#GameofThrones / 6×03: Oathbreaker – La Recensione

Daniele D'urso

Vi ricordate come recita l’inizio del giuramento dei guardiani della notte? No?

Beh fa più o meno così:

Night gathers and now my watch begins, it shall not end until my death…

Ma tranquilli ci ritorneremo.

Oathbreaker, terzo episodio della sesta stagione di Game of Thrones, esalta e porta a compimento proprio questo concetto. Un episodio ciclico  divisibile in dieci macro sequenze che traccia un mosaico di giuramenti infranti, promesse non mantenute e tradizioni non rispettate. Ad uscirne vincitori da questo scontro impari, sono ancora una volta gli Showrunner della serie in grado di continuare a stupire creando un prodotto completamente opposto al precedente, Home, ma equamente valido.

Oathbreaker è quel classico episodio di transizione che a prima vista non vorreste mai incontrare sul vostro cammino ma che deve necessariamente esistere per garantire con parsimonia il successo di una stagione, e in questo senso è decisamente un passaggio ben riuscito.

Non è un caso che tutto quello che avviene in questo episodio ha inizio e si conclude alla barriera, li dove ci aveva lasciato il precedente.

Jon è vivo, ma non è più lo stesso: il viaggio attraverso la vita e la morte lo ha profondamente turbato e cambiato. Il giovane ragazzo impulsivo ed intraprendente ha lasciato spazio ad una figura più silenziosa e accattivante: ci viene mostrato come un uomo pensieroso, dubbioso, certamente scosso da quello che gli è accaduto ma che non ha mai perso il lume della ragione. Deve porre fine alle vite di chi ha cospirato contro di lui, non c’è rabbia né odio nei suoi occhi, solo una profonda angoscia; è necessario che lui lo faccia, lo esige il suo ruolo, lo esige la situazione e lo esigono i suoi amici e i suoi alleati; l’unico a cui sembra non importare nulla della vendetta è proprio Jon, il quale da l’impressione di aver già perdonato i traditori, ma che alla fine non possa sottrarsi al suo dovere. Diventa emblematico e quasi parodistico il momento in cui Melisandre chiede cosa ci fosse dall’altra parte e Jon con fare succinto risponde che in verità lui non ha visto assolutamente nulla; anche questa volta non si smentisce:

You do know Nothing, Jon Snow!

Che il bastardo di casa Stark sia la vera chiave di volta della stagione e probabilmente di tutta la serie ormai è cosa risaputa tanto che il momento più atteso della puntata ci ha lasciato leggermente con l’amaro in bocca.

Il flashback che tutti aspettavano trepidanti da una vita è stato volutamente interrotto, ma cosa c’entra Jon in tutto questo? Questa è materia per teorie storiche e quasi leggendarie che girano da anni e che tutti i lettori, e a questo punto speriamo anche gli spettatori, conoscono. Dopo la battaglia del tridente che sancì la sconfitta dei Targaryen, Ned Stark arriva alla Torre della Gioia dove sconfigge la Spada dell’Alba; attraverso il viaggio temporale assistiamo allo scontro che è totalmente diverso da come veniva raccontato dal Lord di Grande Inverno. Bran viene riportato indietro dal Corvo a Tre Occhi prima che possiamo scoprire chi si celi nella torre. La scoperta è rimandata e il dubbio rimane, ma, e questo è importante, il solo fatto di dover aspettare ancora il momento vuol dire che ci sarà qualcosa da scoprire.

Daenerys è alle prese con il ritorno a Vaes Dothrak e le cose per la Targaryen sembrano complicarsi, con la possibilità per quanto remota, che venga allontanata dalle vedove degli altri Khal per non aver rispettato le tradizioni del suo popolo; sembra una fase di transizione abbastanza scontata questa che sta attraversando La Madre dei Draghi, aspettando l’arrivo di Jhora e Dhario, o magari di Drogon, sempre che il drago non si sia completamente dimenticato della madre, mentre a Meereem l’inusuale e poco pratico governo formato da Tyrion, Missandei, Verme Grigio e Varys è alle prese con le conseguenze degli attacchi subiti da parte dei Figli dell’Arpia; anche se dei grossi movimenti sono alle porte, l’idea è che per ora i quattro sfortunati consiglieri non sappiamo ancora con decisione che pesci pigliare: tutto si sintetizza con qualche degna frase ad effetto di Tyrion, ma per il resto nulla!

Con Qyburn tutto fare, Approdo del Re vive un’apparente tregua; il concilio over sessanta (da non confondere con il circolo di anziani che tutti abbiamo sotto casa, ma poco ci manca!) sembra ormai abbastanza saldo ai piedi del trono da tenere testa, almeno per ora, ai gemelli Lannister e alla loro poco mansueta versione 2.0 della Montagna. Mentre Re Tommen è alle prese con il Credo, vera e propria spina nel fianco del suo breve ma molto complicato regno, non riesce a prendersi sul serio nemmeno da solo tanto da farsi facilmente fuorviare dalle candide parole dell’Alto Passero: per un momento sembra di esser tornati a catechismo! Il piccolo re ci sembra riporre anche più fiducia del dovuto nel vecchio sacerdote: che questa strana e improbabile alleanza porti a risvolti inaspettati?

Who are you? No one.

Le interminabili prove a cui è stata sottoposta Arya sembrano esser finite e per la più giovane delle sorelle Stark è tempo di finire il suo addestramento e riacquistare la vista.

A Grande Inverno Ramsey, saldo sulla posizione di comando, riceve la visita di quello che potrebbe essere a tutti gli effetti un ottimo alleato per la conquista del nord, Lord Umber che, non contento, per sancire questa pace porta nelle mani del folle, ex bastardo, dei Bolton il più piccolo degli Stark, Rickon, di cui non si avevano più notizie da almeno un paio di stagioni! Quale sarà la sua sorte? Qualche voce di corridoio indica la presunta alleanza degli Umber con i Bolton come un inganno per favorire l’entrata a Grande Inverno di Rickon e ipotizza che in realtà la testa del lupo apparsa non sia qualla di Cagnaccio.

Ma torniamo alla Barriera. In ogni caso, dopo la giusta esecuzione dei traditori, arriva il momento di consegne a Edd e l’annuncio “My watch is over” di Jon Snow. Come vi avevo accennato sopra, se si analizza per bene il giuramento dei guardiani, si evince che in effetti l’unico modo con cui i Guardiani della Notte possono porre fine al loro giuramento è la morte, e tecnicamente questo è quello che è successo a Jon. In più, basta uno sguardo all’esecuzione molto cruda di di Olly per capire che Jon ha “ucciso il ragazzo” e si sente ormai libero rispetto ai suoi precedenti legami e doveri.

Edd è diventato il nuovo Lord Comandante: ci sarà un’elezione o, visto e considerato che molte tradizioni dei Guardiani stanno morendo, basterà un passaggio di consegne?

Arrivederci alla prossima settimana.


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