DC Rinascita

The highway’s jammed with broken heroes on a last chance power drive
Everybody’s out on the run tonight but there’s no place left to hide

-Bruce Springsteen, Born To Run

Viviamo in un momento più che florido per l'industria fumettistica mondiale, il fumetto in sé si sta affermando sempre di più in maniera reale e tangibile in ogni paese, aprendosi ad un pubblico ogni giorno più ampio ed imponendosi come media narrativo all'altezza degli altri. Il fumetto, nel 2017 e da diversi anni a questa parte, sta vivendo una Rinascita unica, che ha portato alla produzione di storie stupende, con un livello qualitativo estremamente alto.

In tutto ciò la DC è stata una delle case che ha, purtroppo, arrancato maggiormente. Buoni titoli ci sono stati, ovviamente, ma comunque il New 52, nonostante si fosse aperto con grandi aspettative, è finito per deludere sotto molteplici aspetti, con uno scontento generale non indifferente. Non sappiamo quanti, realmente, credessero che un nuovo rilancio editoriale potesse cambiare le sorti, eppure la casa editrice di Burbank ha tentato e, almeno per ora, sembra aver fatto centro. 

Ovviamente, non ci sono solamente fiori all'occhiello, questo è palese, non tutto può essere qualitativamente eccelso, ma ciò che viene maggiormente proposto è di qualità e riesce ad appassionare il lettore. Il quindicinale di Flash, come quello di Batman e Superman (con le dovute esclusioni), riesce a rendere entusiasmante ed appassionante la lettura, lasciando una piacevole sensazione che, come già detto in altre occasioni, dovrebbe essere il vero obiettivo di una testata simile.

Con questo nuovo numero vengono leggermente cambiate, si fa per dire, le carte in tavola. Alle matite infatti non troviamo l'italianissimo Carmine Di Giandomenico, fiore all'occhiello di questo rilancio del velocista scarlatto (e che, secondo chi scrive, verrà ricordato come uno degli artisti che meglio hanno saputo interpretare il personaggio di Barry Allen) ma Neil Googe, artista dallo stile completamente differente ma comunque molto interessante. Il disegnatore inglese si differenzia per uno tratto molto più cartoonistico e, se vogliamo, vicino a quello di Dave Johnson, artista che si occupa di tutte le variant realizzate per la serie. Lo stile di Googe non è, senza ombra di dubbio alcuno, estremamente meno dinamico rispetto a quello di Carmine, ma comunque estremamente apprezzabile. Le linee dolci e sinuose unite all'accesa palette di colori utilizzata da Ivan Plascencia riescono a far apprezzare comunque questo numero, nonostante il livello raggiunto dal disegnatore italiano sia tutt'ora ineguagliabile. La storia, rispetto alle precedenti, risulta essere un filler ben realizzato, in attesa dell'evoluzione principale che verrà portata avanti successivamente. 

Ora tutto ruota attorno al nuovo personaggio introdotto nelle ultime pagine del numero precedente. Godspeed è una figura estremamente misteriosa che già nella propria prima apparizione si è spinto fino all'omicidio, un crimine efferato che sappiamo quanto possa inorridire Barry e farlo sentire responsabile allo stesso tempo. La minaccia di Godspeed si unisce all'altra problematica che Flash ed i laboratori S.T.A.R. si ritrovano ad affrontare, ovvero la nascita di moltissimi velocisti, successiva ad una tempesta sospetta abbattutasi su Central City. L'addestramento di questi nuovi velocisti connessi con la forza della velocità diventerà l'obbiettivo principale di Barry insieme alla ricerca di Godspeed.

Tutto ciò porterà a grandi scoperte riguardo la forza della velocità, divisasi in porzioni minori (non paragonabili a quelle controllate da Barry, ovviamente), una per ogni nuovo velocista, la quale spinge per tornare ad avere un'unità, elemento che può essere sfruttato per derubare dei propri poteri come fatto da Godspeed. In definitiva nel numero vi sono pochi accadimenti ed altrettanto pochi sono gli elementi che realmente arricchiscono la narrazione, ma per essere un numero "riempitivo" riesce a ricoprire egregiamente il proprio compito senza avere comunque troppe pretese. Con i numeri successivi entreremo pienamente nella trama che, con molta probabilità, ci porterà ad avere il primo vero faccia a faccia tra Flash ed il misterioso Godspeed.

Tutt'altro discorso va fatto per Freccia Verde, che invece continua a vele spiegate con un nuovo esaltante numero. Le atmosfere di questa serie sempre più action danno una nuova spinta al personaggio in cui viene mescolato gusto classico e moderno per una storyline sempre più interessante. La curiosità di comprendere a fondo le motivazioni del Nono Cerchio, e della follia che portano avanti, unita al voler vedere una resa dei conti tra Oliver ed Emi, aiutano a sostenere perfettamente l'andamento della serie che prensenta ancora una volta Juan Ferreyra alle matite, al posto di Otto Schmidt. Se Ferreyra aveva già ampiamente dato prova della propria maestria con il numero precedente, qui non fa altro che comprovare la cosa, mostrando il proprio talento in maniera ancora più netta. Lo stile nettamente differente da quello di Schmidt, molto più realistico nelle rappresentazioni e sicuramente più classico, trova il suo culmine nella sequenza iniziale di inseguimento lungo le vie di Seattle. La città è resa in modo talmente acceso ed intenso da regalare la sensazione al lettore di trovarsi esattamente nella metropoli americana, con tutta la propria modernità. le proprie luci, suoni ed odori caratteristici. 

La storia di Percy porta avanti la caduta, sempre più rovinosa, di un Freccia Verde costretto a combattere una battaglia che diviene più grande e pericolosa ogni momento che passa. Quello che ci ritroviamo ad osservare è un personaggio spogliato delle proprie caratteristiche peculiari che, seguendo la migliore tradizione, grazie a tutto ciò riesce a ricorre alla propria tenacia, al proprio coraggio e nobiltà d'animo, arrivando al confronto finale. La serie sul miliardario continua la sua parabola positiva, promettendo sempre meglio, sotto ogni aspetto.

In conclusione di un numero così ben costruito troviamo la serie di Dan Abnett dedicata ad un Aquaman sempre più politicamente critico. La, nemmeno troppo velata, critica alla xenofobia ed ai metodi americani dediti all'"esportazione della democrazia" emerge appieno, diventando il fulcro di tutta la storia che vede protagonista Arthur Curry. Abnett non si risparmia e critica, utilizzando entrambe le parti, l'intolleranza verso il diverso che spesso affligge differenti popolazioni quando si ritrovano a dover avere rapporti diplomatici. In questo caso a mostrare poca apertura sono entrambi i paesi: Atlantide è fortemente razzista nei confronti dei "respira aria" ed allo stesso modo l'America è diffidente e pronta ad attaccare al minimo sentore di sfiducia. Nel mezzo troviamo la figura di Aquaman, che contando sulla propria appartenenza ad entrambi i mondi, nonché grazie alla propria intelligenza e buon cuore, tenta (spesso inutilmente) di fare da paciere, cercando di far instaurare un rapporto solido tra le due diverse nazioni, che possa andare oltre le semplici apparenze.

Il problema di fondo nasce quando l'interazione si deve spostare sul piano prettamente diplomatico: come già dimostrato nei primi numero alcuni soggetti riescono effettivamente ad andare oltre questa visione delle cose e comprendere quanto tali differenziazioni siano sciocche oltre che immotivate ed infondate. Purtroppo trattare con dei capi di stato o con delle cellule terroristiche di matrice xenofoba non è altrettanto semplice che rivolgersi a persone moderate, ed è proprio questo che porterà ad un sempre più imminente scontro che potrebbe definitivamente minare i già flebili rapporti tra le due nazioni.

Abnett imbastice una buona trama politica dalle tinte comunque leggere, riuscendo a far passare un messaggio importante anche attraverso un fumetto non eccessivamente impegnato. Alle matite troviamo nuovamente Philippe Briones che riconferma, in maniera ancor più netta, la delusione avuta con il numero precedente. Uno stile così legnoso e, sotto certi aspetti, datato abbassa di molto il livello in quella che si riconferma come una buona serie, pensata con criterio e realizzata anche meglio. Il bisogno di un disegnatore di livello per Aquaman si fa sempre più sentire e a rincuorarci sotto questo aspetto è arrivato un grande un'annuncio: Stjepan Sejic sarà il nuovo disegnatore di Aquaman a partire dal venticinquesimo numero della testata americana. Siamo convinti che con un'artista così talentuoso le cose andranno in maniera nettamente migliore.

Ancora una volta la testata dedicata a Flash e soci, edita dalla Lion (RWEdizioni) riesce pienamente a soddisfare proponendo del materiale fresco ed interessante sia nei momenti di riempitivo, come nel caso del velocista, che in quelli più votati allo sviluppo della trama centrale come abbiamo potuto vedere con Freccia Verde ed Aquaman.

Flash fa insindacabilmente parte di quel trittico di testate da avere per poter godere al meglio di questa Rinascita targata DC Comics.

 

Il quindicinale del Cavaliere Oscuro ci porta al suo primo epilogo nell’era rinascita. Dopo sei numeri, il ciclo scritto da Tom King chiude lasciando non pochi punti irrisolti. Archiviata la dolorosa pratica Hank Glover alias Gotham, Batman dovrà fare i conti con il tremendo fardello psicologico lasciatogli in eredità: Claire, la più giovane dei due fratelli metaumani. La ragazza aveva acquisito delle capacità straordinarie con lo scopo di rendere Gotham una città migliore. L’utilizzo di questi poteri però l’ha portata vicino alla morte e, al momento, la giovane eroina deve gestire il dolore causato dalla morte del fratello e se ciò non bastasse, anche  lo sconvolgimento mentale subito da parte dello psico-pirata, criminale tutt’ora mancante all’appello, dietro il quale aleggia una coltre di mistero. Hugo Strange sembrerebbe non aver agito da solo, dietro il folle psichiatra una vecchia conoscenza del Cavaliere Oscuro è pronta ad uscire allo scoperto. Un numero toccante in grado di tirare le somme del primo mini-ciclo targato Tom King che mantiene stabile lo standard più che sufficiente della serie, ovviamente in molti si aspettano di più dall’autore di Omega Man, ma la sensazione è che questo primo spaccato sia preparatorio per il prossimo ciclo... il meglio deve ancora venire.

Come già successo nel precedente numero di Detective Comics la storia si apre nuovamente con un flashback. Non ci saranno solamente Jacob e Kate Kane questa volta, ma anche un giovane e devastato Bruce Wayne, in un periodo particolare dei suoi tormentati anni giovanili. Tornando al presente, la squadra dei Batman prenderà nuovamente possesso del campanile e verranno chiariti in parte alcuni aspetti di ciò che sta accadendo ai membri del gruppo, in modo particolare il rapporto tra Batman e Batwoman che verrà nuovamente messo in discussione. Al contrario dei precedenti cinque numeri, Detective Comics #6 abbandona quella che era stata la sua caratteristica principale, lo scontro fisico in virtù di una guerra informatica a colpi di decriptaggio; sarà Tim Drake, alias Red Robin, a doversela vedere con un suo ammiratore decisamente troppo pericoloso. James Tynion IV, coadiuvato dai disegni di Eddy Barrows, continua a garantire una sceneggiatura di ottima qualità, sbalordendo persino i più scettici sul suo iniziale ingaggio. 

Chiude l’antologico Nightwing, ancora una volta alle prese con il Parlamento dei Gufi. Per il trapezista più famoso di Gotham si tratta di una minaccia piumata e un fardello da dover reprimere il prima possibile. In questa missione di subordinazione sarà aiutato da Rapace. I due hanno stretto un inaspettato sodalizio che li porterà a fidarsi cecamente l’uno dell’altro, capovolgendo le impressioni iniziali. Il Parlamento è un avversario temibile, ma i due eroi avranno diversi alleati in questo scontro, una su tutte: la dottoressa Leviticus, una misteriosa anziana, donna dall’enorme conoscenza che in passato aveva già lavorato alle dipendenza dei Gufi. Questo numero chiude intelligentemente un ciclo che se pur piacevole iniziava ad essere ripetitivo. Il futuro del primo Ragazzo Meraviglia sarà nuovamente a Gotham? Per ora non ci è dato saperlo, aspetteremo con ansia il prossimo numero tra due settimane.

Just remember love is life and hate is living death.
Treat your life for what it’s worth and live for every breath.

Era questo che i Black Sabbath scrivevano nel 1973 in A National Acrobat, seconda traccia di Sabbath Bloody Sabbath, quinto disco della band di Birmingham che cominciava a spostare le sonorità del gruppo verso nuovi lidi, anche grazie all'aggiunta delle tastiere di Rick Wakeman. A distanza di quarantaquattro anni sono proprio queste parole scritte dal quartetto formato da Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward quelle che credo possano meglio descrivere l'essenza stessa di questo nuovo numero di Superman, ormai arrivato al sesto del nuovo corso.

Perché è di questo che parla il numero scritto dal dinamico duo formato da Peter J. Tomasi e Patrick Gleason. Si tratta sempre dell'amore, quello puro ed incodizionato di due persone che insieme riescono a provare dei sentimenti indescrivibili per una vita che sono riuscite a creare. Tutta la vicenda narrata in questa storia si basa, costruendosi pezzo dopo pezzo, su tale assioma: l'amore. Da secoli la narrativa e le arti in generale tentano di parlare dell'amore,  tentano di spiegarlo e razzionalizzarlo. Da secoli ognuno tenta, in maniera più o meno valida, di dare la propria imprescindibile visione di questo sentimento ed ancora nessuno è riuscito a spiegarlo in modo unico, né tantomeno ci riuscirà mai. Ciononostante l'essere umano sembra non averne mai abbastanza. 

Ma sta proprio in questo la meraviglia dell'amore e i due autori, attraverso un'opera volta a valorizzare i rapporti umani nel personaggio che spesso viene additato come il "meno umano", stanno pian piano affrontado tutti i temi più sensibili e complessi a cui si potrebbero pensare. La difficoltà della paternità, il sentimento di un padre e di una madre per un figlio, la fragilità di una nuova vita che dipende dalle tue decisioni e scelte, la complessa capacità di comprensione ed adattamento necessaria per far si che una famiglia possa funzionare al meglio. Tutti temi molto umani e poco alieni, che tendono, però a rendere l'uomo più supereroe di ogni altro essere. Ed è sotto questo aspetto che continua la riqualificazione messa in atto da Tomasi e Gleason, volta a far uscire tutta l'umanità dell'Ultimo Figlio di Krypton.

Tra le pagine di Superman la battaglia con l'Eradicatore impazza, spostandosi, questa volta, sulla Luna e, più precisamente, in una base segreta creata da Batman e scovata da Clark. L'Eradicatore sembra continuare ad avere la meglio, ma da essere completamente alessitimico, tende, puntualmente, a percepire le emozioni come un qualcosa di fallace, un difetto, un punto debole da estirpare come fosse erbaccia. Queste sono le uniche cose che l'Eradicatore percepisce, non comprendendo la grandezza delle emozioni e, sopratutto, la potenza dell'amore più puro.

Tutto ciò porterà, non senza qualche forzatura (Lois che in pochi secondi riesce ad indossare un'armatura di Batman risulta poco digeribile, pur asserendo l'impeto del momento, la spinta dell'adrenalina e la conoscenza da parte della donna di una simile tecnologia), la famiglia a combattere per la propria salvezza. Lois e Jon dal di fuori, regalando momento di pura azione adrenalinica, e Supes, in maniera più placida e ragionata, dall'interno. Il confronto finale sta per giungere e l'Eradicatore dovrà confrontarsi con un Kal-El pervaso dalle anime disperate dei kriptoniani deceduti, decisi a non voler tornare prigioneri di un essere così immondo.

In questo caso ai disegni non troviamo l'eccezionale mano di Gleason, sostituita da quella di Doug Mahnke che, putroppo, non è proprio la stessa cosa. Mahnke riesce in molto, realizzando dei primi piani stupendi e dei combattimenti ineccepibili perdendosi però nelle vignette di sfondo, curate in maniera nettamente inferiore. Manca il piglio geniale a cui si pensa per il disegnatore che ha reso grande The Mask, con momenti in cui tende ad imitare lo stesso Gleason. Il risultato finale è buonissimo, sia chiaro, ma risulta comunque non all'altezza di quanto visto fin'ora con l'artista regolare della serie (con cui il paragone è scontato).

Continua il "momento di grazia" iniziato nel numero precedente anche con questo Action Comics #962, che finalmente riesce a mettere fine, almeno per il momento, allo scontro con Doomsday. Il numero è pervaso per il 90% da azione continua, come ormai ci ha abituato il buon vecchio Jurgens, ma rispetto ai primi numeri è calibrata in modo nettamente migliore. Che sia dovuto alla presenza di "soli" due personaggi durante lo scontro, o al non vedere continuamente palazzi su palazzi crollare non importa, sta di fatto che nonostante il retrogusto stantio di elementi davvero troppo vecchi e triti, la storia riesce a procedere, arrivando alla tanta agognata conclusione. Finalmente nel prossimo numero avremo modo di vedere degli approfondimenti riguardo i misteri che ci portiamo avanti dagli inizi, sperando di riuscire ad intravedere un barlume di trama (che procede).

Non altrettanto "positiva" (termine utilizzato solo per pura compresione, all'interno di Action Comics è difficile trovarne) risulta la prova di Segovia, visibilmente più stanco del numero precedente in cui era riuscito a dare una sorta di equilibrio alla testata. 

Altro numero di transizione per New Super-Man che continua a mostrare i punti oscuri di tutte le parti in gioco. Da una parte troviamo il Ministero dell'Autonomia, sempre meno chiaro nei propri intenti e sopratutto lecito, con i propri metodi dispotici e al limite della tortura. Dall'altra abbiamo i Combattenti per la Libertà della Cina che, paradossalmente, condividono con i primi gli stessi elementi, mostrandosi come assassini a sangue freddo quando necessario. Dopo una fase concitata di combattimento ed un momento riflessivo in cui si tratta la stessa complessità del portare il nome di Superman senza essere mosso però da alcun ideale, il numero subisce una brusca botta d'arresto che sortisce un effetto soporifero. Il numero si chiude infine con un colpo di scena fin troppo palese sin dall'inizio contribuendo alla rottura della tanto agognata suspense.

Molto buono il tratto di Bogdanovic che migliora nettamente con un tratto più pulito e definito, permettendo una migliore fruizione della tavola stessa. Ancora una volta il quindicinale di Superman si classifica come elemento fondamentale dalla parte di Tomasi e Gleason, sufficente se si tocca il discorso Action Comics, ed interessante, seppur con qualche riserva rispetto al passato con New Superman. La testata nel complesso continua in maniera più che ottima sorreggendosi sulle solide basi della Rinascita di Supes, che, di numeno in numero, vanno ad arricchire la mitologia di un personaggio già eccezionale.

Il sesto numero di Superman, edito da Lion Comics (RW Edizioni) sarà disponibile a partire dal prossimo

Raccontare storie di supereroi senza affrontare il rapporto con il divino delle loro figure, è difficile. Perché, a conti fatti, il supereroe trascende la quotidianità dell’uomo, lasciando con i piedi per terra la sua fallacia mortale per trascendere a mito. Con questa base metanarrativa si apre la storia del primo numero di Justice League: Rinascita, edito da RW Lion

Il teamup definitivo che rappresenta la giustizia (e, in teoria, il bene) si è unito per affrontare una minaccia globale: più i nemici sono pericolosi, più è necessario l’intervento di un maggior numero di eroi. In Temi il Mietitore, ognuno di essi è rappresentato nella propria quotidianità: Batman, Wonder Woman, Flash, Cyborg, Acquaman in azione, mentre Clark è a casa con la famiglia, dopo aver preso il posto del Superman della terra, costretto a prendere la pesante eredità delle redini della Justice League, pur non facendone idealmente personalmente parte. Dov’è Lanterna Verde? Lontana, come la speranza nel momento di massima crisi, perché impegnata nel confronto con le Lanterne Rosse (come visto sulla testata dedicata al personaggio). Questo stallo con il supergruppo diviso prosegue per diverse pagine, almeno fino a quando Superman non decide di scendere nuovamente in azione, riportando la speranza (dunque, Lanterna Verde) con la sua presenza. 

Nel secondo arco narrativo introdotto dal numero (Le Macchine Estinzione: parte uno), vediamo prima Wonder Woman in una missione di pace piuttosto particolare (visivamente davvero suggestiva), per poi concentrarci sul resto del team, nuovamente diviso. Nella prima parte de Le macchine estinzione ogni membro della JL (tranne Superman) fronteggia una diversa minaccia, per poi scoprire che forse, in realtà, non si trattano di eventi distinti e separati tra loro. 

A chiudere l’albo ci sono i Titans, racchiusi nella malinconia di Wally West. Ormai dimenticato, torna nel suo mondo dopo essersi disperso per far riaffiorare il suo ricordo nella memoria dei suoi amici, i Teen Titans. L’unico alleato possibile, unico individuo che si ricorda della sua esistenza è suo zio Barry Allen. Le cose purtroppo non saranno facili per lui: la storia alterna momenti di malinconia a violenza dura e cruda, rendendo ancora più amari i ricordi in cui affonda Wally, passo dopo passo. C’è ancora uno spiraglio di salvezza, forse non tutto è perduto. Ci sarà una “Rinascita” anche per i Teen Titans?

 

Nel vasto panorama della Rinascita DC Comics targata Rw Edizioni, fin dai primissimi annunci, c’è stato un antologico che più di ogni altro ha catturato la mia attenzione, sto parlando di Batman: Il Cavaliere Oscuro. Dopo ben cinque anni al comando della testata ammiraglia del vigilante di Gotham, Scott Snyder lascia il suo figlio adottivo per proseguire il suo percorso in una direzione parallela creando un nuovo marchio che prenderà il nome di All Star Batman, la nuova genesi rispetta la peculiarità di ogni altro antologico All Star della casa di Burbank che vede avvicendarsi ai disegni le grandi firme del fumetto mondiale. Dopo questo breve preambolo veniamo a parlare del primo numero che contiene: il già presentato All Star Batman #1, Batgirl #1 e Batgirl and Birds of Prey #1.

La libertà di impostare a proprio piacimento le vicende di un personaggio dall’eredità pesante come quella di Batman è il paradiso di ogni scrittore, lo sa bene Scott Snyder che non si lascerà sfuggire quest’enorme possibilità. Se pur legato alle vicende regolari All Star Batman narra di avvenimenti dissociati dal suo fratello maggiore impostate in modo da favorire una narrazione libera da pesanti concatenamenti di continuity. La sensazione che si avverte leggendo il primo numero è la medesima che abbiamo davanti ad una grande opera in divenire.  Per comprendere ciò prendiamo un illustre esempio: la Sagrada Familia di Gaudì, magnifica e suggestiva basilica ancora oggi incompiuta, se pur con le dovute proporzioni. Il primo numero di All Star ci solletica quest’idea azzardata, ovviamente auguriamo a Snyder di completare questo ciclo con qualche anno in meno rispetto a Gaudì considerando che i lavori sono iniziati nel 1882. Ci troviamo davanti ad un qualcosa in divenire con del potenziale enorme, da sempre Due Facce è uno dei villain più pragmatici dell’universo batmaniano, un uomo in perenne conflitto interiore, scisso tra la luce e l’oscurità, una divisione presente in ognuno di noi, ciò che rende il personaggio appetibile. Lo sentiamo vicino, come se la sua degenerazione mentale fosse un po’ la degenerazione di tutti noi. In questo primo capitolo Batman e l’ex procuratore saranno costretti a vivere un’avventura on the road per l’America, fianco a fianco come due viaggiatori qualsiasi fino ad una destinazione finale ancora sconosciuta. Il primo grande nome che accompagnerà Snyder in questo percorso è John Romita Jr mentre parallelamente Declan Shalvey si occuperà del tie-in riguardante l’addestramento di Duke Thomas, il nuovo vigilante che segue le gesta del Cavaliere Oscuro.

Cuore centrale dell’opera è l’antologico su Batgirl, l’eroina figlia del Commissario Gordon scitta da Hope Larsson con i disegni di Rafael Albuquerque. Devo dire che a discapito di suoi grandi lavori come American Vampire non sono un grande fan dei disegni di Albuquerque, in modo particolare su questo numero di Batgirl, mi hanno dato l’impressione di esser poco elaborati come se l’autore pretendesse di lasciare troppo spazio alla fantasia, a peggiorare questa situazione ci pensa la storia che in questo primo numero stenta a decollare, ovviamente siamo solamente all’inizio e per la ragazza che dovrà affrontare le nuove avventura lontano dal Burnside rimandiamo maggiori decisioni ai prossimi capitoli.

Chiude questo mensile Batgirl end the Birds of Prey #1 scritta da Julie Benson e Shawna Benson con i disegni di Claire Roe, che sembra convincere molto di più rispetto alla testata maggiore, ancora una volta troviamo al centro della narrazione Batgirl e le sue alleate Black Canary e Huntress, ognuna con qualcosa di tormentato da mettersi alle spalle. Le tre eroine daranno la caccia ad una pericolosa minaccia che arriva direttamente dai mostri del passato di Barbara Gordon, una delle sue precedenti identità segrete sembra essersi ridestata. Una serie che potrebbe dare molte soddisfazioni in un futuro non troppo lontano.

 BATMAN: IL CAVALIERE OSCURO 1 (BATMAN: IL CAVALIERE OSCURO 55)

(Contiene All-Star Batman #1, Batgirl #1, Batgirl and the Birds of Prey #1)

€ 4.50

Seconda parte del filone narrativo parallelo sulle orgini di Wonder Woman, sempre con Rucka ai testi e la talentuosa Nicola Scott ai disegni.

Greg Rucka riesce a stravolgere ricalcando la tradizione delle origini di Diana. Nel precedente episodio abbiamo visto l'adolescenza, gli amori saffici e l'addestramento della principessa amazzone (e quello di Steve Trevor) fino all'arrivo dello stesso Trevor su Isola Paradiso. In questo numero affrontano la difficile decisione di cosa fare di questi uomini arrivati nella loro terra.

Il mito (e la DC Comics) ci hanno regalato l'immagine del popolo amazzone chiuso, con qualche punta di xenofobia, nei confronti degli stranieri. Chiusura che diventa violenza quando gli stranieri fanno pipì in piedi. Rucka non cancella tutto questo, ma rende molto più umano il loro comportamento: prima ancora di reagire le amazzoni vogliono capire. Gli stranieri sono uomini, non voluti e non invitati sull'Isola, e sono guerrieri con armi terribili e sconosciute, ma sono lì per un motivo visto che solo per volere degli Dei olimpi si può arrivare a Themyscira

L'impressione è che Rucka abbia dato più di una letta ai testi classici. Scorrendo le pagine si riescono a riconoscere le consuetudini della Xenìa (ospitalità sacra) greca:

Il rispetto del padrone di casa verso l'ospite: le amazzoni diffidano degli uomini, ma prestano le cure necessarie a Steve Trevor e si occupano dei suoi compagni morti nello schianto del loro aereo.

La consegna di un dono all'ospite: in questo caso l'aereo stesso, riparato e reso invisibile (grande citazione vintage), e Diana stessa. La principessa viene scelta come la migliore delle Amazzoni e quindi inviata assieme a Trevor come ambasciatrice nel mondo degli uomini. L'onere di questo grande onore è che se un amazzone lascia Isola Paradiso rimane in esilio per sempre.

 

Non sembrerebbe, ma Harley Quinn non è un personaggio facile da scrivere. Entrare in una mentalità contorta e folle e renderla originale è un compito arduo lungo una strada lastricata di cliché.

Non dico che nel primo volume di Rinascita ci riescano perfettamente, volume dove il primo capitolo la vede protagonista in uno speciale dal titolo Malfattori Anonimi, meno protagonista nel secondo, effettivo primo volume di Rinascita della Suicide Squad, che già formata attende durante una missione l’arrivo di Rick Flag.

In questo primo capitolo si scava a fondo nella mente di Harley, del suo passato da psichiatra che riemerge e delle motivazioni che la spingono a voler curare la gente, o meglio i cattivi. Disegnato dal sapiente Jim Lee e dalla sorpresa Sean Galloway. Le sue tavole trattano la situazione particolare all’interno della folle mente di Harley come fosse un cartone per bambini. Forse molti “tradizionalisti” potrebbero storcere il naso, eppure questa scelta è sensata e intelligente, mostra come Harley filtra il mondo, come lei si vede e come vede il resto, piccoli e dolciotti, perché non sono loro i cattivi, ma lo sono Batman, Superman, Flash ecc.

Questo speciale è nettamente collegato al primo capitolo di Rinascita di Suicide Squad. Per ora nulla di eccezionale, ma si apre una situazione interessante che potrebbe portare a interessanti sviluppi. Rick Flag è un cattivo solo per alcuni, la sua morale è tosta come il marmo, ed è proprio facendoci perno che l’oscura Amanda Waller tenterà di convincerlo a dirigere la squadra di supercriminali, per ora composta da Harley Quinn, Deadshoot e Boomerang, ma nelle cover appare anche Killer Croc, che vedremo più avanti insieme a Katana e June Moon, quindi un gruppo molto simile a quello del film.

Purtroppo sembra già passata la breve epoca in cui nella serialità il primo episodio (che sia un fumetto o serie tv) non ha più il mordente forte che un pilota deve avere, ma è già proiettato in avanti nella storia con la sicurezza di non doversi giocare tutto al primo round, e quindi non è possibile giudicare se una storia funziona o meno, ma le premesse sono valide e intriganti.

La scelta migliore è probabilmente quella di tenere vestito il personaggio di Harley Quinn, già abbastanza sensuale e bella con la sua follia. Non ha bisogno di mostrare le sue curve per sedurre, sopratutto in un periodo in cui si danno per scontato le nudità di personaggi femminili ben dotati di curve.

L’ultimo capitolo ci presenta la testata che seguirà Deathstroke. Mercenario dalla professionalità incrollabile. Un’apertura non proprio chiara, che lascia dei dubbi su alcune piccole cose, ma che nel complesso funziona, scavando nella vita e nell’etica di un villain, rendendolo incredibilmente interessante e sopratutto empatico al lettore nonostante la sua crudezza spietata.

 

 

Crediamo sia ormai ovvio, dopo averlo ripetuto così tante volte, il livello qualitativo raggiunto dalla testata principale di Superman con questa Rinascita dell'universo DC. Abbiamo, tuttavia, sempre sottolineato i problemi riscontrati con le altre testate, che si trattasse del lavoro davvero poco gradevole di Action Comics e quello interessante, ma con qualche piccola sbavatura, di New Super-Man.

Per questo in questa particolare recensione il tono sarà decisamente entusiastico, in quanto con questo quinto numero di Superman abbiamo, praticamente, quello che una testata con presenti diversi titoli al proprio interno dovrebbe essere. Finalmente in tutto quello che ci viene proposto c'è armonia, e, incredibile da dire, tutto soddisfa in maniera davvero ottima. Ma andiamo con ordine.

Nel caso della testata principale, sempre in mano al dinamico duo formato da Peter J. Tomasi e Patrick Gleason, il livello qualitativo è sempre eccelso ed in costantemente in crescita. In ogni numero questi due meravigliosi autori riescono, puntualmente, a regalarci emozioni a non finire, dando sempre più linfa vitale al personaggio cardine di tutta la DC. In quella che dovrebbe essere la testata supereroistica per antonomasia troviamo finalmente delle tematiche forti, approfondite attraverso dei personaggi la cui tridimensionalità è così evidente da lasciare il lettore stupito. Troviamo un Clark sempre più calato nel ruolo padre, che, come risulta ormai chiaro, continua ad essere uno dei punti fermi di questa spettacolare run, costretto sempre di più a fare i conti con il suo doppio ruolo di padre/supereroe e di tutti i rischi che questo comporta. 

Clark sta facendo suo uno dei ruoli più difficili e complessi anche per un paladino della giustizia, quello di educatore che deve cercare di indirizzare un giovane verso quello che sarà la propria vita, insegnandoli la differenza tra cosa è giusto e cosa è sbagliato, in maniera più approfondita di quanto si possa immaginare. Clark si ritrova a dover crescere un ragazzo con dei poteri sempre più grandi, scontrandosi in questo modo con delle difficoltà che rendono il ruolo di genitore sia complicato che fondamentale. In questo nuovo numero lo vediamo quindi alle prese con l'Eradicatore, scatenatosi insieme tutta la follia che si porta dentro, letteralmente.

Dopo aver additato Jon come impuro ed aver tentato di attaccarlo (dolcissimo il sacrificio di Krypto) vediamo tutta la rabbia di un uomo che teme per l'incolumità della propria prole. Superman non si risparmia e attacca, colpo dopo colpo, puntando più all'aggressività del momento che ad una vera strategia e tutto perché spinto dal sentimento misto di amore e paura. In suo aiuto vediamo accorrere lo stesso Jon, che in qualche frazione di secondo mostra immediatamente quanto valore può avere anche un giovane ragazzo. Il piccolo Jon è la summa delle parti migliori di molti, dentro di lui vive il meglio di Clark e Lois, tutta la casata degli El e quella dei Kent, inoltre il ragazzo mostra un coraggio, oltre che un grandissimo cuore, semplicemente eccezionale. A livello puramente teatrale vedere combattere padre e figlio fianco a fianco è quanto di più bello, ed epocale, potremmo mai desiderare. Tutto è reso possibile oltre all'ottima scrittura della storia dai disegni di un fuoriclasse con Patrick Gleason che, tavola dopo tavola, tende sempre di più a far scuola, imponendo il proprio stile grafico come un punto che farà sicuramente da spartiacque. Il tratto dolce ma allo stesso tempo dinamico e pregno di sentimento farà scuola senza ombra di dubbio.

La storia si evolve con una rivelazione che porta su temi sempre più particolari ed ampi, facendo ritornare Kryton ad essere il fulcro della situazione. L'Eradicatore, più folle che mai, ha immagazzinato tutte le coscienze dei kryptoniani poco prima dell'esplosione che ha definitivamente distrutto il pianeta, costringendole ad un'orribile prigonia forzata. L'essere si mostra sempre più inarrestabile con il solo fantomatico scopo di ricreare una nuova razza di kryptoniani puri sulla Terra. Tutto questo scontro si inserisce perfettamente anche nel lavoro svolto da Tomasi e Gleason per quanto riguarda il lato familiare del persoanggio, poiché vediamo lo stesso Clark agire in primis per i propri cari, arrivando a sogare anche Jonathan Kent (come a voler intendere che figli lo si è per sempre).

Superman si riconferma nuovamente come un fumetto strepitoso, dall'altissimo livello qualitativo. Si tratta di uno di quei prodotti di cui vorresti un capitolo al giorno, è un lavoro avvincente, bello e ben congegnato. Soddisfacente sotto ogni punto di vista. Tomasi e Gleason stanno esaudendo il sogno di tutti quei lettori dell'Uomo d'Acciao ormai stanchi delle storie insipide proposte troppo spesso su Supes.

Come dicevamo in apertura il salto di qualità è presente in ogni testata e quindi, inaspettatamente, anche sul vero punto debole di questo quindicinale: Action Comics. Dan Jurgens riesce finalmente a realizzare un numero piacevole sotto molteplici aspetti. Non stiamo comunque parlando di un lavoro che fa gridare al miracolo, sia ben chiaro, ma dopo ben cinque numeri riusciamo a leggere un fumetto d'azione con tempi ben calibrati e che riesce anche a lasciare qualche momento di dolcezza e di riflessione, tra la continua dose di colpi che i personaggi si infliggono l'un l'altro. Jurges, a modo suo, riesce anche ad accennare il tema della "preoccupazione paterna" sviscerata sulla testata principale. Anche la parte grafica subisce un netto miglioramento con l'arrivo di Stephen Segovia alle matite. Il bisogno di un disegnatore capace era sicuramente un punto importante per un miglioramento qualitativo di Action Comics e Segovia, seppur risultando frettoloso e poco curato nella realizzazione di qualche dettaglio e dei volti in secondo piano, sembra essere una scelta molto adatta: il tratto netto e potente, unito alla colorazione tendente al pastello riesce a dare degli spaccati d'azione estremamente godibili.

Speriamo davvero molto che questa crescita possa continuare visto che si sta comunque parlando di una testata dall'importanza inenarrabile, fondamentale per l'economia del personaggio.

Altro lavoro a lasciare stupefatti è il secondo numero di Supergirl di Steve Orlando e Brian Ching. La storia imbastita da Orlando risulta davvero molto profonda e ci mostra, analizzando tutte le più semplici azioni compiute sulla terra, lo scoglio che possono rappresentare anche per chi viene da una società esponenzialmente più avanzata. In maniera molto sobria lo scrittore fa comprendere la complessità della solitudine e dell'incomprensione attraverso quella che dovrebbe essere la normalità della vita giovanile. Kara si sente totalmente estranea in questo mondo così antiquato che,  nonostante tutti gli sforzi compiuti, sembra essere sempre pronto a gridare il proprio dissenso, anche quando si tratta di aiutare delle persone innocenti.

Orlando analizza tutto questo mostrandoci degli spaccati delle due vite vissute da Kara, attraverso i quali ci rendiamo ancor più conto della netta differenza tra le realtà. Tutto questo non farà altro che farci addentrare ancor di più nel dramma personale di un'adolescente che si ritrova con un pugno di mosche in mano, senza più una famiglia ed una casa pronta ad accoglierla. A permettere l'impennata qualitativa finale alla serie sono i meravigliosi disegni di Brian Ching, che grazie ad uno stile molto cartoonesco, il quale si muove lo squadrato e lo spigoloso, riesce a dare quel tocco di personalità ad una testata che già dalle prime battute mostra un grandissimo valore. Le tematiche sono estremamente interessanti, oltre che essere analizzate in maniera ottima, e la parte grafica è particolare oltre che ineccepibile.

Con questa nuova uscita, proposta da Lion Comics (RW Edizioni) Superman si classifica come imperdibile su tutta la linea, imponendosi con un livello generale estremamente alto che fa essere felici dell'acquisto. Comprare un quindicinale, aprirlo e leggere tutto con così tanto piacere non è cosa da tutti i giorni: avere la soddisfazione di poter vedere tale personaggio tornare ad imporsi come standar qualitativo è qualcosa di estremamente piacevole.

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