#GameofThrones / 07×01 Dragonstone – Recensione

Daniele D'urso

È stata una lunga attesa, un interminabile lasso di tempo nel quale più e più volte, abbiamo perso di vista l’emozione e il fascino che Game of Thrones ha suscitato in tutti noi. Ma quelle sensazioni non erano sparite, semplicemente si erano assopite, attendendo il momento per ridestarsi dal loro sonno pacificatore.

Sono bastati pochi secondi, un colpo di scena e qualche estraneo, tutto è ricominciato, là dove l’avevamo lasciato.

Pensavamo, erroneamente, che la vendetta di Arya contro la casata dei Frey si limitasse ad abbattersi sul suo capostipite. La furia omicida della giovane Stark non è solamente un piatto da servire caldo ma anche un brindisi dal gusto amaro. La lupa solitaria sta affrontando una parabola discendete della sua vita: consapevole del fatto che potrebbe riconciliarsi con i membri superstiti della sua famiglia preferisce, ancora una volta, affondare i suoi dolori nella vendetta. Ma se questa serie ci ha insegnato a guardare con circospezione il mondo e la crudeltà della vita stessa, dove ogni forma di prevaricazione si abbatte contro i più deboli, a due passi dal baratro Arya viene riportata indietro, le sfumature diventano meno definite e la semplicità del quotidiano assume una piega inaspettata. È iconica la scelta di dare a dei semplici soldati, per giunta Lannister – intenti a consumare un pasto  –  le chiavi della coscienza della ragazza.  Colpita dalla semplicità delle persone comuni, dalle loro storie e dei loro modi, tanto da trovarsi a proprio agio fin da subito. Una parvenza di famiglia che aveva dimenticato.

Menzione d’onore va fatta per il cameo di Ed Sheeran, e della sua canzone dal messaggio criptico. Si perché il testo del cantate britannico cela un segreto.

Quando Arya si complimenta,  il cantante  le risponde “È nuova”. In sei stagioni di Game of Thrones abbiamo sentito moltissime volte le solite tre canzoni, cioè “The Rains of Castamere,” “The Bear and the Maiden Fair” e “The Dornishman’s Wife.” La canzone che Sheeran e compagnia stanno cantando è “Hands of Gold” e arriva direttamente dai libri de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin.

Leggete attentamente il testo.

He rode through the streets of the city,
down from his hill on high, O’er the wynds and the steps and the cobbles,
he rode to a woman’s sigh.
For she was his secret treasure,
she was his shame and his bliss.
And a chain and a keep are nothing,
compared to a woman’s kiss
For hands of gold are always cold, but a woman’s hands are warm. . .

Nei libri la canzone è composta e interpretata da un bardo di nome Symon Silver Tongue che la usa per minacciare Tyrion. Il testo parla infatti della relazione segreta del nano con Shae, è lei  il “tesoro segreto” che l’uomo cerca disperatamente di nascondere alla famiglia. Sempre nei romanzi, quando Tyrion soffoca Shae pronuncia il verso finale della canzone “For hands of gold are always cold, but a woman’s hands are warm”, mentre uccide la donna, nei libri Tyrion usa la collana da Primo Cavaliere (Hand of the King, la Mano del Re) di suo padre Tywin Lannister. Nella serie tv tutto questo non accade e Tyrion usa una normale catena. Vista la stretta relazione, la canzone “Hands of Gold” nella serie  potrebbe riferirsi ad un altro uomo, uno con una mano d’oro e una relazione nascosta forse?

Che lo scontro di questa stagione sia la resa dei conti tra ciò che resta dei Lannister e la Madre dei Draghi è senz’ombra di dubbio fuori discussione. Cersi non è solamente estremamente ambiziosa ma anche molto furba. La scomparsa dei  cuccioli ha trasformato la leonessa Lannister in una mina vagante, non ha più nulla da perdere. I figli sono morti e questo libera la donna dal peso del suo stato. È sovrana di se stessa e sa bene che non potrà mai vincere una guerra da sola. Dopo la disfatta dei Frey gli amici per la casa Lannister scarseggiano e le sue mire di alleanza sono andate nell’ultima direzione possibile, le Isole di Ferro. Se nella scorsa stagione Euron Greyjoy era apparso come un personaggio sciatto e incomprensibile a molti, sono bastati due minuti ben realizzati per sovvertire questo giudizio. Euron cattura lo schermo, il look del re delle isole di ferro, a metà tra una rock star è un pirata e affascinante, e il suo atteggiamento irrispettoso verso l’autorità e lo scanzonato modo di beffarsi delle regole lo rendono pericolosamente conturbante. La vera sorpresa positiva di questa prima puntata.

A Grande Inverno si decide il destino del Nord, i dadi sono stati lanciati e le pedine iniziano a muoversi sulla plancia. Jon è un leader nato, integerrimo, coraggioso e magnanimo. Un vero Stark, ma non tutti sono pienamente d’accordo con la sua condotta e le sue scelte. In modo particolare Sansa, la ragazza sta vivendo un evoluzione caratteriale che la sta portando passo dopo passo a trasformarsi, rivendica la sua posizione minando l’autorità del fratellastro. È scaltra, sa che non può fidarsi, non si lascia abbindolare dal comportamento effimero di Ditocorto, ma allo stesso tempo non è un caso che venga nominata dalla ragazza Cersi. Per stessa sua ammissione, un modello da seguire. La dolce e ingenua fanciulla non esiste più, e nel cuore di Sansa si sta facendo sempre più posto la figura della Dark Lady. È auspicabile che questo cambiamento vada in conflitto con le decisioni di Jon e inevitabilmente la situazione precaria porterà a delle scelte.

La narrazione si sposta in direzione di Vecchia Città, la parte centrale di Dragonstone e forse quella più noiosa e ripetitiva. Sam è alle prese con i maestri della cittadella, dove sta cercando in tutti i modi di carpire più sapere possibile. Sa che il suo apprendistato sarà lungo e complicato, ma il tempo scorre e a Nord gli Estranei sono in marcia. Ogni elemento può essere essenziale per la sopravvivenza. Il braccio che esce dalla cella contaminato del morbo grigio appartiene quasi sicuramente a Jorah, il profilo che viene fatto vedere in penombra combacia con quello dell’attore Iain Glen, è probabile che l’Andalo sia giunto a Vecchia Città in cerca di una cura.

Ritroviamo il Mastino e la Compagnia senza Vessilli girovagare ancora una volta per le Terre dei Fiumi. La scena che ha come protagonista Sandor Clegane è estremamente evocativa, l’uomo, a causa del fratello teme il fuoco, vede attraverso le fiamme l’assalto degli Estranei al forte occidentale. La scelta di riprendere fin da subito la sotto trama legata a questo personaggio ci fa pensare che in futuro  possa ancora una volta rientrare nella file centrali dello show, magari al fianco del prete rosso Thoros di Myr. Va  menzionata la sequenza in cui Sandor scava la fossa per depositare i corpi rinvenuti nella casa in cui sostano per la notte (appartenenti a dei personaggi comparsi durante la quarta stagione). È un chiaro rimando alla versione cartacea del Mastino, infatti nel romanzo dopo la sua finta morte Sandor per diverso tempo svolge il lavoro di becchino.

Dragonstone si chiude con un lungo piano sequenza dedicato a Daenerys, e non poteva esser altrimenti. Il ritorno della prima Targaryen nel continente occidentale dopo la ribellione di Re Robert. È un momento toccante, realizzato magistralmente, la totale assenza di parole che confluiscono nel climax finale, in cui Daeny pronuncia in modo autoritario quell’unica frase, la musica, i gesti ben definiti di tutti i presenti e la scenografia rendono al massimo il momento. Non poteva esserci un ritorno a casa migliore per la Madre dei Draghi. Accattivante e inspiratorio, fuoco e sangue sono tornati a Westeros.

Concludiamo dando un giudizio complessivo alla puntata. Era chiaro che dal primo episodio non potessimo aspettarci un verticale movimento della trama. Si è parlato molto, praticamente sempre, tranne che nella parte finale dove la componente vocale a lasciato il posto a quella visiva, a rigor di logica è stato giusto cosi. C’era da ricollegare pezzo dopo pezzo gli ultimi avvenimenti della sesta stagione e fatta eccezione per l’intreccio di Sam, che se pur lentamente si è evoluto in avanti. ogni altra storyline è strettamente collegata ai fatti presentati nell’ultimo finale di stagione. La scelta di comprimere questa annata nell’arco di sole sette puntate, aveva fatto intendere la possibilità, fin da subito, di un tracollo negli eventi, non è stato così. Stormborn, il prossimo episodio, si assesterà  sulla stessa falsa riga del primo per poi far confluire gli eventi già nel mid season. Condivido pienamente la scelta fatta dagli showrunners, Dragostone può risultare a tratti noioso ma è un passo decisivo per tenere alto il climax in vista del futuro, era impensabile partire diversamente; e poi il ritorno a casa di Daenerys vale il tempo speso.

Alla prossima settimana.


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