parlarci del progetto! Avevo il terrore di deluderlo ogni volta che gli inviavo le tavole o semplicemente quando visualizzava le mie versioni dei personaggi che aveva creato. Ma è anche questo che ti spinge a dare il massimo!

Roberto De Angelis Più che paura il timore di non riuscire a rimanere fedele nella realizzazione dei personaggi da lui creati. Quando venne a scuola ed iniziò a parlarci del progetto di 2700, nel vedere quanta passione metteva nel raccontare tutto, si notava quanto ci tenesse. Quando disegnavo speravo di non distaccarmi troppo dalla sua idea di 2700 cercando il più possibile di rappresentare la sua opera.

Bene, i ragazzi del Master di Fumetto della Scuola Internazionale di Comics sembrano felici ed elettrizzati. Noi aspettiamo curiosi e fiduciosi di leggere i volumi di Apocrypha, Lucca incombe.

Mancano poco più di due settimane alla presentazione del volume #Yamazaki18YearsApocrypha durante il prossimo Lucca comics & games e noi di Geek Area abbiamo intercettato gli autori del volume, nonchè studenti del Master in Fumetto della Scuola internazionale di Comics e gli abbiamo posto alcune domande sulla loro esperienza:

Il Progetto Apocrypha da la possibilità ai giovani di buttarsi nel mondo del lavoro, cimentandosi con un'universo narrativo già rodato, com'è farne parte?

Carola BorelliQuello su Apocrypha per me è stato il primo lavoro nel campo del fumetto e devo dire che come prima esperienza non potevo chiedere di meglio. E’ stata un’esperienza elettrizzante, che mi ha permesso di imparare questo lavoro e i suoi segreti direttamente da dei professionisti. Inoltre ho avuto la possibilità di lavorare con un gruppo di persone piene di talento e confrontarmi con loro mi ha spinto a dare sempre il meglio di me.

Chiara Colasanti: È stata senza dubbio un’esperienza  positiva e interessante. Entrare a far parte di un progetto già esistente implica il doversi calare all’interno di atmosfere e di regole ben precise e decise da altri. Però, almeno nel caso di Yamazaki, la struttura stessa del suo multiverso ha permesso moltissima libertà: destreggiarsi tra i suoi meccanismi ed entrare nel giusto mood  non è stato affatto difficile.

Matteo Illuminati: Il progetto Apocrypha è un' opportunità unica,farne parte è stata una delle migliori esperienze formative non solo dal punto di vista lavorativo ma anche umano e mi sento di consigliarlo a tutti quei ragazzi che vogliono fare del fumetto la loro professione.

Marika Cresta: È un’emozione forte, perché ti senti parte di una cosa che fino a quel momento conoscevi ed apprezzavi, ma che sentivi “esterna” a te, adesso invece posso dire di sentire l’universo su cui ho lavorato anche un po’ mio! Inoltre questo progetto mi ha aiutata molto a prendere consapevolezza del processo reale che si cela dietro alla produzione di un fumetto! È un’esperienza che tutti gli esordienti dovrebbero fare!
Niccolò IelapiEsaltante e snervante allo stesso tempo. L'idea di lavorare a qualcosa di così reale è stimolante ma il pensiero di non poter commettere il minio errore mi ha fatto sentire perennemente sul filo del rasoio.
Veronica FralleoniÈ stata una bella esperienza, sicuramente molto intensa. Apocrypha dà la possibilità, oltre che ad affacciarsi al mondo del lavoro, di mettersi alla prova; è uno specchio che ti mette davanti anche ai tuoi limiti. Sicuramente un’esperienza molto utile per chi vuole diventare un fumettista.L’universo narrativo di Yamazaki è un universo stimolante, dove tutto può succedere; farne parte è stato divertente, una bella esperienza.
Angelo Vecciarelli: Far parte del progetto Apocrypha è una grande opportunità poiché è un ottimo trampolino di lancio per buttarsi nel mondo del lavoro. A differenza di chi deve cimentarsi in questo lavoro “partendo da zero”, per chi fa parte di questo progetto avere il supporto di professionisti aiuta ad affrontare le paure e le difficoltà che alla prima esperienza lavorativa si possono incontrare.

Come è stato confrontarsi con i professionisti del Kaiju Club?

Carola BorelliE’ stata un’esperienza davvero formativa. Sin da subito hanno risposto a ogni mia curiosità e a ogni dubbio, anche il più banale. Sono sempre stati tutti molto gentili e disponibili, aiutandomi e consigliandomi quali potessero essere le scelte migliori da fare e facendomi notare anche quali erano i miei errori. E’ stata sicuramente un’esperienza appassionante sotto molti punti di vista, e ho cercato di trarne il più possibile e posso dire che questo continuo confronto mi è stato molto utile per crescere e maturare non solo artisticamente. 

Chiara Colasanti: Essere supervisionati da professionisti del loro livello spinge a impegnarsi al massimo, sia dal punto di vista del disegno che della professionalità. Sono abituati a ritmi parecchio incalzanti, perciò non ci hanno fatto sconti e ci hanno seguiti con molto rigore. Da loro, oltre che tanti trucchi del mestiere, ho cercato di apprendere la disciplina: in questo mestiere, sapersi autoregolare è veramente fondamentale. 

Matteo IlluminatiLavorare fianco a fianco con loro è stato fantastico, dire quali siano stati i consigli piu' preziosi tratti da questo lavoro é veramente un'impresa impossibile data la quantità di cose che si imparano giorno dopo giorno collaborando con loro.

Marika CrestaDiciamo che con loro sono finiti i tempi in cui chi ti seguiva ti “coccolava” un po’ e non ti faceva pesare troppo gli errori che facevi! Da professionisti quali sono, i membri del Kaiju Club ci hanno appunto aiutato ad uscire dalla modalità “studenti” assumendo a tutti gli effetti il ruolo di Editor nei nostri confronti, e quindi facendoci scontrare con quelle che sono le modalità reali di supervisione di un fumetto. David specialmente non è uno che “te la manda a dire”! In realtà all’inizio eravamo tutti un po’ spaesati (e forse anche intimoriti) ma col senno di poi, vedendo la qualità del lavoro realizzato, non posso che essere grata al Kaiju Club per averci spronato così tanto (anche se ciò è significato rifare tavole intere più e più volte!!).
Niccolò IelapiDirei rassicurante. Avendo a che fare con un universo già definito, la documentazione visiva è stata molto importante. E avere come primo punto di riferimento materiale prodotto da artisti di un certo livello dava una certa sicurezza.
Veronica FralleoniIstruttivo, molto. Un’occasione per crescere professionalmente. 
Angelo VecciarelliAvere la possibilità di collaborare con dei professionisti è stata una grande opportunità. I  loro consigli sono stati fondamentali per la realizzazione di questo numero, rendere migliore il risultato finale e crescere professionalmente.

È stato difficile rapportarsi a un multiverso basato sull'improbabilità come è quello di Yamazaki?

Carola BorelliAll’inizio non posso dire che sia stato facile, la mia conoscenza dell’multiverso di Yamazaki derivava dalla lettura dei due volumi usciti. Fondamentale per me è stata la possibilità di incontrare Diego Cajelli. La sua lezione delle regole che muovono gli universi di Yamazaki mi ha permesso di capire a pieno il multiverso e la geniale complessità del suo funzionamento. Dopo aver acquisito queste conoscenze, è stato tutto più facile ed è stato anche più facile capire fin dove potevo spingermi e quali idee potevano funzionare all’interno della mia storia e quali invece era meglio scartare.

Chiara Colasanti: Al contrario, è stato parecchio divertente: giocando con la possibilità che accadano le cose più improbabili, si può dare libero sfogo alla propria mente senza paura di esagerare. Ognuno di noi ha potuto metterci tanto del suo, pescando dal proprio immaginario e mischiando tra di loro cose che, in altri contesti, difficilmente si sarebbero potute conciliare.

Matteo Illuminati: No,anzi per un fumettista credo sia una sorta di paradiso,ti permette di sbizzarrirti sia da un punto di vista narrativo che grafico,insomma spero che leggendolo vi divertiate almeno la metà di quanto abbiamo fatto io e i miei colleghi disegnandolo.

Marika Cresta: Un po’ si, specialmente all’inizio. Nel multiverso di Yamazaki davvero tutto può succedere, inoltre la mia storia prevede una forte componente onirica che rende il tutto ancora più assurdo! Perciò inizialmente sono sincera, non sapevo dove mettermi le mani!! E a tal proposito è stato davvero utile il workshop organizzato dai nostri supervisori in cui Diego Cajelli ci ha rivelato le varie teorie che sorreggono il multiverso Yamazaki. Una volta esserci entrata mentalmente è stato tutto un po’ più semplice, e la storia che ho disegnato me la sono goduta!  La mia sceneggiatrice mi ha permesso di cimentarmi con parecchie ambientazioni e situazioni diverse: un’esperienza del tutto nuova per me, e alla fine di tutto posso dire di essermi davvero divertita a disegnarla!
Niccolò Ielapi: Non particolarmente. Di sicuro la sua natura imprevedibile non da la possibilità di annoiarsi.
Veronica Frelleoni: A dire il vero, è stata la cosa che mi è piaciuta di più!
Angelo VecciarelliL’improbabilità di questo universo è la cosa che fin dall’inizio mi ha affascinato di più;  ha scatenato in me un enorme curiosità tanto che rapportarsi con questa “stramba” realtà è stato un modo per mettermi in gioco. Nonostante sia stato difficile combinare personaggi così distanti fra loro e far modo che il tutto funzionasse, mi è piaciuto molto!

Noi non possiamo che ringraziare i ragazzi della Scuola Internazionale di Comics e ricordarvi che vi aspettano alla fine del mese al Lucca Comics & Games, dove La ManFont ed Il Gentlemen Kaiju Club presenteranno il volume #Yamazaki18YearsApocrypha!

 

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