#GameofThrones / 6×04 The Book Of Stranger: La Recensione

Daniele D'urso

The Book of Stranger è una delle puntate più complete dell’intera serie, attraverso una trama che a prima vista può sembrare banale riesce ad annidare nel suo interno uno spettacolare senso di dovere e passione familiare che tocca dei picchi vertiginosi ed inesplorati fino ad ora.

Questo nome ha fatto sorgere non pochi dubbi,  fa riferimento al testo sacro del credo, in particolare al settimo libro quello dello sconosciuto, titolo quanto mai criptico e molto stimolante per una puntata che verte sui medesimi tasti.

Se i primi tre episodi davano l’impressione di essersi incamminati su un percorso di rapidità e consequenzialità di avvenimenti, quello di questa settimana è la fatidica prova del nove che avvalora questa tesi e sancisce la nascita di tale approccio. La trama non si prende mai una pausa va sempre dritta al punto senza perdersi in inutili fronzoli, Benioff e Weiss dimostrano ancora una volta di sapere il fatto loro. Se da una parte però questa sontuosa velocità di gestazione va a creare delle storyline incredibili come quella alla barriera, che si impreziosisce puntata dopo puntata, dall’altra  crea un inevitabile solco con le altre situazioni che per necessità sia visive che temporali tendono ancora a stentare. Un chiaro esempio di questo spaccato per ben tre episodi è stata la stessa story legata a Daenerys,centrale nelle altre stagioni,in virtù di come è stata ben ripresa in quest’ultimo ci fa sperare per tutte le altre, considerando almeno per ora questo problema marginale

The North Remembers

Le pedine sono pronte a muoversi, ci sarà la tanto agognata guerra per il nord, l’arrivo di Sansa alla barriera ha spostato gli equilibri di tutto l’asse, l’ormai ex ragazzina è diventata una donna fatta in cerca della sua vendetta e pronta a prendere se necessario le redini di capo famiglia, Jon è combattuto, stanco di quel mondo, ma nel profondo del suo cuore ed è ben consapevole che la sorella ha ragione, Grande inverno è la loro casa e finche non sarà riconquistata per gli Stark non ci sarà mai e poi mai pace. Che Sansa fosse la meno incline a sopportare il fratello tra gli Stark era cosa nota, ma dopo cinque anni e un mare di disavventure catastrofiche, l’abbraccio tra i due è forse in assoluto una delle scene più belle e emozionanti dell’intera serie, è sicuramente un passo denso di significato e per certi versi toccante visto che è la prima volta che nell’arco narrativo accade in sei stagioni che due dei fratelli Stark vadano a ricongiungersi. La lettera di Ramsey sembra essere la spinta giusta che può portare Jon (ancora titubante) sul piede di guerra ma l’impressione che vuole darci la narrazione è che manchi ancora qualcosa, probabilmente i numeri che sicuramente non sono dalla parte del figlio di Ned Stark. Nella quanto mai celebrativa situazione del nord spuntano due note particolari: una di assoluto merito, le occhiate tra Tormund e Brienne che hanno mandato tutti i fan in visibilio, e la possibile storia tra questi due personaggi alle porte, già solo l’idea solletica parecchio. Mentre dall’altra parte un’assoluta nota di demerito per come è stata gestista male la situazione di Ser Davos che ‘solo’ dopo quattro episodi chiede notizie del destino infausto della piccola Shireen e della caduta del Lord Stannis.

Ad Approdo del Re, le interminabili sessioni di catechismo dell’Alto Passero sembrano non giungere mai ad una fine, e necessariamente iniziato a stufare lo spettatore, veniamo a conoscenza dalla vita passata del vecchio sacerdote. Sarà tutto vero, o forse è un altro escamotage per far cedere Margaery, pronta a prendersi le colpe per salvare dalla tremenda prigionia il fratello Loras.

L’alleanza tra i Lannister e i Tyrell  sembra essere più salda del previsto, dopo un’abile mossa politica di Cersei degna di Tyrion, riesce a coalizzare tutte le varie fazioni della corona contro il  nemico comune, il Credo. Una spina nel fianco per entrambe le casate reali. Lo stesso non si puo dire purtroppo di Jaime che in questa nuova stagione, è declassato a cagnolino da compagnia della sorella, purtroppo è completamente assente quell’evoluzione psicologica che ha affrontato il personaggio durante i romanzi di Martin, qui appare totalmente inutile e senza più spina dorsale.

Nel frattempo Theon è riuscito a tornare a casa giusto in tempo per l’acclamazione del re, dove è deciso ad appoggiare la candidatura della sorella, purtroppo la storyline dei Greyjoy appare piatta e per ora noiosa, schiacciata dalla velocità centrifuga della sesta stagione fino a questo momento gli isolani hanno avuto davvero poco spazio e la qualità delle loro comparse ne ha fortemente risentito, ma comunque  gli sono bastati quei cinque minuti per essere migliori dell’inguardabile filone di Dorne.

Tyrion, anche dall’altra parte del Mare Stretto non si da mai per vinto, ancora una volta le capacità diplomatiche del piccolo nano vengono messe in risalto che anche in un luogo dove nessuno si fida di lui tende ad imbrigliare degnamente la situazione e a guadagnare tempo in vista del ritorno (ormai certo) di Daenerys. Anche se non è nella condizione migliore ancora una volta riesce a fare il meglio che può con quello che ha. Una nota di demerito è presente anche qui, la sparizione dai radar principali di Varys anche lui relegato ad onesto mestierante quando in realtà è un personaggio più importante di quanto si creda.

Direttamente dalla rubrica chi non muore si rivede, eccoci con il ritorno di Ditocorto alla Valle di Arryn ( dove è stato per tutto questo tempo il vecchio Petyr? ), ritroviamo un Robin Arryn decisamente cresciuto nel corpo ma non nella mente, e quando Ser Royce tenta banalmente di far ricadere qualche sospetto su Baelish le accusa vengono rispedite al mittente con tanto di aggravante. Il ritorno in scena del reggente della valle apre a nuovi ed inaspettati scenari, il richiamo alle armi degli eserciti degli Arryn sconvolgerà gli equilibri nella battaglia per il nord, ma se c’è una cosa che gli Stark (si spera) hanno imparato in questi anni è: mai fidarsi di Ditocorto

Se credevate che la fame di sangue di Ramsey si fosse placata dopo la recente uccisioni di padre, matrigna, fratellastro, cane, gatto, pesce rosso ecc… bè vi sbagliavate di grosso, a farne le spese questa volta è la non poi cosi povera Osha, personaggio che insieme a Rickon era sparito da un paio di stagioni ma che aveva avuto la sua lunga sequenza durante i vari avvenimenti di Grande Inverno, fedele compagna dei piccoli Stark la bruta viene fatta fuori con una coltellata alla giugulare dal bastardo dei Bolton, se pure il personaggio ormai era scomparso da  tempo è comunque una perdita storica per la serie che probabilmente in futuro ci spiegherà questo sacrificio che ad adesso sembra privo di contenuti, se non per la collezione privata di corpi di Ramsey.

In fine giungiamo a Vaes Dothrak dove in questi tre primi episodi avevamo completamente dimenticato Daenerys, la storyline di questo personaggio finalmente e incredibilmente rinsavisce dall’oblio delle prime puntate anche se con scelte di trama discutibili. L’arrivo del duo mal assortito (Jora e Daario) serve solo da testimonianza ai fatti e proprio per questo è abbastanza forzato, come lo è d’altronde la scena della capanna in fiamme, i Khal Dothraki da temuti guerrieri diventano topolini spaventati che si lasciano prendere dal panico più totale e muoiono più per stupidità che per reale pericolo, ok, che Daenerys sia gia stata immune al fuoco ma nella pira funebra di Drogo era stato un episodio eccezionale dovuto alla nascita dei draghi e poi l’ultima Targaryen era uscita malconcia e bruciacchiata, mentre qui sembra esser completamente immune al fuoco, e poi la porta che esplode invece che bruciare… Per il resto comunque da dignità a quella che è il passaggio che tutti stavamo aspettando e che per troppo tempo ci sembrava stata messa in disparte, ora con l’intero popolo Dothraki ai suoi piedi sarà la volta buona per partire verso occidente? Speriamo!

Sostanzialmente The Book of Stranger è un ottimo episodio e c’è da dare atto al duo degli showrunner più amati di Westeros che in questa stagione stanno complessivamente portando a termine ( almeno per ora) un ottimo lavoro visto e considerato il non facile compito di portare alla luce il lavoro quanto mai criptico lasciato da Martin.

Ma bisogna  fare qualche considerazione, come avevo già notata in precedenza questa stagione pone dei grossi capi saldi nell’universo della serie nei ruoli femminile, con l’unica eccezione di Jon per altro riportato in vita da Melisandre al quale ha rubato la scena, poichè era stata lei la vera protagonista delle prime due puntata, gli uomini sembrano esser almeno per ora messi in disparte, ne sono degli esempi eclatanti Jaime e Varys su tutti che non dimostrano almeno per ora quel processo di accrescimento psicologico che ne fa dei ruoli centrali almeno nei libri. Discorso che può esser esteso anche con qualche riserva a Theon. Il potere mai come ora è donna, dalle redivive sorelle Stark, al duo di regine ad Approdo del Re, passando per Lady Olenna, Melisandre,Yara e tutta la situazione Doriana fino a finire con Daenerys gli uomini sembrano aver ceduto inevitabilmente il passo all’altro sesso.

Questo episodio ci regala la consapevolezza di come molte volte anche nella vita di tutti i giorni la possibilità di poter contare su una sorella è qualcosa di grandioso e non da sottovalutare, Yara con Theon, Maergary e Loras e in fine Jon e Sansa è chiaro come la fratellanza sia il punto centrale di tutto il meccanismo che sta rendendo sempre più persone partecipi a questo grandioso scopo finale.


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