#Evergeek / Batman: Il Lungo Halloween

Luigi De Meo

Le tapparelle di legno schermano lo studio dai rumori e dalle voci del matrimonio che si festeggia nel giardino. Alla scrivania il padrone di casa, un uomo imponente, indossa lo smoking delle grandi occasioni e osserva il suo ospite, che è in piedi con il cappello in mano, in atteggiamento sottomesso. Quest’ultimo lancia un occhiata al padrone di casa e dice: “Io credo in Gotham City.”

Se non fosse per l’ultima frase, potremmo aver descritto la sequenza iniziale de Il Padrino. Ma questo non è un film ma un fumetto, i protagonisti non sono Vito Corleone e Amerigo Bonasera ma Carmine “Romano” Falcone e Bruce Wayne, a regalarci questa sequenza carica di significato non è Coppola ma Loeb (storia) e Sale (disegni). Questo è Il Lungo Halloween.

Forse una delle storie più profonde del Cavaliere Oscuro, Il Lungo Halloween si articola in tredici numeri e copre un arco narrativo di un anno, il secondo anno di attività di Batman. Si vede nascere l’alleanza tra l’eroe mascherato, il commissario Gordon e il Procuratore Distrettuale Harvey Dent, la trasformazione di questa alleanza in sincera amicizia e infine la sua tragica conclusione. Si vede l’emergere di un serial killer chiamato Holiday che ammazza senza pietà i membri più in vista delle famiglie mafiose di Gotham. Assistiamo, inoltre, il grande cambiamento che sta investendo la città del pipistrello.

Il cambiamento: ecco il primo dei due grandi temi di quest’opera. L’arrivo di Batman ha scosso dalle fondamenta lo status quo criminale. Se da una parte finalmente gli onesti e chi crede nella legge (e in Gotham, come spesso viene ripetuto) prendono il coraggio necessario per reagire a decenni di corruzione e delinquenza dall’altra c’è la reazione violenta del tessuto criminale che, di fronte ad un nemico nuovo e spietato, può solo evolvere. È lo stesso Gordon a rendere palese questa situazione a Batman, nel manicomio di Arkham di fronte alle celle dei villains (i vari Joker, Poison Ivy, Pinguino, Spaventapasseri) con la frase: “Sono così tanti. Da quando sei apparso sono quasi raddoppiati. Non che ci sia una correlazione diretta, ma… Ci pensi mai?” Gli stessi criminali “normali” non sanno come reagire a queste nuove figure criminali. Carmine Falcone stesso, intoccabile capo dei capi di Gotham, apostrofa la nuova fauna criminale come “Mostri” e li disprezza apertamente, salvo servirsene in  alcune occasioni (l’Enigmista nella sua versione più comica e Poison Ivy in una delle più sexy e diaboliche, per dovere di precisione).

Altro grande tema di questa saga è la dualità, il doppio, il numero due. Batman e Bruce, Batman e Catwoman, Holiday, Harvey Dent e Due Facce, guardie e ladri, padri e figli, criminali normali e freaks. I due lati della medaglia sono sempre presenti, appena accennati all’inizio fino ad arrivare ad un esplosione nel finale. Quando arriverete alla penultima pagina illudetevi pure di aver risolto tutti i misteri e i dualismi, ma l’ultima pagina vi smentirà regalando un finale carico di significati e interpretazioni nascoste.

Loeb e Sale devono molto ai gangster movie (il già citato Il Padrino e Quei Bravi Ragazzi solo per citare le due fonti d’ispirazione maggiore) per la creazione de Il Lungo Halloween. Sale ha disegnato una Gotham City noir e cinematografica, quasi un altro personaggio invece di una semplice location, grazie ad un tratto marcato e “sporco” e all’infinita gamma di neri e grigi di Gregory Wright. Punto di forza del Batman di Sale è la sua dinamicità e potenza. Il costume del pipistrello sembra una cosa viva e riesce ad accrescere la drammaticità dell’azione. A rifinire, e definire, questi disegni c’è la profonda psicologia dei personaggi creata da Loeb, che ci regala un Batmanumano”: capace cioè di sbagliare e di compiere errori di valutazione. Un detective vero e puro.

 

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