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Chi racconta storie legate a malattie o ad avvenimenti tragici della vita di un individuo, passa per un rischio fondamentale: risultare didascalico, provando pena per le vittime delle sventure. Scegliendo quella strada, è facile suscitare sentimenti di compassione nel lettore, ponendolo sul binario emotivo dell’empatia in posizione giudicante, che non riesce ad andare oltre la componente negativa raccontata, metabolizzando la storia come unidimensionale e poco credibile.

In un mare di prodotti di questo tipo, la Tunué rappresenta una piacevole eccezione. Sempre attenta alla sensibilizzazione nei confronti degli eventi negativi della vita, la casa editrice di Latina restituisce dignità umana ad ogni sventura o sfortuna in ogni suo volume, disegnando personaggi a tutto tondo che vanno oltre le malattie o i lutti personali. L’autore che ha saputo esprimere al meglio questo concetto è sicuramente Paco Roca, che con Rughe ha scosso dalle fondamenta il modo di raccontare la malattia degenerativa nel mondo del fumetto.

L’aspetto fondamentale che caratterizza la narrazione è la leggerezza con cui viene affrontato il tema principale. L'autore sceglie di raccontare la storia attraverso un gruppo di anziani all’interno di una casa di riposo: li fa interagire tra loro mostrando vari aspetti della vita, dai più spensierati ai più cupi, prendendo poco sul serio quelli che, normalmente, spaventerebbero solo a nominarli. L’Alzheimer è uno spettro lontano che infesta i malati del piano superiore, dove vanno a finire coloro che non sono più autosufficienti. Ogni personaggio ha lo stesso scopo: evitare più a lungo possibile l’ascesa senza ritorno verso il secondo piano.

Da questo obiettivo non nasce paura, anzi. Diventa propulsore di uno spirito d’iniziativa forte, che porterà gli inquilini della casa di riposo a trovare mille espedienti per esorcizzare la paura di quel particolare momento della loro vita che, purtroppo, sanno che arriverà. L'anziano Emilio, affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. Qui apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, in una nuova quotidianità che mischia continuamente il presente con i ricordi, generando situazioni comiche intervallate da momenti più tristi, proprio come accade nella vita vera. Il protagonista troverà una spalla (involontaria e decisamente poco gradita) in Michele, suo compagno di stanza, tra i personaggi più brillanti del volume, che farà vivere ad Emilio e agli altri inquilini esperienze molto particolari. 

Rughe di Paco Roca è un graphic novel edito da Tunué (collana Le Ali), disponibilie sul sito della casa editrice al prezzo di 7.90€.

Le tapparelle di legno schermano lo studio dai rumori e dalle voci del matrimonio che si festeggia nel giardino. Alla scrivania il padrone di casa, un uomo imponente, indossa lo smoking delle grandi occasioni e osserva il suo ospite, che è in piedi con il cappello in mano, in atteggiamento sottomesso. Quest’ultimo lancia un occhiata al padrone di casa e dice: “Io credo in Gotham City.”

Se non fosse per l’ultima frase, potremmo aver descritto la sequenza iniziale de Il Padrino. Ma questo non è un film ma un fumetto, i protagonisti non sono Vito Corleone e Amerigo Bonasera ma Carmine “Romano” Falcone e Bruce Wayne, a regalarci questa sequenza carica di significato non è Coppola ma Loeb (storia) e Sale (disegni). Questo è Il Lungo Halloween.

Forse una delle storie più profonde del Cavaliere Oscuro, Il Lungo Halloween si articola in tredici numeri e copre un arco narrativo di un anno, il secondo anno di attività di Batman. Si vede nascere l’alleanza tra l’eroe mascherato, il commissario Gordon e il Procuratore Distrettuale Harvey Dent, la trasformazione di questa alleanza in sincera amicizia e infine la sua tragica conclusione. Si vede l’emergere di un serial killer chiamato Holiday che ammazza senza pietà i membri più in vista delle famiglie mafiose di Gotham. Assistiamo, inoltre, il grande cambiamento che sta investendo la città del pipistrello.

Il cambiamento: ecco il primo dei due grandi temi di quest’opera. L’arrivo di Batman ha scosso dalle fondamenta lo status quo criminale. Se da una parte finalmente gli onesti e chi crede nella legge (e in Gotham, come spesso viene ripetuto) prendono il coraggio necessario per reagire a decenni di corruzione e delinquenza dall’altra c’è la reazione violenta del tessuto criminale che, di fronte ad un nemico nuovo e spietato, può solo evolvere. È lo stesso Gordon a rendere palese questa situazione a Batman, nel manicomio di Arkham di fronte alle celle dei villains (i vari Joker, Poison Ivy, Pinguino, Spaventapasseri) con la frase: “Sono così tanti. Da quando sei apparso sono quasi raddoppiati. Non che ci sia una correlazione diretta, ma... Ci pensi mai?” Gli stessi criminali “normali” non sanno come reagire a queste nuove figure criminali. Carmine Falcone stesso, intoccabile capo dei capi di Gotham, apostrofa la nuova fauna criminale come “Mostri” e li disprezza apertamente, salvo servirsene in  alcune occasioni (l’Enigmista nella sua versione più comica e Poison Ivy in una delle più sexy e diaboliche, per dovere di precisione).

Altro grande tema di questa saga è la dualità, il doppio, il numero due. Batman e Bruce, Batman e Catwoman, Holiday, Harvey Dent e Due Facce, guardie e ladri, padri e figli, criminali normali e freaks. I due lati della medaglia sono sempre presenti, appena accennati all’inizio fino ad arrivare ad un esplosione nel finale. Quando arriverete alla penultima pagina illudetevi pure di aver risolto tutti i misteri e i dualismi, ma l’ultima pagina vi smentirà regalando un finale carico di significati e interpretazioni nascoste.

Loeb e Sale devono molto ai gangster movie (il già citato Il Padrino e Quei Bravi Ragazzi solo per citare le due fonti d’ispirazione maggiore) per la creazione de Il Lungo Halloween. Sale ha disegnato una Gotham City noir e cinematografica, quasi un altro personaggio invece di una semplice location, grazie ad un tratto marcato e “sporco” e all’infinita gamma di neri e grigi di Gregory Wright. Punto di forza del Batman di Sale è la sua dinamicità e potenza. Il costume del pipistrello sembra una cosa viva e riesce ad accrescere la drammaticità dell’azione. A rifinire, e definire, questi disegni c’è la profonda psicologia dei personaggi creata da Loeb, che ci regala un Batmanumano”: capace cioè di sbagliare e di compiere errori di valutazione. Un detective vero e puro.

Ho sempre amato le storie dei supereroi scollegate dalla continuty narrativa e dalle testate regolari. Spesso, queste brevi parentesi delle loro vite sono delle piccole perle, che non potrebbero mai trovare posto nella serialità a causa delle conseguenze degli avvenimenti narrati. In queste storie, spesso, si parla di versioni alternative della nascita e della morte di questi eroi, ipotizzando una vita diversa per loro.

Hulk: The End. Un titolo che non lascia spazio all’immaginazione. Come può morire un essere immortale? Signore di un pianeta deserto, Hulk combatte ogni giorno contro furiosi eserciti di insetti ipersviluppati che vogliono mangiarlo vivo. Cos’è successo? Com'è giunto a questo punto? Hulk non si pone domande, vuole solo essere lasciato in pace. Perché il vero disturbo, per lui, oltre gli insetti, oltre quell'oggetto voltante che lo segue costantemente, è Bruce Banner

Bruce trascina il suo corpo anziano in giro per le lande desolate di un pianeta morto. È la reliquia vivente di ciò che è stata un tempo l’umanità, portando su di sé il fallimento di un’intera razza, il peccato di respirare ancora dopo l'autodistruzione

Banner vuole morire, Hulk vuole vivere. L’uomo vuole lasciare che la natura faccia il suo corso, il titano vuole perpetuare la sua esistenza per inseguire il suo sogno: la solitudine eterna, essere finalmente lasciato in pace.

Hulk: The End pone diversi interrogativi etici, aggrappandosi fortemente alla mitologia antica e alla religione. Sia l’uomo sia la controparte verde nel corso della storia diventeranno simboli di una guerra eterna, quella tra uomo e superuomo, combattuta (mai come in questo caso) nell’animo. È una storia di profonda solitudine e disperazione, che (sembra) essere senza via d’uscita. Hulk, a differenza degli altri superuomini, non cerca la collettività, perché rifiuta totalmente la sua componente umana, vedendola come unica debolezza della sua perfetta autarchia. Ma cosa succede quando viene spinto al limite? Cosa succede quando l’uomo disperato trascina con sé una bestia iraconda?

Questa storia autoconclusiva fa parte di un ciclo di storie omonime, che ipotizzano la fine di altri eroi oltre Hulk, tra cui: Wolverine, Punisher e Iron Man. Scritta da Peter David, disegnata da Dale Keown e inchiostrata da Joe Weems, è stata pubblicata dalla Marvel per la prima volta nel 2002.

La versione che ho letto è recensito è quella inserita all’interno del volume #34 della collana Supereroi: Le Grandi Saghe (Panini Comics, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera).

 

C'è sempre il personaggio iconico di una qualsiasi età che rende oro ogni cosa tocchi con mano. Quest'oggi ci ritroviamo nel giorno del 99° compleanno di qualcuno che porta già nel suo nome un titolo che ha meritato con sudore, e che è venuto a mancare nel 1994, troppo presto per le emozioni che poteva continuare a regalarci solo raccontando le origini dei suoi personaggi che resteranno immortali e, soprattutto, un cambiamento per tante generazioni: Jack Kirby.

The King ha decretato e aiutato la nascita di tantissimi dei personaggi che resteranno negli annali della storia fumettistica: Iron man, Hulk, gli X-men, Thor, gli Inumani, e tanti altri, ma soprattutto i Fantastici Quattro, la prima famiglia, coloro a cui Kirby ha dato maggiormente una forma con l'aiuto del suo grande e storico collaboratore Stan Lee.

Ed è proprio di un numero in particolare dei Fantastici Quattro che parliamo oggi: L'arrivo di Galactus (Fantastic Four #48Fantastici Quattro #44 Edizione Corno).

La Terra è ancora una volta minacciata da Maximus, fratello di Freccia Nera, il Re degli Inumani (creazione storica e fondamentale di Kirby), quando la Prima Famiglia interviene per interrompere i suoi piani malvagi che prevedono di sterminare la razza umana per regalare alla sua gente, gli Inumani, una terra tutta loro e non solo un piccolo regno come quello di Attilan.

L'intervento dei F.Q. è tempestivo, ma è proprio suo fratello Freccia Nera a fermarlo, quando ad un tratto Maximus, dal macchinario che stava utilizzando per distruggere la vita umana invertendo i poli crea una zona negativa intorno alla terra degli Inumani, separando così Johnny Storm (la Torcia Umana) dalla sua amata Crystal, motivo per il quale Mr. Fantastic (Reed Richards) prometterà a suo cognato di tornare a casa e cercare un metodo per liberare gli Inumani dalla morsa di Maximus.

Tutto procede normalmente fino a quando in cielo appaiono prima delle fiamme che non bruciano e poi dei detriti di asteroidi che oscurano completamente il cielo, fino a scoprire che tutto ciò è opera dell'Osservatore, un essere supremo di un'antica terra che per l'appunto ne osserva l'evoluzione, e stava compiendo tutto ciò come atto di protezione perché si stava avvicinando un essere anch'esso storico e temuto, Silver Surfer, l'araldo delle stelle, colui che spiana l'arrivo di un essere di guerra e mangiatore di mondi, in grado di prosciugare la vita da tutti i pianeti selezionati dal Surfista d'argento per il suo sostentamento: Galactus.

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È qui che Kirby inizia un ciclo storico per i Fantastici Quattro, è qui che mostra la sua creatività sugli esseri venuti dallo spazio, colori con i quali ha debuttato da ragazzo, rifiutato da ogni accademia proprio per la sua visione pionieristica ad osare, ed è proprio per questo che il suo ciclo di storie sulla Prima Famiglia in compagnia di Stan Lee è da recuperare: uno spettacolo per gli occhi, un colpo al cuore, un viaggio intergalattico iniziato negli anni in cui l'uomo voleva scoprire cosa c'era aldilà della Terra, un viaggio che Jack Kirby aveva già compiuto nella sua mente regalandoci perle del genere.

Auguri, quindi, al più grande di tutti i tempi, a colui che non verrà mai dimenticato qualunque siano i metodi futuristici di disegno o gli stili che avanzeranno negli anni, perché Kirby era già il futuro a suo tempo.

Un'avvertenza d'obbligo per chi si appresta a leggere questa recensione. La redazione di Geek Area è costituita da un team multireligioso che rispetta tutte le fedi. Ciononostante, il professare o meno una religione non ci impedisce di svolgere il nostro lavoro con professionalità e obiettività, anche quando l'opera recensita potrebbe risultare offensiva per alcuni. A questi ultimi porgo l'invito a cambiare articolo.

Fatta questa premessa, possiamo iniziare a parlare di un fumetto che è tanto blasfemo quanto divertente, un'uscita che nonostante gli anni rimane attuale (un'evergreen, o meglio, evergeek!) : Le cronache di Wormwood.

Danny Wormwood, affascinante inglese dagli occhi di ghiaccio, è venuto a New York per edificare la propria fortuna nel mondo della tv via cavo. Ha una bella casa e, tutto sommato, una bella vita. Ah, è anche l'Anticristo. Suo padre, Satana, vorrebbe che il suo erede desse il via all'armageddon, ma Danny ha deciso di abbandonare quel piano. Piuttosto preferisce dedicarsi alla propria munifica attività di produttore lasciando l'umanità al proprio libero arbitrio. I suoi unici amici sul piano mortale sono Jimmy, un coniglio a cui Danny ha dato il dono della parola il cui passatempo è blastare i fan di Star Wars su internet, e Jay, un ragazzo di colore con una vistosa cicatrice sulla testa con qualche rotella in meno. Anche il suo non è il padre dell'anno. Dopotutto l'ha mandato sulla terra a farsi crocifiggere. Anche Jay ha rifiutato la propria missione e invece di morire per i peccati degli uomini avrebbe preferito vivere per spiegare daccapo il suo messaggio. O almeno, questo era quello che pensava prima dei fatti di L.A.

Volenti o nolenti, il giorno del giudizio deve arrivare e Satana si allea con il depravato Papa Jacko per costringere il figlio ad accettare il proprio destino. Wormwood, però ha altri piani che lo condurranno all'inevitabile scontro con il re degli inferi e con un  Dio tutt'altro che divino.

Sarà pure un fumetto blasfemo, sarà sboccato e crudo, ma Le cronache di Wormwood tocca temi importanti (il fraintendimento del messaggio di Cristo, ad esempio, o il razzismo all'interno della gerarchia ecclesiastica, la pedofilia) e lo fa sotto la luce spietata dei colori e i disegni di Jacen Burrows che per l'occasione tralascia la propria vocazione al realismo per un tratto caricaturale, grottesco che vede i corpi perfetti misti agli abomini e ai ridicoli mortali. Lo splatter comico di Burrows esalta la pungente ironia  di Garth Ennis in perfetta sinergia. I lettori dotati di sense of humour ameranno questa miniserie e rideranno fino alle lacrime. Dopotutto, parafrasando Wormwood, il pepe sarà sempre meglio di sbobba insulsa e senz'anima.

Il primo volume è disponibile sul sito di BD edizioni.

Titolo: Le cronache di Wormwood

Autore: Ennis, Burrows

Formato: Copertina flessibile

Numero pagine: 144

Editore:Edizioni BD (17 giugno 2010)

ISBN-10:8861235700

ISBN-13:978-8861235700

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