#GameofThrones / 6×08: No One – La recensione

Daniele D'urso

Cos’è un sacrificio? Il più delle volte un sacrificio è un rito propiziatorio votato ad una divinità per ricevere il suo favore. Se credete che sia qualcosa di lontano nel tempo, di antico che non appartiene più alla cultura dei giorni nostri vi sbagliate di grosso!

L’ottava puntata andata in onda questo lunedì è a tutti gli effetti un sacrificio, nei confronti del dio della televisione e dello showbusiness per propiziare la futura riuscita dell’episodio nove, The Battle of Bastards.

Come consuetudine di ogni stagione, l’episodio nove è quello dedicato alla grande battaglia che ha gli oneri dell’intera annata e che comprende sicuramente la spesa maggiore per un singolo capitolo della serie, così se le scene di questa settimana sembrano tagliate o mal riuscite la motivazione è da indurre proprio qui. La sesta stagione, se pur con alti e bassi, ha mantenuto un sostanziale livello di qualità per tutto l’arco narrativo, fino a No one, un episodio mal riuscito con poche sequenza degne, molto materiale e scelte registiche che ci lasciano perplessi.

Sia chiaro, non è certamente un episodio completamente da buttare, la story che appartiene al Mastino è vivace e simpatica nonostante le diverse e brutali morti, un mix di ferocia e divertimento davvero ben congeniato, e il ritorno della vera Fratellanza senza Vessili di Thoros di Myr e Lord Beric Dondarrion è cosa gradita (mettiamoci l’anima in pace, purtroppo non vedremo mai L.S.!). In più l’inseguimento tra i vicoli di Bravos e assolutamente un passaggio tra i migliori dell’intera stagione, il problema sussiste nelle scelte incoerenti di sceneggiatura e dalla pessima gestione delle risorse. Alcune porte si chiudono troppo velocemente, siamo in dirittura d’arrivo, lasciando però aperti non pochi spifferi. Esempio eclatante di ciò e la risoluzione dell’assedio di Delta delle Acque.

Tra i numerosi buchi nell’acqua sicuramente c’è Meereem, le scene di questa settimana dimostrano come tutti gli avvenimenti che sono successi durante le prime sette puntate siano stati totalmente inutili, in più la contrapposizione della coppia di casti innamorati (Verme Grigio e Missandei) e il vecchio ubriacone (Tyrion) ci sta portando allo sfinimento, davvero non c’era nulla di meglio di cui parlare che ripetere la medesima scena per la terza volta? L’addio di Varys da la possibilità di aprire nuove soluzioni (magari coerenti con i romanzi) ad un personaggio che era stato incredibilmente eclissato. In fine l’attacco degli schiavisti alla baia risulta scontato e nel complesso stona perfino il ritorno di Daenerys.

Contemporaneamente la situazione ad Appordo del Re si fa sempre più infuocata, una Cersei glaciale, che tradisce sempre meno le sue emozioni e riesce a pronunciare la sentenza di morte “I choose violence” con la forza iconica che ha reso, nel bene e nel male, il suo un gran personaggio. La Montagna, così, regala un’altra bella scena splatter.

Fortunatamente non tutto il mal vien per nuocere, tra l’incoerenza e l’assoluta mancanza di solidità nel caos dell’assedio a Delta delle Acque risalta finalmente la figura di Jaime, lo Sterminatore di Re, si è sempre dibattuto con un profondo contrasto con la sua persona, alternando momenti di grande umanità e gentilezza a gesti feroci e subdoli, incerto tra il suo animo nobile e il suo lignaggio. L’incontro con Brienne, dopo anni, conferma il grande rapporto che legava i due personaggi sin dalla loro prima apparizione insieme. Tuttavia, la reazione feroce del cavaliere non tarderà a venire fuori nella sua ossessiva fedeltà a Cersei, sua sorella, sua amante, l’unico suo desiderio, da cui vuole tornare a tutti i costi, che porterà Jaime ad una soluzione drastica. Brynden Tully, il Pesce Nero, racchiude in sé tutti i valori e l’orgoglio della regione settentrionale del Continente occidentale, non è certo un caso che i Tully da generazioni siano alleati con gli Stark. La sua fine e il tradimento che l’ha permessa, nonostante il suo coraggio nel scegliere il destino più doloroso ma, allo stesso tempo, più giusto è esemplare, segna l’ennesima sconfitta per i valori del Nord e lascia intendere una grave crisi nel piano di riconquista accarezzato dalla giovane Sansa. La sua morte censurata ci fa storcere e non poco il naso, un personaggio con una così alta integrità morale necessitava di un’uscita di scena decorosa.

Inizio e fine di questo episodio sono dedicati ad Arya, non così abile a difendere il suo stato di latitanza dal culto, ma sicuramente più abile nel combattimento al buio, ferita e sanguinante, contro l’orfana, tanto da uscirne vincitrice in grande stile. Qui siamo alla seconda pezza con cui gli showrunners decidono ci chiudere uno dei momenti più alti dell’episodio, proiettandoci direttamente nel futuro. Se la prima volta questa scelta, dedita ad una conclusione celata, ci ha creato fastidio, la seconda irrita notevolmente lo spettatore. I dialoghi con Lady Crane appaiono a tratti sconclusionati, dall’altra l’aiuto dato alla donna ha riflessi positivi sulla sua ultima performance teatrale. Il favore di Arya viene ricambiato con ospitalità e cure, prima del confronto finale con il culto. La corsa nelle strade di Braavos è frenetica e spasmodica, la realizzazione gioca con dettagli intriganti come la candela tagliata di netto, l’arancia sporca di sangue e la faccia del nemico esposta sul muro delle maschere del tempio, ancora sanguinante.

Dalla barriera anche questa settimana è tutto, prepariamoci, The Battle of Bastards is coming!


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