#Cooper / “World War Z – la guerra mondiale degli Zombi” di Max Brooks – Recensione

Redazione Geek Area

Quando si parla di Zombi, una chiave di lettura tipica è quella del survival: come farà il nostro eroe a sopravvivere all’orda? Su questo argomento sono state spese miliardi di parole e centinaia di pellicole, tutte incentrate sul tema della sopravvivenza all’invasione, con il climax finale incentrato sulla salvezza o condanna del protagonista.

Dopo decenni in questo sterminato panorama, che ha visto uno strapotere americano nella narrazione delle azioni umane contro un nemico sovrumano. Max Brooks propone un punto di vista differente ed efficace a riguardo. In World War Z – La guerra mondiale degli Zombi (romanzo horror fantascientifico, post apocalittico) vestiamo i panni di un giornalista che, viaggiando per il mondo, intervista i sopravvissuti del conflitto tra l’umanità e “Zom“. È tutto già accaduto, le conseguenze del conflitto sono sotto gli occhi di tutti e, piano piano, chi ha visto l’alba di un nuovo giorno prova a fare il punto della situazione, raccontando il proprio punto di vista su quegli anni terribili.

La tensione che fa da padrona in un tradizionale romanzo survival lascia il posto all’orrore vero e proprio, strettamente umano ed emotivo. Come da tradizione, gli zombi sono un pretesto per raccontare quanto l’animo umano possa scendere in abissi oscuri per sopravvivere e di come, allo stesso tempo, possa scegliere di sacrificare sé stesso per il bene collettivo. Ogni storia narrata nel romanzo ha i suoi lati eroici, bilanciati dai lati negativi della vicenda: nulla resta nascosto o lasciato a cronache fumose, ogni sopravvissuto racconta la propria versione della storia con tutti i dettagli possibili. L’invasione degli zombi ha sconvolto la popolazione mondiale sotto ogni punto di vista, andando ad abbattere uno dopo l’alto i fondamenti della società civile. Avendo a che fare con intervistati che provengono da tutto il mondo, l’autore ha reso in modo efficace le diverse posizioni, con reazioni individuali o collettive all’emergenza, figlie della cultura pre bellica. Parla di errori, vigliaccheria e terrore; ma anche di eroi, pietà e impegno civile. In World War Z, Max Brooks passa ai Raggi X la società civile per come la conosciamo, in una moderna epopea infernale, in cui nessuna categoria sociale è al sicuro.

Il punto di forza dei racconti, trasmessi oralmente e trascritti dal protagonista, è il tono colloquiale, schietto e coinvolgente, di ognuno di essi. Attraverso le parole di uomini e donne, il lettore viene fiondato al centro dell’azione, senza censure di alcun tipo. I dettagli scabrosi e macabri acquisiscono ancora più potenza visiva, perché sono accompagnati dai commenti dei diretti interessati, quasi tutti volti nella stessa direzione di umanità: “Non avremmo potuto fare altrimenti”. Le prime avvisaglie, il Grande Panico, il modo in cui viene gestita l’emergenza, la reazione scomposta del mondo e gli sviluppi successivi: nulla è lasciato al caso. Di racconto in racconto, l’autore dipinge decine di tessere per un mosaico di orrori (ed errori) umano come pochi, volto a comunicare un semplice concetto: potrebbe capitare domani anche a noi, o potrebbe essere già successo.

Sono molteplici i temi trattati, tutti intrecciati con la massima naturalezza possibile: il rapporto dell’uomo con il pericolo, con la paura e le conseguenze che essa ha sui rapporti con i propri simili. La malattia (fisica e mentale) e il modo di reagire ad essa da parte della società. Il potere, l’assenza di quest’ultimo e la ricerca della salvezza attraverso l’isolamento. Il rapporto con la morte e con la nascita. Il lavoro e il non lavoro, la proprietà privata e quella condivisa. Il modo di condurre una guerra tradizionale e il modo di condurla contro un nemico troppo diverso. Questi sono solo alcune delle tematiche di fondo dei vari racconti, affrontati in dettaglio, pagina dopo pagina, con una freddezza che lascia trasparire una domanda fondamentale: chi sono, realmente, i sopravvissuti alla tragedia?

La sensazione che si ha al termine della lettura è emotivamente importante. È impossibile non restare coinvolti da almeno una delle tante storie raccontate, perché è talmente ampio lo spettro di condizioni rappresentate da coinvolgere a tutto tondo ogni tipologia d’esistenza. Brooks posiziona nel suo inferno senza tempo tutti gli esseri umani, prima divisi per categorie, poi ammassati in eserciti improvvisati, in cui ognuno è uguale all’altro, annullando qualsiasi istituzione sociale condivisa prima della guerra. Il nuovo status quo dettato dalla sopravvivenza, tanto orribile quanto necessario, può essere davvero una base per un nuovo mondo?

Dal libro (edito in Italia da Cooper nel 2006) è stato tratto un film omonimo (regia di Marc Forster, nel cast è presente -tra gli altri- Brad Pitt) nel 2013.


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