#GameofThrones / 07×07 – The Dragon and The Wolf – Recensione

Daniele D'urso

Ottantuno minuti, un lungo viaggio alla ricerca di una tregua incerta. La boccata d’ossigeno arbitrariamente concessa dalla gravità degli eventi. Esautorati i vizi formali dei precedenti capitoli, lo spettatore si trova al cospetto di una narrazione dall’impatto visivo eccellente con l’unico neo della prevedibilità.  The Dragon and The Wolf: è l’episodio principe di questa settima stagione, non un caso che sia anche il più conservatore. Un parziale e baldanzoso ritorno alle origini, dove intrighi, dialoghi e tradimenti riportano linfa a un ciclo narrativo che si era necessariamente arenato sulle sponde della guerra. Fino al punto d’estrema rottura. Siamo alla chiusura non solamente della settima annata, ma di una macro sequenza iniziata alla fine della quinta stagione con i progressivi problemi causati dagli estranei che convergerà irrimediabilmente verso la battaglia finale tra la vita e la morte.

Il lungo, lunghissimo, piano sequenza iniziale che pone le basi per la costruzione dell’intera ottava stagione. La Fossa del Drago diventa la culla della potente e intricata scrittura di D. Benioff e D.B. Weiss, il nodo cruciale dal quale si dipaneranno tutti gli eventi futuri. Un palese richiamo all’unità, la forza trainate di quei Sette Regni che dalla corona di Jeoffrey in poi, hanno visto solo divisione.Via alle danze, il tempo scorre, Clegane contro Clegane, Greyjoy contro Greyjoy poi l’arrivo trionfale della Madre dei Draghi. Un’entrata in scena costruita per mostrare la sua forza saldamente sorretta dall’ego. Lo stesso che la leonessa di casa Lannister conosce molto bene. È lei la vera mattatrice della puntata, nel bene e nel male. Cersei e il suo bisogno incessante di primeggiare, il confronto tra le due regine atteso si trasforma in un nulla di fatto, Daenerys è cauta a tratti servile, rimane in disparte ribadendo concetti già chiari. Jon ancora una volta, ingenuamente, fa prevalere gli insegnamenti di suo padre (i medesimi che svolgeranno un ruolo chiave nella redenzione di Theon) e la situazione subisce uno stallo.

Il dialogo tra Cersei e Tyrion è uno trai più emozionanti dell’intera scrittura di GoT, cauto ma non arrendevole, i due si confrontano, si studiano, si assomigliano e portano ancora una volta alla memoria la figura che li ha cresciuti, plasmati, denigrati, formandoli in modo diverso ma parallelo. Tyrion scopre le sue carte, è sincero, Cersei intravede una possibilità, la stessa che porterà Jaime alla rottura definitiva con la sorella. Entrambi la sfidano apertamente, a due passi dalle sanguinolente mani della Montagna, ma Cersei è satura di sangue e morte, ciò che ora brama è la vita, o meglio la sopravvivenza. Il suo grembo è l’unica cosa che veramente conta e per proteggerlo coglierà ogni opportunità.

La narrazione si sposta a Grande Inverno, dove il colpo di scena dell’episodio è la caduta di Ditocorto. La fine del più abile giocatore del Gioco del Trono sancisce in modo definitivo l’arrendevole evoluzione dello show. Nonostante Petyr Baelish, fosse in larga maggioranza odiato per i suoi innumerevoli tradimenti, è stato il più fulgido rappresentante dell’ideale scalata al potere che sta alla base della mitologia di quest’opera. La sua fine, ordita a sua insaputa e con poca misericordia, proprio da colei che in fondo abbassando la sua irreprensibile guardia Baelish aveva amato, avviene con non poco rammarico. Il vecchio Petyr fa pietà quando implora di esser risparmiato. Siamo giunti in tempo di guerra, gli intrighi di palazzo non trovano più posto ed era giusto che pagasse per i suoi crimini, ciò nonostante lui e il suo proverbiale modo di agire mancheranno. La sua scomparsa pone fine al successo che ha consacrato la serie nell’olimpo della critica.

Veniamo ora a ciò che attendevamo da tempo, attraverso l’incontro tra Bran e Sam viene rivelata la vera identità di Jon, ovvero Aegon Targaryen, figlio di Raegar Targaryen e Lyanna Stark. L’unione tra i due, riconosciuta e consumata, ha dato vita al legittimo erede del Trono di Spade. Lo stesso che inconsapevolmente è scivolato nel talamo di sua zia Daenerys. Se da un lato la famiglia Targaryen non ha mai posto un veto sull’unione tra consaguinei, anzi l’ha incentivata, dall’altro bisognerà vedere come i due prenderanno la sconvolgente rivelazione. In ogni caso ci toccherà amaramente aspettare. Anche qui alcuni dubbi però permangono, l’inquietante presenza di Tyrion in penombra lascia un opinione incerta. Che il primo cavaliere non approvi l’unione sembra evidente, ma per quale motivo? Politicamente sarebbe un matrimonio eccellente che riunirebbe in modo indissolubile il Nord alla sua causa. Che il più piccolo dei fratelli Lannister stia ordendo un piano alle spalle dei due amanti, reo di aver sulla coscienza le morti dei suoi due nipoti? Se la moralità di questa saga ci ha insegnato qualcosa è sicuramente che prima o poi i conti si pagano, per Tyrion forse è giunto proprio questo momento.

Passiamo alla fase visivamente più imponente dell’episodio, l’arrivo dell’esercito degli estranei alla Barriera. Anche se eccezionale nella resa, questa parte finale appare prevedibile. La caduta della barriera è su larga scala l’evento epocale della serie, la vera pietra miliare che sconvolge non solo il presente ma l’intera mitologia del mondo creato dallo scrittore statunitense George R.R.Martin. La morte è finalmente giunta, lentamente e inesorabilmente ha scavalcato il muro che la divideva dalle terre dei vivi. Ciò che stavamo aspettando sin dalla prima puntata è finale mente successo. La mastodontica Barriera è caduta sotto i colpi glaciali del fuoco non-morto. Solamente sei puntate ci separano dalla fine della saga che più di ogni altra ha avuto un impatto così forte, un vero e proprio fenomeno di culto che non ha paragoni.

A risentirci nel 2018… o forse nel 2019, chissà.


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