#GameOfThrones / 6×09: The Battle of Bastards – Recensione

Daniele D'urso

Il momento tanto atteso è dunque arrivato.

The Battle of Bastards si è presa le luci della ribalta, facendolo in maniera assolutamente convincente, assecondando le linee guida che da sempre contraddistinguono Game of Thrones. Truce, violenta e dannatamente epica, non tradendo le alte aspettative e macchiandosi solo in parte, con un finale scontato ma decisamente necessario.

Se eravamo certi che lo scontro fra i due bastardi occupasse totalmente i cinquantasei minuti del nono episodio, siamo rimasti piacevolmente sorpresi nello scoprire la narrazione al di là del Mar Stretto, sotto le monumentali piramidi di Meereen. L’assedio nella Baia degli Schiavisti è una sequenza rapida, concisa e avvincente, la prova definitiva per la Madre dei Draghi, che dimostra, una volta per tutte, come sia pronta alla conquista. Vederla cavalcare Drogon in guerra è emozionante ed enormemente evocativo, poco importa se la credibilità del suoi antagonisti, i Padroni, non è mai stata una reale minaccia. Viserion e Rhaegar rispondono al richiamo del loro fratello maggiore e la pioggia di fuoco si riversa sulle navi della flotta schiavista incenerendo qualsiasi cosa. L’incontro con Theon e Yara, inaspettatamente, è il discorso che conclude la storyline di Daenerys per questa stagione, senza indugi e ulteriori fronzoli viene suggellata un’alleanza e finalmente la partenza per Westeros non può più esser rimandata. È positivo, in questo caso, riscontrare come con poche linee di dialogo si arrivi dritti al discorso principale, ma allo stesso tempo vengano spiegate tutte le motivazioni tramite un semplice rapporto causa-effetto che crea un intricato ma piacevole scambio di battute.

Il vero momento clou però è la battaglia alle porte di Grande Inverno, e non poteva esser altrimenti. Si tratta probabilmente della più grande guerra mai realizzata per la televisione. Diretta in maniera impeccabile da Miguel Sapochnik, già regista di Hardhome nella scorsa stagione, non lascia respiro allo spettatore, coinvolgendolo in un vortice di atroci sofferenze che si sviluppa dall’interno verso l’esterno. Un asserragliamento confuso e caotico, una scelta particolare che riscontra i suoi benefici: lo spettatore non ha un’idea ben precisa della direzione da cui arrivi la minaccia, entrambi gli eserciti sono spinti in una escalation di crescente violenza attorno alla figura di Jon. Il soggetto della sequenza non è la battaglia, vista come prevaricazione di un esercito sull’altro ma, tramite una scelta decisamente insolita e incredibilmente audace, gli showrunners decidono di far attraversare al pubblico un viaggio sulla condizione umana portata allo stremo, scegliendo come dogma insormontabile l’istinto di sopravvivenza dell’uomo più che la necessità di vittoria del proprio schieramento.

In questo visione psicologica del gioco della guerra, Ramsey appare come la nemesi perfetta che guarda con perfidia la violenza scatenata dai suoi ordini, dall’alto della sua intangibile postazione. Tutto è eccezionalmente posizionato al momento e al posto giusto, dalla morte sacrificale di Rickon, alla scelta del Bolton di far cadere sui suoi stessi uomini una pioggia di frecce. Passando per le magistrali tecniche di guerriglia utilizzate nell’accerchiare le inferiori schiere nemiche. Un climax di scelte magistralmente riuscite che trova la sua massima espressione nel grandioso cumolo di corpi che cresce durante la battaglia, che affonda l’esercito degli Stark in un vero e proprio pantano di cadaveri. L’arrivo, molto prevedibile, di Ditocorto e dei cavalieri degli Arryn, ribalta le sorti della battaglia nel momento in cui tutto sembra perduto. La morte del gigante Wum Wum è il colpo di coda che spezza la narrazione e blocca gli avvenimenti, per lo scontro finale tra i due bastardi.

Eppure anche a guerra conclusa, i pesanti strascichi di ciò che è accaduto si delineano sui sopravvissuti. Jon e Sansa non sono mai stati così lontani, appaiono completamente opposti e incredibilmente diversi. Il primo ligio al suo dovere da comandante e allo stesso tempo belligerante, è anche nelle difficolta dimostra di avere una personalità estremamente trasparente, commuove vederlo prendersi cura della sorella con così tanto affetto. Al contrario, la sete di conquista e di prevaricazione di Sansa dilaga su tutto ciò che ha intorno, è lei la vera vincitrice morale dello scontro, e la fine di Ramsey è un puro atto di vendetta: non in nome di suo fratello Rickon, ovviamente. Come se quel I’m part of you now’ pronunciato dal bastardo in fin di vita all’ormai ex moglie, fosse una vera e propria maledizione.

Gli Stark però non sono gli unici ad un bivio. Davos ha ritrovato nella neve l’animale intagliato di Shireen. I chiarimenti tanto attesi con Melisandre potrebbero arrivare nell’episodio conclusivo.

The Battle of Bastards si dimostra senza dubbio il miglior episodio della sesta stagione, aspettando la conclusione della prossima settimana.


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