#EditorialeCosmo / Caput Mundi vol. 2

Cos’è Caput Mundi vol. 2 di 6 di Giovanni Masi alla sceneggiatura e Francesca Ciregia e Antonio Mlinaric ai disegni?

Mary Shelley che incontra Pomeriggio Cinque.
No, non sono impazzito.
Quella che può sembrare una frase illogica e superficiale, è in realtà l’unico modo per cogliere la profondità di questo albo.
Caput Mundi è una miniserie in sei episodi sull’Universo Cosmo, un immaginario comune dell’Editoriale Cosmo, e in esso si incontrano i personaggi di più serie.
A fare da collante c’è Pietro Battaglia, il vampiro che ha visto la propria genesi durante la battaglia di Caporetto, nella prima guerra mondiale.

La protagonista di questo albo è però Maria, una donna che “muore” in un incendio, il rogo della Prenestina.
I vigili del fuoco estraggono il suo corpo, coperto di ustioni per l’80% e la danno per spacciata.
È il dottor Augusto Valente a salvarla e a donarle un nuovo aspetto. Trova per lei persino nuovi organi interni, con il trapianto di entrambi i polmoni.
Valente è il chirurgo plastico dei vip e serve i più famosi per avere il massimo ritorno d’immagine.
È anche un visionario però, che osa dove altri si fermano.
L’operazione di Maria è, per sua stessa ammissione, la creazione del primo essere umano ad opera di un uomo.
Da un semi-cadavere ustionato ha tirato fuori una nuova vita.
Valente va così oltre da dare persino un nuovo nome alla donna e non a caso la chiama Eva, come la prima donna della Genesi.
Non vedere in questo una enorme e stupenda citazione al Frankenstein della Shelley è impossibile.

E dov’è invece il Pomeriggio Cinque, di cui si parlava in apertura?

Nei salotti televisivi cotonati in cui la nuova Eva viene presentata da Valente, che troppo hanno in comune con quelli reali, dove la D’Urso racconta le proprie storie strappalacrime.
Eva però non ha dimenticato del tutto le sue origini e l’evento in cui ha quasi perso la vita.
Vede alla tv le immagini dell’inchiesta sul rogo della Prenestina e il lei si risveglia quel mostro sfigurato e assetato di vendetta, che Valente ha cercato di nascondere.
La scelta grafica di mettere questa faccia distorta e paurosa, che un po’ ricorda lo Shinigami di Death Note, nelle superfici riflettenti davanti alle quali Eva passa, è azzeccata.


L’ossimoro fra il volto bellissimo e delicato e quello orrendamente sfigurato, donano un dinamismo incredibile alla narrazione.
Memorabile è anche la scena di combattimento fra Eva e un gruppo di uomini, che la donna incontra in una sala da biliardo.
Si è recata lì per avere informazioni su chi abbia appiccato l’incendio, in cui è morta Maria ed è nata Eva, ma quelli non hanno alcuna intenzione di parlare.
Non ci sono dialoghi per diverse tavole, in un climax di sangue e colpi proibiti.

Caput Mundi vol. 2 di 6 è un albo che va letto senza se e senza ma: sia per il suo valore intrinseco assoluto, sia in previsione dei suoi “fratelli”, con i quali andrà a completare l’Universo Cosmo.

 


Comments are closed.

Caricando...