#DoctorStrange / Dalla psichedelia al magico

Il Doctor Strange di Benedict Cumberbatch, portato sul grande schermo un annetto fa, deriva dal ‘nuovo’ Doctor Strange, che, vittima più di ogni altro supereroe del cambio dei tempi, ha dovuto mutare forma, carattere e contesto per poter essere ancora appetibile al grande pubblico.
Il Doctor Strange che il geek moderno ha in mente è un mago che lancia incantesimi dal design buddhista-new age, nato da una scuola di pensiero orientaleggiante (ma all’americana), superpotente e superpiatto, capace solo del ruolo di comprimario (almeno fino al meraviglioso ciclo Bachalo-Aaron).
Per renderlo un pochino più intrigante gli si dovettero togliere i poteri, sulle pagine di New Avengers. Sì, perchè un personaggio così non può avere albi dedicati solo a sè stesso.
Ma perchè questo povero Dottore si è ritrovato in questa situazione? Come dicevo poco sopra, è stato vittima più di ogni altro supereroe del cambio dei tempi.

Nato nella hippy era, il Dottore si fece simbolo di una generazione acida di ragazzini (ma anche letterati e artisti) che cercavano la fuga dalla realtà nei meandri della psiche e nell’impercepibile, in mondi psichedelici fatti di colori acidi e pop.
Esattamente i mondi che s’inventò Steve Ditko sulle pagine di Weird Tales, lasciandosi andare a esplosioni di optical lisergico, delineando le realtà separate del regno del terribile Dormammu, Incubo, e quella meraviglia che sono le terre di Eternità.
Fu un successone, se non fra i lettori dei personaggi di fumetti di serie A, sicuramente nella generazione di Easy Riders vagabondi, che videro nel dottore un simbolo di spiritualità da seguire.
Appassionati (o ossessionati) dalle teorie di C.G.Jung, alcuni scienziati della scuola di Leary (l’uomo che fece dell’LSD una religione) interpreatarono psicanaliticamente le avventure lisergiche del Dottor Strange, e i ruoli archetipici dei suoi arcinemici Incubo (ombra), Dormammu (Super-io) e Eternità (Sè).
Il povero Ditko, scrittore e disegnatore (Stan Lee era sempre accreditato, ma per Doctor Strange non scrisse mai neanche una parola), conformista e conservatore, fu chiaramente shockato dalle reazioni al suo mago extra-dimensionale, e di certo non aveva intenzione di realizzare un fumetto ispirato a Jung. Però, finchè la gente comprava…
Addirittura i Pink Floyd, nel loro “A Saucerful of secrets“, inserirono una tavola di Gene Colan in bella vista in copertina, per poi citare ancora il dottore in Cymbaline, per il film “More“.
Insomma, Doctor Strange divenne involontariamente un personaggio di culto del mondo underground, e anche primo nel mondo dei comics a fare ciò che da lì a qualche anno sarebbe diventato ovvio: non una storia autoconclusiva, ma una vera e propria saga.
Fra genialità visuali e una collezione da guinness di tempi morti, La saga di Eternità fu, nonostante qualche contro, rivoluzionaria.
Inserendo tutti insieme i villans di Doctor Strange (meno, purtroppo, Incubo, villan davvero particolare che non è mai stato davvero approfondito), e amplificando la componente lisergica, arriva in alcuni momenti a sperimentazioni di story-telling per l’epoca assurde.
E poi c’è il personaggio di Eternità, che farà da apripista a tutte quelle entità cosmiche che faranno unico e inquietante il Doctor Strange successivo.
Sì, perchè per una major di fumetti che pubblica anche storie di Conan il Barbaro di Howard (amicissimo di Lovecraft), passare da “entità cosmiche” a “orrori cosmici” è un passo più ovvio che azzardato.
Anche perchè i figli dei fiori, Lovecraft lo adorano per un’infinità di ragioni, e sono loro i principali lettori del Dottore.
La gestione Thomas (da Conan il barbaro, chiaramente)-Colan cambia tutte le carte in tavola.

Il Dottore è evaso dalle pagine di Strange Tales per avere una testata tutta per sè, e dal tratto essenziale di Ditko si passa alle esplosioni barocche di Colan, che con la scusante di storie lisergiche ci regala fra i layout più sperimentali degli anni 60.
Il tratto dark di Colan dà vita a trame oscure fatte di rituali satanici e demoni extra-dimensionali che spesso non vengono mostrati, in un mondo pieno di città sommerse e antichi manufatti maledetti che rimandano a divinità più antiche dell’uomo.
Esemplare di questo periodo è forse Incubo sul monte calvo, storia incentrata sul non-gruppo dei Difensori, tutta concentrata su un rituale osceno alla Lovecraft.
Salvo che lo Cthulhu-Dagon-Shub-nigghutath di turno è Dormammu, e la composizione della scena rimanda a quella meraviglia che è l’episodio “Una notte sul monte calvo” di ‘Fantasia’.
Doctor Strange torna per poco su una rivista antologica (in questo caso Marvel premiere, la stessa in cui comparve per la prima volta Iron Fist), in un adattamento (non accreditato) ai limiti del plagio de La maschera di Innsmouth, che presenta ai lettori un pahteon di divinità pseudo-lovecraftiane (tutte chiaramente ispirate agli antichi originiali, tanto che, nonostante i cambi di nome e quelli -vaghi- di look, sono facilmente riconoscibili) capeggiate da quello che Lovecraft avrebbe chiamato senza pensarci due volte Yogg-Shothoth, ma che qui si chiama Shuma-gorath.
Questo è il momento in cui accade un cambio repentino.
I figli dei fiori erano sempre stati passivi lettori. Ora alla sceneggiatura, dopo una sequela di anonimi scrittori, appare un fricchettone così fricchettone che di più non si può: Steve Engelhart.
Grazie a lui Doctor Strange raggiungere apici di mind-fuck e follia ancora inarrivati dal fumetto americano (forse dal franco-belga con Jodorovsky, ma Engelhart scrive in modo molto più diretto, e senza la pretesa coheliana -questo fumetto farà brillare il sè segreto dei tuo chakra chiusi- di ogni cosa mai uscita dalla penna di Jodorvsky).

Spoiler spoiler spoiler
L’antico muore, salvo poi diventare parte della natura stessa, dopo che il suo Sè segreto, rappresentato da un cristallo, viene distrutto.
Seguono, nelle storie successive, un limbo-paese delle meraviglie nel globo di Agamotto, con tanto di stregatto e brucaliffo. Un incontro con lady morte gemella e opposto di Eternità (e grazie che poi hai voglia di parlare di Jung), terre in fiamme nel sogno di Eternità distorto dalla malvagità di incubo, con tanto di mascherata della morte rossa in cui tutti gli invitati sono Stephen Strange. Maghi alieni che cercano di risucchiare la magia dell’universo tornando agli albori dell’uomo, salvo poi esplodere ricreando il Big Bang. E chi più ne ha più ne metta.
Cosa sarà successo, poi? La serie sarà stata ricoverata d’urgenza per overdose e avrà detto “basta, ho chiuso con questa roba”?
O è solo il segno dei tempi?
Perchè la generazione psichedelica stava finendo, e i gusti del pubblico anche.
Doctor Strange, appoggiandosi sui figli di Woodstock, era destinato ormai a morire. Fu Roger Stern a prendere le redini del Dottore, creando uno Stephen Strange più intimo e ossessionato dall’amore.
Il suo è un mondo extra-dimensionale in cui i mondi come la dimensione oscura prendono la forma di realtà da sword & sourcery che nulla hanno a che vedere con ciò che prima era stato. La saga-scontro contro Dracula porta il dottore dal vecchio orrore cosmico a un più classico gotico moderno, che certo piace a tutti, ma dà molto di già visto.
Doctor Strange perde la sua identità, e, come ogni prodotto pronto a morire, pur di sopravvivere diventa una spugna che assorbe tutto ciò che lo circonda. Non pagate il traghettatore, canto del cigno della vita editoriale del Dottore (fino all’esplosivo Bachalo-Aaron) ha un pò di tutto: dagli scontri con civiltà aliene tipici dei vari Lanterna verde, Silver Surfer, Superman, alle atmosfere fiabesco-liberty di Sandman (cosa che, gestita meglio, a mio parere avrebbe potuto funzionare anche bene), e ai fin troppi incontri-scontri con altri supereroi di seconda fascia.
Da quel momento il Dottore camperà solo di graphic novels e apparizioni in altre testate.
Il grandissimo Trionfo e Tormento di Stern-Mignola lo porta al fianco del Dottor Destino in una gita all’inferno, mentre l’inarrivabile Philip Craig Russell gli dedica il suo Che cosa ti disturba, Stephen?.

Il tratto art nouveu di Russell e quello oscuro e minimale di Mignola creano scenari possibili per il Dottore, atmosfere in cui il personaggio si trova a suo agio e torna a meravigliare. Il fatto che siano storie autoconclusive dispiace non poco.
A Shamballa di DeMatteis, interamente acquerellato, è tanto graficamente superbo quanto stucchevolmente new age (e anzi, ringraziamo che alla new age il Dottore sia scampato, perchè se nei 90 avesse avuto una serie tutta sua l’avrebbe assimilata in pieno).
L’ultimo esperimento anni 90, con Marvel Knights, è l’orripilante Il volo delle ossa, che, nonostante alcune tavole davvero intriganti, cade in poche pagine in una piattezza alquanto triste.
Principio e fine, che racconta in versione alla Matrix l’origine del dottore, nonostante l’alta qualità grafica e di sceneggiatura, sembra un esperimento fallito.
Straczynski ci racconta un dottore quanto mai credibile e umano, in cui la vita pre-magia ha un fascino decadente pregievole. L’arrivo della parte fantastica rovina un pò tutto. Le psicologie si fanno piatte, la storia confusa e veloce, e il tutto lascia con l’amaro in bocca.
La magia, ormai, non riguarda più i Vishanti di Engelhart, trinità fasulla tanto plausibile da sembrare mito, ma lampi di luce accecanti e onde energetiche con pentacoli buttati lì un pò a casaccio.
Solo nei 2000, su New Avengers, il dottore diventa di nuovo un personaggio importante, grazie alla missione resurrezione operata da Bendis verso personaggi di serie B.
Il Dottore perde i suoi poteri e deve trovarsi un nuovo stregone supremo, trovandolo in Doctor Voodoo.
Nonostante i limiti di una serie come New Avengers, che di sperimentare non può permetterselo proprio, il Dottore diventa se non altro un personaggio con una sua identità.
Alcuni vanno pazzi per la miniserie che segue le vicende di new Avengers, quel Il dottore è fuori di Waid e la Rìos, ma non posso negare di odiarla con tutto me stesso. Però sono gusti.
Il tono grottesco e cartoonesco, il tratto tipico della Rìos molto mangoso, il baseball che col Dottore centra poco e niente, quel violetto acido onnipresente nelle tavole sono a mio avviso insopportabili. Degustibus.
La storia del Dottore senza poteri, che si ritrova a educare un’imbranata apprendista occhialuta, piacerà a chi cerca storie dalle atmosfere leggere e pop.

Il giuramento di Vaughan e Martìn, dal ritmo serrato e le importanti implicazioni sociali, è forse l’unica storia che davvero dia dignità a Strange, nonostante la componente psichedelica sia solo un pretesto per parlare (in modo incredibilmente diretto per un fumetto) delle società farmaceutiche e del rapporto fra medicina alternativa e tumore. Temi fuori sia dalle atmosfere tipiche del Dottore che dal fumetto Marvel in genere (meno alcuni rari casi), ma raccontati con gusto e gran ritmo.
Insomma, nessuna serie per il Dottore nei primi 2000. Solo apparizioni in altre serie e qualche miniserie.
Solo con il film del 2016 e l’avvento di Marvel now il personaggio è tornato a popolare le fumetterie, con un team, quello BachaloAaron, stellare, capace di cambiare tutte le carte in tavola e ricreare un personaggio completamente da zero, accontentando sia i gusti del grande pubblico sia di chi cerca qualcosa di più ricercarcato, chiudendo storie mai del tutto concluse (il rapporto Strange-Clea e quello con Wong) e impreziosendo il tutto con tavole e layout unici e potenti.
Certo, non è più tempo di un Dottor Strange negli acidi, ma di autori che sappiano prendere in mano personaggi con grandi potenzialità e render loro giustizia, strizzando l’occhio al presente.
E, purtroppo, non è un lavoro che molti sceneggiatori sanno fare.


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