#GameofThrones / 07×02 Stormborn – Recensione

Daniele D'urso

Nella notte di lunedì, guardando Stormborn, sono stato colto da un dubbio atroce: e se GoT fosse profondamente cambiato e non ce ne fossimo accorti?

Per anni, il successo senza precedenti di questa serie (i numeri parlano di un fenomeno mediatico senza pari) è stato equamente attribuito a diversi fattori, tra tutti mi piace pensare che spicchi, agli occhi del pubblico, l’estrema eterogeneità della trama.

Questo marchio di fabbrica che ha contraddistinto GoT non è originale, o meglio non lo è rispetto all’opera televisiva, ma prende, come giusto che sia, ispirazione dal messaggio attraverso il quale George R.R.Martin ha voluto veicolare fin dalle primissime pagine i suoi romanzi. L’eliminazione di elementi personali a favore di una visione corale della storia. Le sei stagioni precedenti ci hanno immerso in una serie di trame e sotto trame con diversi protagonisti che, saltuariamente, andavano a intersecarsi creando un telaio sul quale tessere la complessità degli accadimenti.

In Stormborn ho visto l’iniziale decadenza di questa pietra miliare, siamo in dirittura d’arrivo, le varie storyline si stanno legando l’una all’altra, non temporaneamente ma indissolubilmente, il cerchio si stringe sempre di più intorno al filone principale. Questo episodio non è altri che un ponte che ci sta trasportando oltre la programmazione abitudinaria. Seguendo la logicità di questo pensiero, non dobbiamo sorprenderci se Jon incontrerà presto Daenerys, o se la misteriosa ricompensa di Euron si già stata riscossa.

Questa settima stagione non ha intenzione di perder tempo.

Si arriverà alla battaglia finale, presto, perché è tempo di alleanze, e mentre le salde certezze di Daenerys vengono minate, Cersei acquisisce potere e ambizione. Trovando dalla sua più di qualche semplice e valido alleato. Se in molti avevano auspicato una guerra lampo a favore della Madre dei Draghi dovranno ritrattare le proprie certezze.

Daenerys vincerà? Probabilmente si, ma lo farà a caro prezzo, in un bagno di sangue senza precedenti. Nessuno escluso. Come ci ha chiaramente lasciato intendere Qyburn.

Tralasciando solo in parte la pericolosa situazione oltre la barriera, è chiaro che questa stagione andrà a sfociare in un conflitto bellico su larga scala. Un accattivante gioco di alleanze e tradimenti che da sempre è fautore del successo indiscusso della serie. Siamo si, giunti ad un punto narrativo nuovo, ma che ricalca i medesimi elementi. Lord Tarly spaccherà in due l’Altopiano, mentre Euron ha messo a tacere, in un sol colpo, la ribellione familiare e il comando doriano. A questo punto l’enorme forza bellica su cui può contare la Madre dei Draghi sembra essersi improvvisamente ridimensionata, senza dimenticare Jon Snow.

La vera incognita di uno scacchiere già schierato. Gli occhi dell’ex comandate dei Guardiani della Notte volgono oltre la barriera a protezione del Nord, ma Daenerys ha altre mire, più esotiche. E in questo complesso discorso di priorità quale ruolo chiave svolgerà Sansa, Ditocorto riuscirà nuovamente a insinuare il dubbio nella rossa di Grande Inverno? È evidente come, dopo il successo navale di Euron, l’ultima dei Targaryen abbia bisogno del Nord e il Nord abbia bisogno dei Draghi.

La seconda tematica messa in luce durante l’episodio è senza dubbio il valore del tempo, le sequenze temporali del passato stabiliscono la qualità del presente, Arya è l’esempio più lampante. La giovane Stark è alle prese con amici (Frittella) e fantasmi (Nymeria) del suo passato, sceglie di fermare la caccia alla regina, stanca del mondo che la circonda, vuole tornare a casa.

Un ritorno che aspettavamo da molto tempo.

Ma il tempo non si nasconde solamente nei volti ma anche nelle parole. Sam è alla ricerca di una cura per salvare Jorah, mentre l’arcimaestro è concentrato sulla stesura del suo libro. La trasmissione del sapere risulta l’intuizione più criptica di questo primo scorcio di stagione, passa inosservato, secondariamente agli eventi principali, ma è l’unico veicolo di salvezza per le sorti di Westeros. Lentamente ci accorgiamo quanto la conoscenza dei maestri sia indispensabile e diverrà fondamentale per le puntate a venire.

Una menzione d’onore spetta, ancora una volta, a Euron Greyjoy, se nel primo episodio ci aveva dimostrato di esser un personaggio accattivante e dall’illusorio fascino, in questo secondo scorcio mette in risalto tutto il suo perverso amore per il sangue. Un uomo, o forse un pirata del quale avevamo maledettamente bisogno,  vento di novità e imprevedibilità che sta conquistando solo consensi. Ellaria sarà dunque il regalo promesso a Cersi, che brama vendetta per la morte di Myrcella. Mentre lo sfoltimento delle vipere di Dorne tutto sommato, non ci può far che piacere.

E Theon cosa farà? Qualcosa si è spezzato nel ragazzo, dovrà affrontare le conseguenze delle sue scelte da solo.

Alla prossima settima.


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