#PaniniComics / JAMES BOND 007 - VARGR di Warren Ellis e Jason Masters

Nel 2014, Dynamite Entertainment si assicurò un gran colpo: un contratto decennale che consegnava alla casa di pubblicazione del New Jersey l’intera proprietà intellettuale legata a 007, James Bond. La spia di Ian Fleming era sulla strada di un massiccio rilancio a fumetti, un piccolo universo espanso dedicato al mondo dell’MI6, degli Agenti Double-Zero e molto altro ancora, per un potenziale praticamente infinito di risorse dalle quali attingere.

Circa un anno dopo, iniziò la pubblicazione effettiva delle storie e la prima serie, l’eponima James Bond, fu affidata al britannico Warren Ellis su suggerimento stesso dei Fleming Estate, gli ereditieri del creatore di 007. Ellis fu inorgoglito della fiducia e richiese Jason Masters e Guy Major ad affiancarlo sul versante artistico, iniziando poi un lavoro di lettura e rilettura dei romanzi dedicati a James Bond, ispirandosi vagamente a “Risico, storia breve pubblicata per la prima volta nel 1960 nella collezione di storie brevi Solo Per I Tuoi Occhi.

Il volume portato in Italia da Panini Comics permette di vivere la lettura della storia in un'unica raccolta, sei numeri che reintroducono o, se vogliamo vederla sotto il lato strettamente fumettistico, presentano James Bond ad una nuova generazione di lettori.

L’autore dimostra sin da subito di avere un’idea chiara di come voler impostare la sua visione della trama ed inizia con un inseguimento tra cantieri in costruzione nel gelo di Helsinki, dove abbiamo il primo impatto con la risolutezza di Bond e lo story-telling che Masters e Major daranno alla serie: tanto ritmo ed inventiva ma una predisposizione ad evitare immediatamente l’azione esplosiva e piú estrosa delle ultime intepretazioni cinematografiche; una propensione alla semplicità che ben si associa alla figura longilinea e atletica di questo 007 a fumetti, basato sulle descrizioni di Fleming e sui lavori di John McLusky, primo artista di un James Bond a fumetti.

Le prime pagine di questo primo volume, VARGR, sono l'introduzione perfetta e sono in grado di sintetizzare la risolutezza del protagonista e fin dove è in grado di spingersi per portare a termine la missione, in questo caso trattasi di un regolamento di conti con l’assassino del suo collega 008.

Il ritorno in Inghilterra di Bond segna un netto stacco narrativo della storia, che da questo momento in poi decide di rallentare improvvisamente per permettere ad Ellis e Masters di costruire l’aspetto piú importante, a mio avviso, di questa saga, il protagonista ed il mondo che lo circonda.
Gli uffici dell’MI6 sono il luogo in cui l’agente 007 ritorna nei panni del sagace e acuto James Bond, uomo dalla risolutezza infinita ma dallo charme unico, diverso da qualsiasi altro protagonista.

È qui che troviamo la vera essenza di questo agente segreto, il tratto distintivo che lo porta ad uscire dalla massa e Ellis prova a farlo trasparire il piú possibile dai dialoghi tra Bond e M, dove l’agente tenta piú volte di instillare dubbi nel suo superiore, giocando sulla linea morale delle loro azioni e sfruttando la sua ironia per pungere nel vivo il roccioso capo delle operazioni; Moneypenny é la donna perfetta per stimolare Bond in conversazioni che si trasformano presto in singole frasi e punzecchiature, innocenti flirt botta e risposta per far risaltare il sex appeal innato del protagonista; Tanner è l’amico, compagno e collega adatto per parlare a briglia sciolta degli eventi che sconvolgono il mondo delle spie internazionali, lasciando infine a Q il compito di sorbirsi le battute a volte snervanti e provocatorie dette, mai con cattive intenzioni, da Bond.

Viene fuori, dunque, un ritratto piuttosto complesso del personaggio, in grado di essere sensuale, affabile, determinato, ironico, tutto visto in poco piú di venti pagine circa. Il lavoro di world-building, qui appena accennato, intorno a James Bond, è fondamentale per far brillare la proprietà intellettuale di Ian Fleming. Una volta terminate le premesse, la trama di questo primo volume, VARGR, inizia a dipanarsi di fronte al lettore, molto spesso in possesso di piú informazioni del protagonista per evidente volere di Ellis.

Tra le strade dell’Inghilterra piú povera e squallida ha iniziato a farsi largo una potentissima e letale sostanza stupefacente, direttamente dal centro dell’Europa; non ci vorrá molto prima che l’MI6 se ne accorga e invii Bond ad indagare, proprio al posto del recentemente assassinato 008.
La destinazione è Berlino, 007 viene indirizzato verso i cugini della CIA per ricevere maggiori informazioni su questo veleno immesso sul mercato nero, ma ben presto si scoprirà essere preso di mira da un gruppo privato deciso a non permettere che i loro piani vengano rovinati.

 È nella presentazione degli antagonisti che si intravede la mano di Warren Ellis nell’opera di Ian Fleming: la  proverbiale  fascinazione dell’autore verso la tecnologia ed i suoi lati piú oscuri, moralmente dubbi e umanamente disturbanti  posizionano Bond in una  posizione costante di svantaggio rispetto a chi gli si oppone. Un killer privo di qualsiasi sensazione, non in grado di provare emozioni, piacere o dolore, è un mostro perfetto per mettere in difficoltà 007.

La vera minaccia di VARGR si nasconde nell’ombra, un nemico che colpisce in maniera subdola e che porta al limite anche un  uomo pieno di risorse come Bond.

Ellis e Masters costruiscono lentamente una scala di eventi destinata a culminare nell’esplosivo finale; il continuo progredire verso  l’alto  permette a Jason Masters e Guy Major di innalzare il ritmo passo dopo passo, dosando le sequenze d’azione seguendo una  crescita  naturale degli eventi, calcando la mano e permettendo al team artistico di esplorare il lato piú frenetico del thriller e  coinvolgere corse  frenetiche in automobile, sparatorie e combattimento corpo a corpo. 

 



Masters applica logica alle sue tavole, presentando l’azione dagli eventi piú grandi, cambiando punto di vista e passando poi agli  elementi piú difficili da notare, come la direzione di un proiettile, una gomitata alla tempia, la torsione di dita, una coltellata o le  espressioni di dolore sul volto.
 Sicuramente non è uno dei disegnatori di punta della scena moderna, ma è in grado di presentare una narrazione estremamente  piacevole da seguire con l’occhio e in grado di portare al meglio qualsiasi tipo di colluttazione su carta, permettendosi anche  qualche finezza nell’impostazione delle tavole nel capitolo conclusivo del volume, un cambio apprezzatissimo che mostra pieno potenziale per il secondo e conclusivo volume di Ellis, dal titolo Eidolon.

 Dietro questa serie di James Bond non c’è una gimmick, un’idea bizzarra o altamente innovativa in grado di  monopolizzare la storia e giocare unicamente con essa, costringendo il lettore ad adattarsi all’idea e a doverla seguire ciecamente. 

La serie di Ellis e Masters decide di essere fedele al mythos e di raccontarlo in maniera perfettamente accessibile, mantenendo ogni elemento naturale intatto ma vivo e pulsante in questa nuova iterazione, presentando elementi nuovi e legati all’autore e al suo percorso personale insieme all’immagine tradizionale del protagonista.
Se al cinema i volti di Daniel Craig, Sean Connery, Roger Moore o Pierce Brosnan segnano delle ere distinte con le quali catalogare diversi tipi di intepretazione, la sensazione è che qui si sia cercato un look immortale, un Bond fuori dal tempo che incarni l’idea e non l’uomo.
Un’operazione perfettamente riuscita e che pianta saldamente la prima pietra e dona nuova linfa creativa al Doppio-Zero piú famoso al mondo.

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Fabrizio Nocerino

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