#GameOfThrones / 6×02: Home – La Recensione

Daniele D'urso

Dopo la prima puntata che aveva posto le basi per l’introduzione alla sesta stagione, Game of Thrones 6×02: Home, si rivela inaspettatamente uno dei migliori episodi della serie; un grande arco narrativo che parte dal passato, si sviluppa nel presente e insegue un incerto futuro. Un secondo episodio ben scritto e capace di assemblare un impianto di grande narrazione, denso di avvenimenti.

Si parte subito forte, con il ritorno in scena di Bran, sparito dai radar della serie da più di una stagione. È alla prese con il Corvo a Tre Occhi e il suo particolare addestramento, del quale non ci viene spiegato praticamente nulla, senza indagare il rapporto che si è istaurato tra i due. Finalmente scopriamo le grandi e celate capacità del erede di Grande Inverno, che attraverso i consigli del nuovo personaggio interpretato da Max Von Sydow, è in grado di vedere gli eventi di un passato ormai dimenticato. Ned si allena con i suoi fratelli, Lyanna e Benjen, forse Brandon e il fido protettore di Bran: Hodor ( il quale è ancora un normalissimo ragazzo di nome Wyllis). Che in futuro ci possano essere altre inaspettate rivelazione su personaggio dello stalliere apparentemente ritardato, è una possibilità da non escludere.

Senza sosta la narrazione si sposta ad Approdo del Re, dove il ritorno di Jaime sulla scena porta una serie di moniti e minacce da parte dell’Alto Passero nei confronti del comandante della guardia bianca. L’aria è incandescente, per ora non sembra uno scontro alla pari, perché le forze del credo si sono insediate per bene nella capitale. Tommen è alle prese con la sua personale battaglia per sentirsi degno del trono, e in questo sembra aver ritrovato in sua madre una potente alleata, la leonessa ferita mai doma Cersei non è certo pronta a gettare la spugna.

Se Grande Inverno era una volta la casa degli Stark, come ricorda Bran nelle sue visioni, ora sono i Bolton a controllare il più grande insediamento del Nord. In modo particolare sotto la guida del nuovo Lord: Ramsey. Tramontato Roose Bolton per mano del figlio, è il bastardo ad imporsi come protettore del Nord. Pronto a dare la caccia a Sansa e sconfiggere il Lord comandante dei guardiani della notte, ultimi ostacoli verso il dominio assoluto del più grande dei territori di Westeros. Non sfuggono a questa incessante fame di potere Roose, Walda e il piccolo fratellino di Ramsay, La sua spietata follia ormai non conosce limiti e non ci sorprende più, l’uccisione di Roose viene gestita troppo velocemente, quello che a tutti gli effetti è stato l’esecutore delle Nozze Rosse avrebbe meritato una morte più cirostanziale.

Dall’altra parte del mar stretto Tyrion saldo al comando (almeno per ora) della città di Meereem, decide di liberare dalle catene i due draghi rimasti, unica difesa contro la progressiva caduta della città e della baia una volta libera (ora nuovamente sotto il controllo degli schiavisti). È la prima volta che un personaggio che non sia Daenerys interagisce in modo positivo con i draghi.

Intanto a Pyke, che avevamo quasi dimenticato nei meandri della storia della serie, viene posto fine al dominio di Balon Grey da suo fratello Euron futuro pretendente al Trono di Sale, come sua nipote Yara. Le circostanze della morte del capo famiglia dei Greyjoy rimandano a quelle accadute nel libro anche se con tempistiche e modalità differenti. Che questa morte sia stata volutamente spostata per favorire l’ingresso del nuovo personaggio?

Ma Euron non è l’unico Greyjoy che vuole far ritorno a casa, anche Theon una volta accertatosi che Sansa fosse nelle salde mani di Brienne, decisa a rispettare il giuramento fatto a Lady Stark, è pronto al ritorno sulle isole di Ferro. Quali conseguenze porterà questa scelta?

Tra Pyke, Grande Inverno e Dorne nel giro di solo due episodi la serie ci ha raccontato tre importanti cambi di potere. Non lo ha mai fatto appoggiandosi ad una assoluta credibilità nelle situazioni, e anche in quest’ultimo caso si è voluta premiare la tensione e la costruzione del momento piuttosto che la logica dell’accaduto.

Infine, il gran finale. A cinque anni di distanza dall’uscita del quinto libro della saga (anche se da quest’anno non è più una scienza esatta il paragone con i romanzi, anzi, probabilmente non lo è mai stato) e a poco meno di un anno dall’incredibile finale della quinta stagione, una delle domande che ha tenuto per più tempo gli spettatori con il fiato sul collo ha avuto risposta. Una risposta molto più semplice di quanto immaginato, forse è giusto così. Davos è riuscito a convincere Melisandre nel praticare un rituale per far resuscitare Jon. La mutazione della sacerdotessa della scorsa settimana rivela ancora di più il suo valore psicologico, Melisandre è un personaggio sconfitto, mai così umano, mai così disilluso. E probabilmente per via di questo forte cambiamento è anche il personaggio più amato della serie, la nuova versione della donna rossa ha saputo conquistare anche i più scettici.

Eppure, al netto di questa sfiducia, la luce del dio del fuoco si riaccende. Giocare con le morti inaspettate (ma sempre coerenti con il percorso dei personaggi) non può pregiudicare il valore di una storia, in cui alcune porte non possono essere chiuse prima del tempo. In quel limbo di possibilità che dicevamo all’inizio, la morte di Jon non è contemplata, non come condizione permanente almeno. Ci voleva molta attenzione nel trattare un evento così importante e delicato, sia perché la possibilità di far tornare un personaggio dalla morte è molto vicina al “barare”, sia perché la magia non può diventare uno strumento per risolvere qualsiasi problema con uno schiocco di dita. Eppure, al netto di questo rituale abbastanza inusuale in cui l’unico dei presenti a crederci è Davos (inaspettatamente paladino di principi e doveri), viene fuori un bel momento, carico di tensione. Buona l’idea di rendere Spettro l’unico testimone dell’evento.

Ora però sorge un dubbio: è davvero merito del rituale di Melisandre oppure Jon è tornato tramite altri metodi che almeno per ora sono stati celati? Per ora poco importa, quello che realmente conta è altro…

Jon Snow is Alive


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