#DCsLegendsofTomorrow / 02×08 The Chicago Way

Daniele D'urso

Il mid-season invernale è proprio ciò di cui questa serie aveva bisogno; in lungo e in largo avevamo predicato nelle precedenti analisi di Legends of Tomorrow la gran quantità di problematiche legate a numerose scelte sbagliate che infestavano la serie comprimaria dell’Arrowverse.

Bè The Chicago Way, l’ottavo episodio di questa travagliata seconda stagione, sembra finalmente aver ascoltato le nostre macro critiche di costume, perché  la conseguenzialità viene impostata come parte centrale della narrazione, gli antagonisti primari fanno finalmente capolino degnamente nello show e l’arco narrativo di questi quaranta minuti raggiunge una stabile qualità che tutti i precedenti episodi non erano stati in grado di garantire.

A fare da cornice alla vicenda sono gli anni venti e la città di Chicago, in modo particolare il periodo del proibizionismo e le storia legate ad Al Capone, leggendario gangster legato in modo indissoluto alla malavita, con non pochi punti irrisolti. Infatti se da un lato viene dato un colpo di spugna sugli episodi situazionali che tanto abbiamo discusso, dall’altro sostanzialmente la gabbia in cui si svolge l’episodio non comporta niente di innovativo riproponendo i medesimi cliquè narrativi fino alla nausea.

Questo se pur degno capitolo è una predica nel deserto, perché le linee guida CW per il futuro della serie sono ben chiare: figlie di una volontà aderente alla metodica prassi di dare importanza a determinati cicli già predestinati, come nel caso per appunto del mid-season.

Per tornare all’episodio in questione, lo sfondo storiografico viene messo in gran parte in seconda fila per gestire il gran parco di villain presenti nella puntata, considerando non solo la presenza dei già noti Damien Darhk e Eobard Thawne ma anche il nuovo arrivato  Malcolm Merlyn che costituisco una vera e propria crew di antagonisti dell’Arrowverse.

Le meccaniche che attraversano il gruppo delle leggende si scostano in modo particolare sulla vicenda legata al professor Stain e sugli strascichi che il crossover ha portato sulla sua linea temporale. La presenza della figlia lo porta a rinnegare quello che aveva sempre sostenuto: l’importanza di lasciare inalterata la linea temporale.

In più vanno assolutamente menzionati i ritorni dei grandi assenti: Leonard Snart che riaffiora tramite il subconscio di Mick, del quale sicuramente avremo modo di scoprire di più in futuro, e del capitano Rip Hunter alle prese con qualche problemino legato alla regia di un film nel 1967. Mentre i vecchi e nuovi membri del team vanno a formare un divertente gioco di coppie tra Mick e Amaya, Ray e Nate creando complicità ed interazioni che non ci saremmo mai aspettati.

Alla fine potremmo riassumere il tutto nella piccola celebre frase in chiusura articolo, arrivederci al nuovo anno, con il nono episodio.

Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.


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