#GameofThrones / 6×07: The Broken Man – La recensione

Daniele D'urso

Il settimo episodio di Game  of Thrones, andato in onda lo scorso lunedì notte, è chiaramente un intermezzo che rallenta notevolmente la velocità della trama, consentendo di risanare le basi fatiscenti che la consequenzialità degli eventi stava distruggendo. Non è certo un caso che questa settimana non compaiano sul piccolo schermo Daenerys, Tyrion e Bran, e risulta evidente la volontà di concentrarsi maggiormente su determinati aspetti che probabilmente vedranno l’apice nell’ormai consueto episodio nove. Anche se si muove in diverse direzioni, The Broken Man lascia il pubblico con l’illusione che non sia successo assolutamente nulla, per via del decentramento doveroso della storia principale.

L’uomo spezzato a cui fa riferimento il titolo è senz’ombra di dubbio il redivivo Sandor Clagane, ma in un mondo come quello creato da George Martin questa etichetta, non poi così formale, può essere riscontrabile anche in molti altri soggetti.

Il mastino è vivo, e a dirla tutta la sua scomparsa non ci aveva mai convinto, ritrovato in fin di vita dal Septon Ray (Ian Mcshane), avevamo già anticipato in un articolo qualche mese fa come il personaggio del noto attore inglese doveva contribuire a riportare una vecchia conoscenza della serie. Le scene che riguardano Sandor prendono le luci della ribalta e fanno da cornice e testo alla puntata. L’impressione è quella di esser finiti in uno spin-off della serie principale. Voler dare tanta importanza in termini di minutaggio ad un personaggio uscito di scena due stagioni prima, ora che siamo in conclusione, sottolinea come possa essere estremamente importante per gli eventi futuri. Ritroviamo il più giovane dei fratelli Clagane stanco, distrutto e poco motivato, ma tranquillo e in grado di accettare (nel vero senso della parola) il suo destino all’interno della comunità guidata dal septon. Il tutto però appare forzato da un’etica che non appartiene a questo mondo dove da sempre la violenza è l’unica via di sopravvivenza, ed infatti la violenza non tarda ad arrivare. Ma la conclusione ci lascia con non pochi dubbi irrisolti. Perché la Fratellanza senza Vessilli, che da sempre si è contraddistinta per le sue azioni lodevoli, avrebbe dovuto massacrare un gruppo di innocui fedeli? Che alla guida di questa compagnia si sia instaurato un cambio della guardia e che il nuovo comando abbia introdotto nuovi scopi e motivazioni più vendicative? Tutto ci porta a ipotizzare che potremmo finalmente vedere in un cliffhanger finale un personaggio di cui attendiamo l’apparizione da molto tempo (i lettori dei romanzi capiranno).

Anche l’Alto Passero e le sue interminabili lezioni di catechismo possono essere ingannate: Margaery rimane furba ed astuta e  nel suo ottimo doppio gioco si riscontrano tutte le qualità recitative di Natale Dormer in grado di convincere chiunque con la sua conversione al credo, e soprattutto, eccellente stratega nel Gioco del Trono, sa da quale lato pende la bilancia ed è consapevole che per salvare il suo lignaggio deve assecondare la schiera vincente, almeno per ora. Il confronto tra Cersei e la Lady delle Spine è il momento più alto della puntata, un dialogo tra due personaggi titanici dove Lady Olenna rinfaccia alla sua interlocutrice tutte le sue colpe smontandone la figura passo dopo passo. Il silenzio di Cersei è emblematico, come se l’ex regnante sia arrivata ad un punto in cui forse non vale nemmeno più la pena controbattere, sa di aver sbagliato ed è consapevole delle proprie colpe, le sue scelte l’hanno portata in questa situazione e ci appare plausibile affibbiare anche a lei la famosa etichetta, perchè The Broken Man non è solo un uomo.

Così la narrazione si sposta nuovamente nella Terra dei Fiumi con l’arrivo dell’esercito Lannister a Delta delle Acque. L’assedio dei Fray è qualcosa che si pone tra il grottesco e l’offensivo. Ma a rubare la scena è sicuramente il Pesce Nero. Jaime riacquista credibilità davanti ai Fray ma quando viene in contatto con un personaggio di tutt’altra levatura come Brynden Tully,  le cose cambiano radicalmente. Tully è un avversario ostico, esperto, pronto a sacrificare tutti i suoi uomini pur di difendere la sua casa, a tratti da persino l’idea di esser un fanatico che non aspetta altro che lo scontro. Appare come una figura incredibilmente motivata e questo lo pone in fortissimo contrasto con Lo Sterminatore di Re che invece è lontano e distante quasi come se fosse presente solo con il corpo ma non con la mente. Iconico in tal senso è il discorso di accentramento di poteri che Jaime fa a Bronn: egli sente il peso delle responsabilità e cerca di farselo scivolare via; è lui il secondo uomo spezzato.

Mentre la Terra dei Fiumi  si prepara alla battaglia, il Nord non resta a guardare. Jon, dopo esser certo dell’appoggio da parte dei Bruti, con l’aiuto di Sansa e Davos si dirige prima all’isola dell’orso, governata da Lyanna Mormont, una bambina di dieci anni nipote di Jeor Mormont suo vecchio comandante. La ragazzina è sicuramente uno dei personaggi meglio riusciti della sesta stagione: sveglia insolente ed arguta, non si lascia convincere facilmente dagli Stark, creando un simpatico siparietto; fortunatamente a sbrogliare la matassa ci pensa Ser Davos, completamente devoto alla nuova causa (non si comprende bene quale sia il motivo centrale di tale accondiscendenza: tutto il suo approccio nella sesta stagione, se pur credibile, manca di consistenza). In seguito, la narrazione si sposta dai Glover, antica casata del Nord da sempre fedele agli Stark, ma questa volta l’abilità politica dei tre può davvero poco con Lord Glover deciso a non rischaire i suoi uomini in quella che a suo dire è un’inutile guerra. Sansa non si dimostra abile nel convincere gli alleati come il vecchio Cavaliere delle Cipolle e la sua crescista personale prende una forte battuta d’arresto: se nelle puntate precedenti la rossa Stark dava l’impressione di poter smuovere mari e monti pur di riuscire nel suo intento, viene ridimensionata notevolmente quando si trova in presenza di uno dei vecchi alleati del padre. Ma non perde di certo le speranze: a chi avrà mandato la lettera con il sigillo degli Stark? Ditocorto?

In fine attraversiamo il Mare Stretto per scoprire che i fuggiaschi Greyjoy sono giunti a Bravos e intendono anticipare lo zio Euron mettendo a disposizione le navi per Daenerys. Theon è sicuramente il terzo uomo spezzato, soprattutto nello spirito: ormai è l’ombra di ciò che era, troppo vivo per tornare ad essere Reek ma contemporaneamente troppo morto per essere nuovamente Theon Grayjoy; le parole della sorella certamente hanno il beneficio di smuovere qualcosa all’interno della sua labile psiche.

Sempre a Bravos la vendetta dell’orfana si conclude ai danni di Arya che dopo mesi di allenamenti e di apprendimenti sul modus operandi della sua ex setta incredibilmente si fa cogliere di sorpresa e , colpita ripetutamente dalla sua vecchia compagna, finisce nel fiume in fin di vita: degna figlia di Ned Stark, non c’è alcun dubbio! Un’incredibile teoria che si sta facendo largo nel web vorrebbe che in realtà l’altra orfana fosse solo frutto dell’immaginazione di Arya e che la ragazzina soffra di un disturbo bipolare: seppur interessante come teoria, noi la troviamo priva di fondamento; ma staremo a vedere!

Anche per questa settimana dalla Barriera è tutto!

Stay Tuned. Stay Geek!


Comments are closed.