#GameofThrones / 6×05: The Door – La recensione

Daniele D'urso

Siamo giunti a metà del percorso di questa sesta e tribolata stagione, qualcuno ci ha lasciato e qualcun altro come ci aspettavamo è tornato indietro, continuando a scavare in profondità tra i dialoghi e gli innumerevoli faccia a faccia che sono presenti nell’episodio corrente, la narrazione diventa più introspettiva meno caotica, come se per un istante tutto si fermasse: morti, stragi, guerra, colpi di potere, non importano più, quello che conta realmente, per ora, è solamente il confronto.

The Door non è solo un episodio significativo per ciò che accade ma soprattutto per ciò che è già accaduto e per le conseguenze delle azioni che i protagonisti sono costretti a pagare, nessuno escluso, perché il messaggio che questa triste ma verosimile puntata vuole mandarci è criptato dietro un velo di malinconia ma allo stesso tempo sorprendentemente chiaro; nella vita nessuno è esente da colpe, tutti sbagliano, persino chi ne è irrimediabilmente vittima.

Il primo di questi confronti è quello fra la nuova Sansa e il vecchio Ditocorto, Lady Stark dimostra una volta per tutte di non essere più la ragazzina di un tempo, ma di aver compiuto un percorso di crescita, pronta persino a guidare un esercito se necessario, questo nuovo aspetto spiazza Baelish che si trova incredibilmente in difficoltà in uno scontro verbale. L’evoluzione di Sansa dimostra non solo una grandissima propensione al comando ma anche una discreta capacità politica celando ai suoi alleati ciò che secondo lei non è necessario loro sappiano. Per una volta, anche Ditocorto sembra subire le conseguenze delle proprie colpe: Sansa non è più disposta a lasciarsi monovrare da lui, i cui piani sembrano, almeno per ora, fallire di fronte al rifiuto della ragazza. Onestamente l’ex Maestro del Conio è un manipolatore senza eguali, e il suggerimento riguardo Brynden Tully non riesce a non farci pensare ad un possibile doppio gioco.

”Se non sapevi di Ramsey sei un idiota, se lo sapevi sei  mio nemico’’

A Bravos i problemi per Arya non sono finiti, e anche la più giovane delle sorelle Stark ha le sue problematiche, messa nuovamente alla prova dal suo mentore, riscopre attraverso la finzione teatrale dei sentimenti sopiti per la propria famiglia, è ad un bivio, scossa da quello che sente ma decisa a continuare la strada intrapresa.

La narrazione si sposta oltre la barriera, dove in uno degli innumerevoli viaggi di Bran veniamo a conoscenza del segreto più celato dell’intera serie: gli estranei hanno in realtà un origine umana e sono stati i Figli della Foresta a creare il primo di questi esseri, per difendersi dalla minaccia degli uomini, ancora una volta in questo mondo come nella vita di tutti i giorni nessuno è esente da colpe.

Sulle isole di Ferro finalmente la storyline inizia a procedere in una direzione consona, con l’acclamazione del re viene fuori un inevitabile confronto tra Yara/Theon e il loro zio Euron, il suo piano monopolizza l’attenzione degli Uomini di Ferro, così i ragazzi sono costretti a scappare con un manipolo e di uomini fidati e navi, questa nuova vicenda apre molti possibili scenari, è probabile che i Grayjoy esuli possano allearsi con il nascente esercito degli Stark, al momento sembra l’ipotesi più plausibile. Nelle isole di Ferro però, l’incoronazione di Euron Greyjoy non è del tutto credibile, fino a scadere nell’inverosimile quando gli isolani accettano di buon grado l’idea di uccidere Theon e Yara, che fino a pochi minuti prima avevano quasi accettato come regina.

Il terzo confronto importante della puntata è sicuramente quello tra Jorah e Daenerys, si aspettava da molto tempo questa possibile riconciliazione, davanti alla malattia e alla devozione che Jorah ha dimostrato ancora una volta, Dany non può rimanere impassibile, così con una mossa sincera ordina al cavaliere di trovare una cura per la sua malattia ed una volta ristabilitosi ritornare da lei per aiutarla a conquistare il trono, anche qui Daenerys ci appare profondamente egocentrica, si è vero, perdona Jorah per il suo tradimento ( e ci mancherebbe!), ma lo lascia in balia di se stesso, in solitudine alla ricerca di un modo per curarsi senza fornirgli la minima assistenza, fondamentalmente condizionandolo solamente con una motivazione egoistica per cui vivere.

Nel trambusto generale a Meereem una seconda sacerdotessa rossa compare sulla scena, e che dir si voglia, probabilmente più inquietante della nostra ormai amata capostipite, conosce il passato di Varys sostiene che Daenerys è la nuova prescelta del Dio della Luce, ma soprattutto porta la stessa identica collana di Melisandre, che possa celare solamente la reale età di chi la indossa o ha anche altri poteri per ora sconosciuti?

Torniamo oltre la barriera per un finale toccante e straziante che ci lascia con l’amaro in bocca, dopo il maldestro utilizzo dei suoi poteri Bran viene identificato dagli estranei che ne scoprono l’ubicazione, con il tempo agli sgoccioli non si capisce bene perché il corvo e il ragazzo partano per un secondo viaggio, che ai fini della trama non ci racconta assolutamente nulla, nel frattempo mentre i due sono alle prese con una scena anche poco evocatica, la tana sotto l’albero diga viene presa d’assalto da un esercito di non morti, nello scontro periscono tutti i Figli della Foresta, il metalupo Estate e persino il Corvo con Tre Occhi, falciato dal Re della Notte in persona. Bran comunque rimanendo in trance riesce ad entrare nella mente di Hodor e a fuggire, ma attraverso il passaggio veniamo a scoprire che è proprio lo storpio la causa principale della ormai scarsa sanità mentale del mezzo gigante, il quale vedendo la sua morte nel presente impazzisce nel passato, ciò che continua a ripetere non è come già avevamo scoperto in precedenza il suo nome, ma bensì una forma contratta della frase che in punto di morte ascolta da Meera, “Hold the Door…Hold the Door”, la complessità della scena viene narrata ancora una volta egregiamente e la puntata si chiude in maniera evocativa e malinconica creando un pathos di eccezionale fattura che colpisce lo spettatore e lo trasporta in un infausto sentimentalismo. Bran è in grado di modificare il passato, ma ci sorge un dubbio; se ha reale influenza sugli avvenimenti già accaduti come nel caso della vicenda di Hodor allora possiamo dire con quasi sicurezza che le modifiche fatte attraverso i suoi viaggi siano già conseguenze nel suo presente e che i suoi poteri in realtà non possano mutare un destino che appare già disegnato.

In fine qualche altra considerazione sparsa.

– E’ evidente come in questo episodio tutti i personaggi si trovano a dover fare i conti con le proprie azioni: alcuni ne pagano l’esito rimettendoci addirittura la vita, altri fanno ricadere le colpe su degli innocenti, altri ancora trovano un momento di riscatto riparando almeno in parte alle loro colpe.

– Assumono quindi brevemente un ruolo di primo piano, i Figli della Foresta che vediamo fin dall’inizio della stagione gironzolare intorno a Bran. La loro colpa è quella di aver creato gli Estranei, e poi averne perso  il controllo causando la possibile estinzione della razza umana, cercano la redenzione proteggendo Bran, che sembrerebbe celare la possibilità di una vittoria tanto da ricevere l’interesse del Re della Notte.

– Le colpe di Bran, invece, hanno radici molto più recenti ma che incredibilmente provengono da un passato nel quale non era neppure nato: la curiosità adolescenziale che lo muove da sempre, porta non solo Estate, il Corvo a Tre Occhi, i Figli della Foresta e infine in fidato amico Hodor alla morte, ma veniamo a conoscenza di come anche il principio dei deficit mentali del mezzogigante si annovera tra i suoi errori. Hodor diventa il capro espiatorio e paga tutte le colpe dello storpio (pur non avendo affatto mai meritato il suo destino), è da notare che tragicamente, mentre blocca la porta consentendo la fuga del ragazzo che segue e protegge fino alla morte, è la volontà di Bran a compiere l’estremo sacrificio e non la propria.

– Ma in questa sorprendente puntata c’è persino chi attraverso l’eccezione conferma la regola: è il caso di Euron Greyjoy, che pur confessando l’omicidio del fratello Balon, riesce ad ottenere il Trono di Sale, dispiace vedere un personaggio come Euron che nei libri ha tutt’altro spessore esser maltrattato così (purtroppo le regole dello show business non si fanno molti scrupoli), pianificando la conquista di Westeros al fianco di Daenerys, ora bisognerà interpellare la Madre dei Draghi e vedere se è d’accodo; caro Euron mai fare i conti senza l’oste.

– In vari punti l’episodio fornisce delle visioni particolari di situazioni che avevamo già etichettato come ambigue. E’ il caso degli abitanti della Casa del Bianco e del Nero: da una parte la fede nel dio dai 1000 volti e il faticoso addestramento danno l’idea di un’organizzazione dalle basi fortemente ritualistiche ed organizzate secondo codici comportamentali legati alla credenza divina e ad una moralità superiore, se non positiva, quanto meno fortemente plasmata da una religiosità, mentre dall’altra sembrano sempre più rivelarsi dei semplici assassini senza alcun principio morale.

– E il dubbio verso la fede, questa volta verso un’ulteriore versione di Azor Ahai che stavolta avrebbe le fattezze di Daenerys, arriva anche in quel di Meereen, dove una nuova sacerdotessa rossa rimette in discussione tutto l’operato della precedente, ed effetivamente questa suggestiva nuova possibilità consente di fantasticare, se Melisandre è convinta su Jon e la nuova sacerdotessa invece lo su Daenerys, i due potrebbero avere qualcosa in comune?

– Sansa, appare sicuramente sempre più dura e temprata ma ancora acerba nelle capacità di giudizio: se rifiutare l’aiuto di Baelish può sembrarci sensato, l’aver taciuto a suo fratello e al consiglio la vera origine delle informazioni su Delta delle Acque potrebbe portare a conseguenze nefaste, siamo davvero certi che ad aspettarli ci sia il pesce nero…e poi come fa Ditocorto a materializzarsi ogni volta in un posto diverso senza mai esser visto da nessuno !?

Possiamo finalmente trarre qualche conclusione ora che siamo a metà della sesta stagione; la serie continua a mantenere picchi incredibile e sembra non aver accusato minimamente la mancanza del suo creatore, anzi come avevano sostenuto in precedenza Benioff e Weiss si va rafforzandosi, e se qualche puntata precedente come le prime due ci aveva portato ad aver qualche dubbio, dalla terza in poi la media qualitativa degli episodi si è certamente alzata sancendo ancora una volta Game of Thrones come fenomeno di culto e grande protagonista per il sesto anno consecutivo.

Dal vostro inviato alla barriera è tutto, appuntamento alla prossima settima sempre su Geek Area, Stay Tuned Stay Geek!


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