#GameofThrones / 07×05 Eastwatch – Recensione

Daniele D'urso

Eastwatch, è l’episodio che non ti aspetti, la corsa verticale verso l’incredibile dualismo improvvisato tra ciò che vorremmo vedere, che aspettiamo, bramiamo e quello che ci lascia insoddisfatti. Quando tutto sembra avviarsi verso un finale preannunciato, le carte in tavola sono stravolte (in maniera non sempre impeccabile) e gli eventi subiscono una battuta d’arresto inverosimile. Sedersi sul Trono di Spade non è più la priorità, l’unica cosa che conta, ora, è sopravvivere.

Le spore della guerra sono messe da parte, l’esercito Lannister è caduto, sfaldato. La Madre dei Draghi ha avuto la sua prima, ambita vittoria, con il sangue e il fuoco, mentre Jaime è ancora vivo. Qui la narrazione scricchiola creando le prime avvisaglie d’irregolarità. Se Daenerys e Tyrion sanno fin dall’inizio che lo Sterminatore di Re non è morto (non trovandone il corpo tra i caduti), come dimostrano gli avvenimenti successivi perché non cercano di catturare il comandate nemico in battaglia? A cavallo di Drogon per la Targaryen basterebbe un battito d’ali. È incredibile pensare come Bronn e Jaime si allontanino indisturbati dal luogo dello scontro per poi ritrovarsi nell’immediato ad Approdo del Re. Ok, la consequenzialità degli eventi per favorire i fatti alle parole, ma l’andirivieni di personaggi da una location all’altra sta compromettendo la realisticità della narrazione. I Tarly pagano il dazio della fedeltà, il pugno di ferro utilizzato, le prime avvisaglie stanno facendo scricchiolare dall’intero la leadership della Targaryen.

Il piano di Tyrion e la successiva scoperta di Cersei appaiono troppo stereotipati e assolutamente non necessari, l’incontro tra i due e fratelli risulta primo di veridicità, i dialoghi sono ben posti ma è impensabile che si venga a compromessi in così poco tempo. Anche la scelta di Daenerys si fermare la guerra non trova un riscontro plausibile, i mezzi e i modi per creare una dilatazione della trama c’erano ma sono stati utilizzati veramente male, in maniera goffa e totalmente innaturale provocando l’impoverimento radicale dei dialoghi. Per chiudere in bellezza la serie di strafalcioni con il quale questa puntata si apre non si può non citare il cambio repentino di modus operandi di Cersei. Una donna priva di qualsiasi inibizione, che ha fatto saltare in aria un intero Tempio oberata di vendetta, è a conoscenza del ritorno del fratello. L’uomo che più di ogni altri teme e contro il quale da tempo vuole scagliare il suo odio, che ritiene responsabile della morte del suo primogenito, cambia inverosimilmente modo di pensare alludendo a operare come avrebbe fatto il padre. Sinceramente i primi venti minuti di Eastwatch sono davvero di una pochezza incredibile. È chiara la volontà di sorprendere il pubblico, sterzando in maniera inaspettata il fulcro della trama, ma queste scelte vanno messe in atto con un criterio migliore altrimenti si rischia come in questo caso di sfiorare il ridicolo. L’imbastardimento di un prodotto che funziona in maniera impeccabile e non ha bisogno d’irregolari picchi d’interesse.

La parte centrale della puntata non poteva non svolgersi a Grande Inverno. Arya, annoiata dal non avere uno scopo ben preciso, cerca di far luce sulla sorella, rea di non esser stata estremamente onesta. Ad attenderla sulla strada degli inganni, c’è pero un uomo al quale incredibilmente va sempre tutto liscio. Anche qui le capacità soprannaturali di Arya, la quale ha sterminato un’intera casata da sola, potrebbero mettere in scacco chiunque, viene mestamente ingannata da Ditocorto in cerca di ordire il suo personale complotto, per mettere l’una contro l’altra le due sorelle Stark. Anche qui vale il medesimo discorso fatto in precedenza.

Contemporaneamente alla Cittadelle i messaggi di Bran non vengono presi sul serio. Sam è stanco della cecità dei Maestri, così, ancora una volta agisce di testa sua. Prende ciò che è necessario e si mette nuovamente in cammino probabilmente per tornare alla Barriera. Nel leggere un importate tomo di maestro Maynard, Gilly s’imbatte in una curiosità che potrebbe avere dei risvolti assolutamente imprevisti. Per il matrimonio reale tra Raeghar ed Elia Martell era stato fatto voto di annullamento, questo comporterebbe che Jon non sia un bastardo ma bensì il figlio legittimo del principe e suo legittimo erede al trono. Un’incredibile rivelazione passata inosservata a molti.

Per fortuna l’episodio si riprende nella fase finale, dove Jon, Gendry (recuperato dal Fondo delle Pulci dal Cavaliere delle Cipolle, aspettavamo il suo rientro da molto tempo), Jora (redivivo e tornato a servire la sua regina) e Davos raggiungono Tormund al Forte Orientale. Per fermare la guerra e creare una pace momentanea che possa riunire il continente occidentale sotto una causa comune, i cavalieri sono in missione alla ricerca di un estraneo da poter catturare. Oltre il Nord e la Valle di Arryn gli altri restanti cinque regni sono reticenti alla veridicità delle storie sugli estranei, come dimostrato dai maestri della cittadella. Alla missione suicida si uniscono Thoros, Beric Dondarrion e il Mastino creando una vera e propria  Suicide Squad. Il momento più simpatico e riuscito della puntata che porta ad uno stravolgimento reale e consono (finalmente) della narrazione.

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