#DawnOfJustice / Batman v Superman: la recensione

Daniele D'urso

Perché andiamo al cinema?

Ci sono diversi modi per affrontare questa domanda, ma alla fine la risposta è (e sempre sarà) una: per divertirci.

Allora possiamo tranquillamente urlarlo a gran voce, senza esser presi per pazzi: Batman v Superman: Dawn of Justice in questa direzione è uno dei più grandi blockbuster di sempre, vedere per credere.

Anni di derisione e prodotti fallimentari hanno portato l’intero universo DC e soci all’ultima spiaggia, questa sussurrata incoscienza di chi ormai non ha più nulla da perdere riaffiora all’interno di tutti gli ingranaggi di questo film portando a livelli inesplorati questa macchina di assoluta epicità.

Uomo contro dio, o più semplicemente Batman contro Superman, la rappresentazione di tutto quello che un Nerd attende da una vita. Perché il Pipistrello di Gotham contro il Figlio di Kripton, per le troppe aspettative, non poteva essere un cinecomics come tanti e per fortuna non lo è stato. Avrebbero potuto forzare questa leggenda in diverse direzioni, hanno scelto di farlo nell’epicità del parallelismo, attraverso l’epopea classica e l’antico, continui rimandi a tutta la tradizione su cui si basa la cultura occidentale.

Profondo, filosofico e incredibilmente leggendario. Se si chiudono gli occhi sembra di essere all’interno di un poema di Omero, perché la lotta tra Dio e Uomo è qualcosa di ancestrale, tramandataci da dove tutto ebbe inizio: dal mito.

Superman appare come un dio agli occhi dello spettatore, vittima del suo stesso incontrollabile potere. Figlio di un mondo scomparso, alieno, estraneo, ma allo stesso tempo colui che l’umanità è destinata a seguire per via di una innata sudditanza verso ciò che non possiamo comprendere.

La sua controparte umana, Clark Kent, non incide come la divinizzazione del suo alter ego, probabilmente per via della schiacciante superiorità di quest’ultimo. C’è sempre Lois Lane a reggere la sequenza impertinente e sfrontata volta alla ricerca della verità ad ogni costo.

Dall’ altra parte l’uomo tormentato per eccellenza: Batman. Scuro, schivo, arrabbiato, tremendamente arrabbiato. Pronto a spaccare il mondo e prende a cazzotti chiunque, un centinaio di chili di rabbia schiumante che camminano ed esigono vendetta. Ben Affleck si prende la sua rivincita, ci propone un cavaliere oscuro straordinario, la vera e piacevolissima sorpresa del film. Un pipistrello cattivo, testardo e vendicativo come mai prima d’ora, tanto da marchiare i criminali. Talmente vissuto da non sentire il peso dell’età più sulla mente che sul fisico. Per tutto il film allude alla sua morte come compimento della sua missione, lascito per le generazioni future. Nichilista e taciturno, massiccio e violento, c’è tanto Frank Miller in questa figura, più di quanto Nolan possa mai ammettere. Una rivincita per un attore che era stato pesantemente criticato a priori, sfiduciato senza motivo. Parafrasando il titolo del film, questa è l’alba della sua giustizia. Accanto a Bruce Wayne troviamo un Alfred rassegnato, stanco di dover dare retta a quell’uomo così nevrotico. Appare in tutta la sua magnifica, falsa indifferenza.

Lex Luthor di Jesse Eisenberg è quanto di più lontano ci possa essere dalla sua controparte cartacea, diverso e a modo suo unico persino parodistico, la nuova trasposizione buca lo schermo, goffo, balbuziente, malinconico e profondamente citazionista parla per enigmi ma allo stesso tempo sfrontato e capace di celare per gran parte del film quella furia omicida tipica della nemesi per antonomasia dell’uomo d’acciaio.

Gal Gadot è semplicemente sublime nei panni di Wonder Woman: essenziale, elegante, selvaggia ed esotica. Ogni sua apparizione ti tiene incollato allo schermo e quando finalmente la vedi sfoggiare spada e scudo vorresti alzarti in piedi ed applaudire il montaggio, le luci, la fotografia, la musica in pratica tutto, perché la sua comparsa è qualcosa di talmente mitico che va oltre la banale resa su pellicola: è un affresco di un pittore neoclassicista, un Gericault o un Delacroix per intenderci.

Poco politico per essere americano, la lotta non è nel sistema la lotta è solo tra uomo e dio, con le macchinazioni e la perfidia dell’animo umano che si celano nell’ombra. Questo Luthor ricorda molto Ozymandias l’uomo in grado di manipolare il dio, la mente che tesse le trame, i parallelismi con Watchman si sprecano e non è un caso che il regista sia lo stesso Zack Snyder.

Superman è un dio a tutti gli effetti, viene osannato dalla massa, considerato il messia. Visivamente, Snyder da l’impressione di aver portato una divinità sulla terra. Non risponde a nessuno, facendo ciò che ritiene eticamente corretto, senza strafare. Ma il ciò che ha a disposizione è troppo e alla fine riesce solo in parte nell’intento, perdendosi nel creare le basi per il futuro.

Un film di Superman, non di Batman ed è meglio così. Spiegare per la duecentesima volta le origini del pipistrello ci avrebbe sfiancati. C’era un problema di fondo: inserire Bruce Wayne nel racconto (in poco tempo e con pochissime scene). Il film parte rapido, incalzante e con un infinità di situazioni (anche troppe). Nella prima parte richiede un tasso di attenzione costante, gli eventi si susseguono senza sosta senza soluzione di continuità e i dialoghi sono troppo brevi (poveri di contenuti). La trama perde presa attraverso la mistificazione della leggenda, molto basilare e lineare, ma il film è talmente bello che questa mancanza perde peso. Quello che volevamo era un scontro, botte da orbi, un combattimento che decretasse il migliore tra i due più grandi eroi di sempre. Lo abbiamo avuto, in pompa magna.

In quell’ora finale, nelle due sequenze che chiudono la pellicola, due modi di affrontare una battaglia di concepire la stessa lotta a parti invertite: uomo contro dio, bene contro male. Le sequenze sono cosi belle che è impossibile distogliere lo sguardo, ad un tratto non conta più nulla per lo spettatore, l’importante è che continuino a darsele di santa ragione.

Non importa chi muore o chi vive, non importa chi vince o chi perde. L’epicità di un combattimento essenzialmente sublime che esiste per sé stesso,in cui nemmeno le ragioni dello scontro hanno ancora importanza. Si combatte per combattere.

Andate, correte, chiudetevi dentro le sale. Questo è un film da vedere assolutamente, passarete due ore e mezza di puro adrenalinico intrattenimento. Poco importa se non conoscete i personaggi o la storia, se non avete mai aperto un fumetto in vita vostra o siete i più grandi appassionati della DC Comics sulla faccia della terra, vi divertirete comunque. Alla fine questa è l’unica cosa che veramente conta.


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