Comics Reviews

Avevamo lasciato il mese scorso Invincible e la sua squadra alle prese con l’assalto viltrumita, ora li ritroviamo in un capitolo epico e cruciale della guerra contro Viltrum.

Mark Grayson, Omni-Man, Allen, Tech Jacket e il giovane Oliver si preparano ad uno scontro per la salvezza dell’intera galassia in quello che è un numero atroce ed esplosivo.

Dopo un apparente calma, il “team Invincible” viene attaccato di sorpresa nello spazio da tutti i guerrieri viltrumiti capitanati dal reggente Thragg, un villain superbo e spietato anche più dell’ormai defunto Conquest.

Lo spazio è il teatro dello scontro più cruento e drammatico da quando Mark è arrivato sulle pagine dell’Image Comics.

Ci troviamo davanti a delle tavole adrenaliniche dove il sangue fuoriesce dalle pagine, un vero e proprio capolavoro della nona arte, firmato come sempre Ryan Ottley.

In questi due capitoli ci sono una serie di colpi di scena che lasceranno spalancate le vostre bocche come non mai, con una battaglia che si concluderà aprendo nuovi scenari probabilmente ancora più drammatici.

Cosa nascondono i viltrumiti? Quale sarà il futuro dell’intera galassia? Riusciranno Mark e la sua squadra a vincere questa guerra?

Un numero assolutamente tra i migliori tra quelli pubblicati finora, una vera e propria perla per il genere supereroistico, con lo sceneggiatore Robert Kirkman che si conferma come uno dei migliori nel suo lavoro.

Conclude l’albo la seconda storia di Tech Jacket, dove il protagonista cerca di comprendere al meglio la tuta e quello che può fare con essa, ma qualcosa di inaspettato sta per arrivare sulla Terra.

Invincible edito da SaldaPress lo trovate ogni mese in edicola e in fumetteria al prezzo di 3,90 euro.

Buona lettura!

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E sono 3! Rieccoci qui (è già passato un mese!) per parlare del terzo capitolo del webcomic intitolato Black Rock, targato Wilder! Siete pronti? Io no, perchè quello che ho letto non solo mi ha inquietato come al solito, ma mi ha anche fatto sentire molto giudicato... che abbia qualcosa da nascondere? 

Mettiamo, dunque, in pausa la storia nel presente ed immergiamoci nel passato con un flashback che occupa praticamente tutto il capitolo. Si parla di Lester, di cosa abbia fatto, dei suoi peccati. Lester chi? Non chiedetelo a me, leggetelo qui piuttosto! Se si pensava di aver raggiunto il livello massimo di tenebroso nei capitoli precedenti, non avete ancora visto niente. Appare ormai chiaro che siamo soltanto all'inizio della storia, non sono ancora arrivati Loro. Che arrivino nel mid-season finale con il quinto capitolo? Speculazioni a parte, non temete, fatevi avanti nella lettura. Al termine di questo episodio, probabilmente avrete più domande che certezze. 

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Dannato Sicchio! Non c'è nulla da fare, ormai si diverte a regalarci personaggi inquietanti e del tutto fuori dalla norma. Gioca con i nostri sentimenti da lettore che vorrebbe tutto e subito. Ma non si fa così, lui lo sa bene e ce lo sbatte anche in faccia con una certa ostentatezza, chiarendoci alcuni punti ma aprendo nuove finestre subito dopo. Non si sa mai cosa aspettarsi. L'imprevedibilità di Black Rock è decisamente un punto a favore. 

A rincarare la dose questo mese ci sono anche le due new entry: Pierluigi Minotti ai disegni, e Mattia di Meo ai colori.  Lo stile dalla sintesi gustosamente sporca di Minotti riesce molto nella caratterizzazione del lato western della serie, mentre i colori di di Meo donano un grande effetto all'elemento sovrannaturale e al cambiamento delle sensazioni di Lester, l'uomo che piange. I due guest artist funzionano? Assolutamente si, e a questo punto si vorrebbe vedere di più su quel che hanno da dirci. Due stili diversi rispetto a quelli di Vanni e Segala, che non mancano nel prologo ed epilogo. 

Citando Groucho Marx

Dietro ogni uomo di successo c'è una donna...

Peccato che l'attore e comico statunitense non avesse fatto i conti con Maria Letizia Mirabella, curatrice del lettering di tutte le serie Wilder e, a quanto sembra, colei il cui compito è ben più faticoso di molti altri: dover mettere in riga stavolta non tre, ma ben cinque uomini! Fai del tuo peggio, hai il nostro appoggio. 

Noi ci vediamo il mese prossimo con Black Rock #4! Fate i bravi, non vorrei rischiaste di sentire più freddo del solito...

 

 

So long Bubs! 

Dopo 5 volumi si esce dagli echi del colpo di Venezia, si apre una nuova situazione. Ora che la sua famiglia è salva può riprendere a fare quello che gli riesce meglio, il ladro. Conrad però non fa in tempo a ritrovare il suo essere Redmond che subito viene messo alla prova. Questa volta è in ballo il suo onore di ladro. Un confronto a tre con un bellimbusto spagnolo e una furbetta inglese. I tre migliori ladri al mondo messi alla prova per conto di due fratelli russi, tra i magnati più ricchi del mondo. 

Andy Diggle sembra avere in mano la situazione, ancora suoi i testi di questo volume, come i disegni di Shawn Martinbrough. Ormai i due sembrano fare coppia fissa per Thief of Thieves.
La vera bravura di Diggle e Martinbrough è la capacità di rendere tutto estremamente scorrevole. Il lettore vola su questo fumetto che si lascia divorare in poco tempo e lo lascia con l’appetito giusto alla fine delle 120 pagine circa. Per quanto il tratto sia realistico e di spessore, resta di semplice lettura, concentrando i dettagli nei volti dei personaggi. Inoltre le gabbie sono quasi tutte composte da vignette orizzontali che rendono il tutto più cinematografico. Gli incastri delle scene sono sempre ottimamente gestiti, per rendere al meglio punti di svolta che non avrebbero funzione in una sequenza narrativa lineare.

Edito negli Stati Uniti da Skybound, creato dal fondatore della stessa Robert Kirkman, Thief of Thieves è il fumetto che non ti aspetti, portato in Italia dalla sempre presente saldaPress.

 

Thief of Thieves vol. 6 - La febbre dell'oro
Titolo: Thief of Thieves vol. 6
Sottotitolo: La febbre dell'oro
Autore: Andy Diggle, Shawn Martinbrough, Felix Serrano
Collana: Skybound
ISBN: 9788869191442 
Dati: 2017, 132 p., brossura
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Disponibilità: Disponibile 
Prezzo di copertina: 14,90€

Lo avete ammirato in Sandman, vi ha entusiasmato con Miracle Man ed ora, Neil Gaiman vi folgorerà con il suo American Gods. Non il libro, il fumetto! Ebbene si, da un paio di giorni negli States è uscito il primo numero della serie, adattamento dell'omonimo romanzo vincitore del Premio Bram Stoker, Hugo e Nebula nel 2001/2002. Avrete, forse, sentito parlare anche di un adattamento televisivo che debutterà il 30 Aprile sull'emittente Starz.

American Gods #1, edito da Dark Horse Comics è scritto da Neil Gaiman e P. Craig Russell, disegnato da Scott Hampton.

Partiamo col dire che non sia necessario aver già letto il libro, in quanto il fumetto si prescrive come obiettivo quello di riportare, fedelmente o meno, quello che accade nel romanzo. Shadow Moon, ex detenuto, in seguito ad una tragedia famigliare viene avvicinato dal misterioso Mr. Wednseday per diventarne il suo bodyguard. Accettando, il protagonista si ritroverà catapultato in un mondo sovrannaturale in cui punto focale è una guerra tra dei antichi e contemporanei.

Ora, detta così sembra la solita tamarrata con dei imbottiti di steroidi che se ne danno di santa ragione. In realtà si tratta di una vicenda molto più profonda, antica e d'introspezione psicologica, in cui è evidente un'approfondita cultura del mondo mitologico (egizio, greco, norreno, africano, slavo ecc.). American Gods #1 pone le basi per quel che diventerà: una serie cinica, ironica, diretta, con numerosi spunti di riflessione. Utilizzando gli dei antichi, ci mostra quanto il mondo sia cambiato e i valori morali abbiano avuto un declino clamoroso, venendo sotituiti dal materialismo becero.

La narrazione, nonostante sia ricca di aggettivi, è scorrevole, a tratti molto secca ed essenziale. Gaiman, cattura, ammalia con la sua capacità di scrittura. La collaborazione con Craig Russell risulta in un pilot estremamente dettagliato nella descrizione delle sensazioni provate dai personaggi, riesce nelle primissime pagine a rendere l'idea di soffocamento, disillusione e crudezza dell'ambiente carcerario. Nelle ultime pagine l'autore, insieme ai disegni di Hampton, riesce a creare uno scenario ritualistico ed inquietante, che fornisce al lettore un assaggio di quel che lo aspetterà nei prossimi numeri. 

I disegni fotografici di Hampton, forniscono un ampio spazio per la cura degli ambienti interni ed esterni, meno per quanto riguarda i personaggi. La scelta dei colori è tale da creare un'atmosfera solenne e drammatica, in linea con le emozioni provate dal protagonista. 

La variant di American Gods #1 è di Dave McKean

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So long Bubs!  

Quando si fanno storie di ladri e di truffatori è quasi impossibile non citare la saga di Ocean. In questo fumetto si cita persino Colpo Grosso con Frank Sinatra, film da cui è tratto Ocean’s Eleven. Neanche Robert Kirkman può esimersi dal citarlo. Si perché la storia (non la sceneggiatura) è del caro Kirkman, che sembra avere più mani di un polpo. 
Tutto gira intorno ad una turbolenta situazione famigliare, Conrad Paulson è divorziato, con un figlio che segue le sue orme e un ex moglie sexy e arrabbiata. Conrad, conosciuto nell’ambiente come Redmond, è considerato il miglior ladro del mondo. La cosa non sta bene a tutti, e altri non vedono l’ora di sfruttarlo. Redmond però ne sa una più del diavolo, e riuscire a fregarlo è quanto di più difficile.
Tutto sembra ruotare intorno ad un colpo a Venezia di cui si parla nel primo volume, ma gli echi arrivano fino al quinto. Ma il colpo a Venezia è semplicemente il pretesto per parlare di chi è Conrad, un uomo che nonostante non abbia legami famigliari normali, tiene alla sua famiglia come pochi altri. Suo figlio Augustus cerca in tutti i modi di imitarlo, il risultato è sempre tragico, eppure suo padre è con lui, non può rinnegare il legame con lui. Audrey, la sua ex moglie, non l’ha mai dimenticata, non riesce nemmeno ad andare con altre donne, e l’opportunità c’è stata e, nonostante l’occasione faccia l’uomo ladro, Conrad non è quel tipo di ladro. Uno con un codice, con una forza morale incrollabile e un’ingegno fuori dal comune, ma non toccategli la famiglia.
Le trame di Thief of Thieves sono relativamente semplici, è il montaggio che gioca la mano migliore di questa storia. I flashback creando continue domande e incroci, dando poi risposte folgoranti, e nonostante tutto è scorrevole. Il merito non è di Kirkman, ma di Nick Spencer, James Asums e Andy Diggle (che sembra averne preso le redini dal volume 4).
I disegni invece sono sempre fissi nelle sapienti mani di Shawn Martinbrough, che immortala un Conrad come il migliore dei Cary Grant. I colori di Felix Serrano e Adriano Lucas sono netti e semplici e senza esagerazione.
Thief of Thieves non è forse il titolo altisonante che tutti cercano o aspettano, ma è un prodotto di alta qualità e sopratutto sembra adatto ad ogni genere di lettore, saldaPress è un assicurazione.
Da poco è uscito il numero 6, un momento buono per iniziare a recuperare i precedenti.

 

Rick Remender è uno che sa esattamente cosa vuole, disegno compreso. Se si vedono gli ultimi lavori usciti in Italia (Low con Tocchini, Black Science con Scalera e ora Tokyo Ghost con Sean Murphy ) si notano chiaramente immagini simili per impatto e tratto. Ogni vignetta immortala un movimento come un quadro e lo fa con tratti decisi, i tre disegnatori sono tanto simili quanto differenti. Nel particolare, Murphy sa essere duro e sensuale, degno di un paragone con Toppi.


Se volessimo definire il genere bisognerebbe parlare di cyber punk post apocalittico, pieno di azione e senza pause, completamente folle e travolgente. Eppure ancora una volta Remender muove le sue pedine sulle relazioni importanti. Tokyo Ghost è una tormentata storia d’amore, tra le più belle.


Led (o Teddy) e Deb sono una coppia particolare, ricordano prepotentemente Ranxerox e Lubna, ma non sono uguali alle creature di Tamburini e Liberatore. Led è si un killer spietato, ma è diventato così per via del “veleno” digitale da cui è assuefatto, Deb invece non è una tossica, non ha mai avuto dipendenze, e tra i due c’è un forte legame d’amore, che supera la mera chimica sessuale. Il mondo stesso ricorda quello di Ranxerox, proprio come struttura caotica voluta dall’evoluzione tecnologica e anche per l’erotismo che sprigiona. Ci si ritrova poi in una situazione con dinamiche da videogioco come pezzi intercambiabili, persone controllabili da un joystick, aggiornamenti del proprio corpo e mente.


La grande bravura di Remender è la sovranità con cui domina i suoi mondi. Un forte strato sociale fa da base ad ogni sua storia, forse in Tokyo Ghost più di tutte. Un mondo perennemente connesso ad internet, tecnologia-dipendente, un futuro che non sembra troppo irreale. Eppure esiste un luogo che rifiuta tutto questo, che ha imparato ad accettare la vita nella natura che ha preso il sopravvento, nella zona di Tokyo, a qualcuno però non va bene e intende cancellare questo paradiso.
La storia si muove su questi due estremi, droga digitale e natura analogica, e Deb e Led ci si ritroveranno dentro fino al collo, fino a compiere scelte estreme, mostrando le forze e le debolezze di questi personaggi.

Esce oggi per Bao una grande storia di un grande sceneggiatore accompagnato da un grande disegnatore. Il primo volume corrisponde ai primi 5 capitoli.

 
 
Tokyo Ghost - Volume 1
  • Autori: Rick RemenderSean Murphy
  • Genere: Credi di essere pronto, ma ti sbagli
  • Pagine: 136
  • ISBN: 978-88-6543-820-6
  • Formato e rilegatura: Brossurato 16 x 24
  • Data di pubblicazione: 16/03/17
  • Stato: Disponibile
 
€ 14.00

Dopo una lunga attesa, durata circa quattro mesi, torna The Dark Knight III: Master Race con la sua sesta sinfonia. Nel precedente antologico avevamo lasciato il Cavaliere Oscuro e l’umanità alle prese con la minaccia kandoriana, l’elitaria città in bottiglia sfuggita all’amaro destino di Krypton. Le sorti dello scontro sembrano improvvisamente essersi capovolte. La scelta di depotenziare gli alieni attraverso una pioggia acida di Kryptonite è un colpo di genio narrativo estremamente esaltante, coloro che fino a pochi istanti prima erano dei, si vedono privati dei loro poteri, ma soprattutto del loro status quo. Il cacciatore improvvisamente diventa preda stravolgendo le gerarchie della catena alimentare. Trasmutando il volere divino in mortale, Miller e Azzarello ristabiliscono l’ordine delle cose e lasciano che siano i cittadini di Gotham ad elargire il giudizio definitivo, Batman e Superman per quanto presenti sulla scena rimangono in disparte. Ancora una volta torna la considerazione dell’opinione di massa e la percezione della volontà popolare capisaldi del fumetto Milleriano. Questo numero sei non è l’ennesimo spillato celebrativo di Batman, ma un numero globale, dove la tanto agognata razza suprema viene ridotta alla normalità e ne paga le conseguenze.

Ancora una volta Dark Knight ribadisce il proprio messaggio, dimostra al mondo quanto sia eccezionale nel processo di costruzione semantica della minaccia, in assoluto il primato nel lavoro di questa terza opera è costituire un nemico credibile a livello globale e questo Master Race #6 ne diventa lo specchio. La realizzazione dell’opinione pubblica viene elaborata nei minimi dettagli e sarà proprio questa cura maniacale a portare alla luce lo straordinario cliff-hanger finale.

La mente dietro questo vendicativo progetto resta in disparte, lasciando la guida della ribellione alla sua sottoposta prediletta. Bruce Wayne invecchiando è diventato sadico, è lui stesso a raccontarci in questo numero le sue verità, propenso verso il godimento nel vedere la riuscita dei suoi diabolici piani, nella terza età della sua vita diventa più fatalista che mai, spinge fuori considerazioni ed emozioni prive di qualsiasi freno, e smaschera l’eroe in virtù della brutalità dell’uomo. Consapevole che presto sarà la sua fine Batman non cerca più di andare avanti trovando alibi ma semplicemente ama vedere il proprio nemico umiliarsi al suo cospetto, tanto da fermare Superman pronto nel mettere una fine definitiva alla vicenda.

 Al centro del minicomic troviamo ancora una volta Carrie e Lara a confronto. Se sul piano fisico tra le due non c’è paragone, con la discendente delle amazzoni a farne da padrona su quello mentale Carrie dà la netta sensazione di esser maturata rispetto alla sua coetanea. Confronto che porterà  allo scontro tra Lara e Wonder Woman, sua madre che esce dall’isolazionismo di Themishira per fermare la figlia fuori controllo. Lo scontro tra le due amazzoni è toccante, avvincente e lascia il pubblico affascinato. Madre e figlia combattono alla pari senza risparmiarsi dimostrando che nonostante l’affetto, l’animo guerriero di entrambe le costringerà a non fermarsi.

In sostanza potremmo tranquillamente chiudere queste considerazioni con un semplice:

 ‘’Ci sei mancato Cavaliere Oscuro, Ben Tornato!’’

Abbiamo appena letto il terzo capitolo e già vogliamo il quarto (madonnah, quanto è troppo un mese!).

Siamo felici di poter asserire che Show business mantiene alti gli standard qualitativi della serie di Paliaga, Ceregatti e Matera: narrazione e immagini non perdono ritmo e interesse e non deludono le aspettative create coi primi due capitoli.

Per contenuti, questo numero si può dividere in due momenti principali, in un ottimo equilibrio di moto e riflessione: nel primo si racconta come il giovane dotato reagisce alla fama che tanto aveva cercato, di come il popolo inglese accoglie o meno il nuovo ragazzo immagine della nazione britannica, e di come il media televisivo si impossessi (come sempre) del caso per farne appunto mercato.
Il secondo momento narrativo, invece, aggiunge azione e cazzotti e infittisce i misteri della trama. Rimangono ancora insoluti alcuni dubbi, irrisolti certi enigmi e approfondite le relazioni tra i personaggi: viene svelata l'identità della misteriosa figura appena comparsa tra i tetti inglesi nel primo numero; la bella Abigail assume sempre di più il ruolo di confidente e rifugio del piccolo superumano; la caratterizzazione del villain principale del fumetto assume contorni un po' più definiti e sempre più inquietanti e preoccupanti.

Due accorgimenti sono particolarmente arguti in questo terzo capitolo: nella prima parte la colorazione è più realistica rispetto ai due capitoli precedenti e alla parte successiva, a richiamare proprio le immagini così come le vedremmo in TV (come il titolo stesso suggerisce); un'interessante attualizzazione con un particolare riferimento alla brexit non solo lo connota temporalmente, ma fionda questo fumetto nel mondo del possibile e della verosimiglianza, rendendo ancora più oscure le future evoluzioni della trama e le probabili nefaste conseguenze per la nazione britannica ed il mondo intero.

Insomma, Dio salvi la Regina! Ma qualcuno ammazzi al più presto il Primo Ministro!

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