#GameOfThrones / 6×06: Blood of My Blood – La recensione

Daniele D'urso

Ad una settimana dalla sconvolgente mid-season, il nuovo episodio andato in onda nella notte di lunedì cerca nuovamente di cambiare le carte in tavola, oscurando alcune sotto trame che fino ad oggi erano state nevralgiche nella consequenzialità degli eventi e ripescandone altre dal dimenticatoio, lasciando inalterato l’anello di congiunzione della serie: il palesarsi di almeno un colpo di scena per ciclo narrativo.

Blood of My Blood segna un grosso ritorno al passato nello stile di narrazione. Se dal primo capitolo fino al quinto la velocità degli eventi andava accelerando, nell’ultima puntata questo processo viene invertito allentando la successione, con una visione d’insieme che ha decentrato gli avvenimenti che si spostano dalla Barriera.

Dopo la rocambolesca fuga dalla tana sotto l’albero diga, ritroviamo Bran e Meera sfiniti, con gli esterni alle calcagna, senza alcuna via di scampo. Il ragazzo non si è completamente ripreso dagli avvenimenti precedenti e la sua mente continua a vivere una serie di visioni che ripercorrono altrettanti momenti centrali di tutta la saga: Jon ad Aspra Dimora, il giovane Ned alla Torre della Goia, Drogon e Daenerys, l’estraneo che trasforma il bambino, i piromanti che maneggiano l’altofuoco e il Re Folle (finalmente vediamo il volto del padre di Daenerys) che inveendo ordina di utilizzare la miscela, Jaime che sta per mettere fine alla vita del tiranno e, in fine, quella che sembrerebbe una fanciulla in un lago di sangue (Lyanna?). Nella tumultuosa situazione appare un cavaliere completamente ammantato di nero da capo a piedi, che disintegra senza troppo difficoltà il manipolo di non-morti. Un escamotage abbastanza scontato, visto e considerato che altrimenti la morte di Hodor sarebbe stata vana. Se a prima vista potrebbe essere un personaggio completamente nuovo, per chi ha un minimo di dimestichezza con i libri non è così, ma lasciamo a tutti il beneficio del dubbio.

Quello che eravamo certi accadesse (e forse speravamo) non è avvenuto. La grossa carneficina tra l’esercito Lannister/Tyrell e il credo militante è stata sventata ed evitato il cammino della redenzione. Grazie all’appoggio della rediviva regina Maergary che sembra almeno per ora sincera nella sua conversione. Ovviamente Tommen, che non decide mai nulla da se, non poteva essere da meno della sua consorte, e così dopo la stesura di questi Patti Lateranensi in salsa Approdo del Re, gli unici ad uscire sconfitti (come ci fa notare anche Lady Olenna) sono quelli che hanno ordito il piano. A farne le spese, però, è solamente Jaime che viene destituito dal ruolo di Comandante della Guardia Bianca e inviato a riprendere Delta delle Acque, ora nelle mani del Pesce Nero. Sinceramente, questa nuova possibilità non dispiace più di tanto, Jaime nella nuova stagione ha l’importanza di Padoin nella Juventus, o di Aquaman nella Justice League. Per intenderci, cambiare aria ed allinearsi con la sua controparte cartacea non può che essere un’accezione positiva.

La situazione nella terra dei fiumi si fa sempre più esaltante, se Jaime cercherà con il suo esercito di riconquistare Delta delle acque da sud, è probabile che non troverà il castello sguarnito. Jon e Sansa sono diretti nella medesima direzione per trovare l’appoggio dello zio nella guerra contro Ramsey, in più ci sono almeno altri tre grandi punti interrogativi da risolvere. Alle Torri gemelle, dove Walder Fray è ancora vispo ed in grado di mortificare ripetutamente  la sua prole, veniamo a conoscenza che nelle segrete del castello per tutto questo tempo è stato tenuto prigioniero Edmure Tully, zio dei giovani Stark e legittimo erede di Delta delle Acque (che scopriamo non esser morto alle Nozze Rosse come inizialmente poteva apparire). In più ci sono un altro paio di considerazioni sparse che sono da allacciare ad alcune possibilità: è probabile che i fuggiaschi da Pike, Theon e Yara per comodità sbarchino con la loro flotta nella terra dei fiumi (la costa più vicina alle Isole di Ferro), schierandosi nel conflitto da una parte o dall’altra (o rimanere neutrali, anche se con lo zio alle calcagna fossi in loro qualche alleato lo andrei cercando). La terza di questo ciclo di considerazioni è più che altro un vademecum, da qualche parte nella terra dei fiumi esiste ancora la Fratellanza senza Vessilli, e un personaggio che vorremo veder tornare sullo schermo al più presto.

Dall’altra parte del Mar Stretto le peripezie della giovane Arya non finiscono mai. Mandata ad uccidere la prima attrice di una compagnia teatrale, Lady Crane, da Jaqen, la ragazza viene affascinata da questa conturbante donna dalle eccelse capacità artistiche e dall’incredibile animo. A questo punto è lecito fare una piccola premessa: a tutta quella storia de io non sono nessuno non ci avevamo mai creduto. Arya è sicuramente la più testarda dei fratelli Stark e se solo potesse urlerebbe ai quattro venti la sua vera identità, tutto quel condizionamento psicologico fatto dalla Casa del Bianco e del Nero ci poteva far credere in un momentaneo cambiamento, ma prima o poi l’animo selvaggio e allo stesso tempo giusto di questa intrepida ragazza sarebbe riaffiorato, appena fosse stato sollecitato da qualche sbalzo emotivo (e così è stato). Bisognava solo aspettare. Arya non uccide chi secondo il suo giudizio morale non lo merita, questo è da sempre un canone del personaggio. Il ponderato ed emotivo cambio di rotta ci ha fatto ben sperare, cogliendo al volo come Arya Stark in realtà non è mai scomparsa, solo nascosta. D’altra parte, però, c’è da far notare qualche dubbio che si è palesato nei confronti di questa setta di assassini: la seconda orfana sin dal primo giorno nutre dei forti risentimenti nei confronti della giovane Stark, cosa che non dovrebbe essere plausibile visto il codice morale molto rigido imposto da Jaqen. Allora, perché questa ragazza che viene mossa solamente da un apparente motivo di antipatia o gelosia, desidera a tutti i costi quella che sembrerebbe una vendetta privata?

Sam è tornato a casa a Collina del Corvo. La location scelta per queste riprese è semplicemente magnifica, il castello di Santa Fiorentina in Catalogna sembra esser stato costruito apposta da Martin come icona dei castelli dell’Altopiano, e anche tutta la rappresentazione della famiglia Tarly non delude, è esattamente come la si aspettava. Se da un lato sapevamo la difficile capacità di relazionarsi tra il ragazzo e il padre, dall’altra parte speravamo in una possibile riconciliazione dei due, dovuta alle mille peripezie che il primogenito aveva affrontato portando il nero. Ma purtroppo le cose non sono andate così, Randyll Tarly non è assolutamente contendo di rivedere il figlio. La composizione della scena della cena è magistrale e James Faulkner che interpreta Lord Tarly ha uno sguardo penetrante e incredibilmente severo che fa sentire lo spettatore stesso a disagio, figuriamoci il povero Sam. In generale tutta la scena è ottima, dal discorso di Gilly alla presa di posizione della madre fino alle conclusioni del Lord, tanto da farci dispaicere che questa parentesi sembri concludersi così rapidamente. Alle aspettative deludenti del padre, Sam risponde dandosi alla fuga, portando con se Veleno nel Cuore, l’antica spada di famiglia (in acciaio di Valirya) che i Tarly conservano da generazioni. Con gli estranei alle porte, una delle poche spade che possono ferirli starebbe comunque meglio nelle goffe mani del guardiano che sopra un muro come decorazione di un camino.

Infine varchiamo nuovamente il Mare Stretto per dirigerci un po più ad est, nel cuore delle desolate lande Dothraki dove, in realtà, non è che avvenga molto. Daenerys avverte la presenza di Drogon e lo cavalca mostrando il drago al suo popolo in tutta la sua spaventosa magnificenza. Una volta per tutte sembra che finalmente l’ultima dei Targaryen si sia convinta ad attraversare con il suo esercito il mare e conquistare il Trono di Spade. Il discorso di Daenerys ci appare un pò fuori le righe e molto più pertinente al Re Folle, suo padre, che alla ragazza, ma dopotutto, forse, è anche per questo che come titolo della puntata è stato scelto Blood of My Blood, no?

Tranquilli non ci siamo dimenticati di lui! Come scritto prima volevamo lasciarvi con il beneficio del dubbio, in realtà il cavaliere arrivato in soccorso dei due ragazzi al di là della barriera non è altri che Benjen Stark, zio di Bran e primo ranger dei Guardiani della Notte. Se per qualcuno è stato uno sconvolgente ritorno, Benjen (scomparso nella prima stagione) per i lettori dei libri che avevano già ipotizzato il probabile ritorno del fratello di Ned è più semplicemente la conferma di una vecchia e veritiera teoria. Ma le sorprese, fortunatamente, non finisco qui! Lo Stark adulto spiega chiaramente a Bran di esser stato per diverso tempo anche lui sotto il giogo degli estranei, riuscendo a scappare da quella situazione solamente con l’aiuto dei Figli della Foresta e di esser al servizio del Corvo dai Tre Occhi. Il ritorno di Benjen è sicuramente un cliffhanger finale che abbiamo apprezzato e che farà evolvere ulteriormente la story legata a Bran.

Per carità, Blood of My Blood è un bel nome, ma se questa puntata fosse stata chiamata ‘The return of uncles’ tutto sommato non sarebbe stato male!

Anche per questa settimana dal vostro inviato dalla barriera è tutto!

Stay tuned Stay Geek!


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