#GameOfThrones / 6×10 The Winds of Winter – La Recensione

Daniele D'urso

”The Winter is Here”.

L’inverno è arrivato, è sceso inesorabile su tutto ciò che ha trovato durante il suo cammino. La season finale della sesta stagione di Game of Thrones, ‘The Winds of Winter‘ andata in onda lunedì notte, è sicuramente uno dei migliori episodi conclusivi della serie, nettamente superiore a quello dello scorso anno e con molta probabilità anche a quello di due anni fa. Dopo la sfavillante puntata della scorsa settimana ‘The Battle of Bastards’ (potete trovare la nostra recensione qui), in questo nuovo episodio si medita e si fa vendetta, in grande stile. Mai prima d’ora nella serie ci si era mossi per la ricerca della sopraffazione personale in virtù anche delle proprie origini. Un concetto che è diventato irrimediabilmente chiaro agli occhi del pubblico, le casate stanno morendo le famiglie vengono ridotte sempre più all’osso, il branco muore mentre il lupo solitario sopravvive. L’estate delle grandi casa nobiliare è giunta al termine, ora si palesa solamente l’inverno della solitudine. La stagione è cambiata, l’inverno è dunque arrivato, ma non è semplicemente un cambio climatico, è un monito, un avvertimento, tutto sta crollando; parafrasando una celebre frase proveniente da un altro mondo che facciamo molta fatica a dimenticare lo immaginiamo un pò così;

‘’Il mondo è cambiato. Lo sento nell’acqua, lo sento nella terra, lo avverto nell’aria’’.

E cosi i venti dell’inverno portano alla conclusione tutto quello che era stato lasciato in sospeso. Il fulcro della narrazione è la sequenza ambientata ad Approdo del Re, magistrale, nel complesso meravigliosa, una scena inedita che non smette di sorprendere diretta ancora una volta da Miguel Sapochnik. Il tempo rallenta, la musica fa la sua entrata in scena, scandisce ritmeticamente l’intro dell’episodio più lungo della serie. Il blocco narrato per intero, senza l’intermezzo di altre storyline è un intelligente mossa che sostiene l’importanza del momento, una conclusione degna, suggestiva. L’abito nero di Cersei, le lame che spuntano dalle piccole mani dei bambini killer, Lancel che sanguinante realizza ciò che sta per accadere, nulla è lasciato al caso, poi l’esplosione, forte, viva, putrescente che inghiotte il mondo di Tommen in un istante cosi come la sua flebile volontà di vivere, nel medesimo lasso di tempo. La profezia su di Cersei non sbagliava.

Il ritorno degli Stark non poteva di certo non esser la scena più evocativa e densa di ricordi della puntata. Jon e Sansa con tutte le peripezie che hanno affrontato per tornare indietro, si rendono conto quanto le mura di Grande Inverno non siano solamente la loro casa, ma il loro retaggio la loro eredità tutto quello che rimane degli insegnamenti e dei ricordi di un periodo nel quale erano troppo incoscienti per poter realizzare quanto fossero felici. Davos esige la verità, Melisandre viene allontanata, ma è inverosimile che la serie si sia liberata cosi facilmente della Donna Rossa, avrà ancora qualche cosa da dire.

Riportare con le medesime convinzioni nella medesima stanza e con le identiche volontà la scena che elegge il nuovo ‘King in the North’, se pur un po’ commerciale, è una trovata riuscita, ma ci sono un paio di doverose notazioni da fare. La prima su Lyanna Mormont, il suo personaggio è totalmente inverosimile, ma probabilmente lo amiamo proprio per questo, al contrario la seconda osservazione va fatta prendendola con le pinza poichè è una sequenza confusa dalla quale passa un messaggio incerto. Mentre la sala al completo batte le mani acclamando Jon, Sansa rimane sulle sue, a questo atteggiamento viene data per ora una dublice spiegazione, la prima si pensa che incrociando lo sguardo con Ditocorto, non contento dell’acclamazione, alla giovane Stark geli il sangue per via delle trame oscure che l’uomo ancora una volta potrebbe architettare, la seconda vuole invece Sansa decisamente scontente dell’accaduto e che quella smorfia sia un cenno d’intesa con Baelish, che le parole del Lord della Valle abbiano già trovato un solco labile nel rapporto tra i due fratelli?

L’altro snodo centrale per quanto riguarda il destino degli Stark è l’attesissimo viaggio nel tempo di Bran alla Torre della Gioia. Lasciatosi alle spalle il redivivo zio Benjen che, conferma come la Barriera non sia solamente un limite fisico da valicare ma che abbia anche delle difese magiche che impediscono l’arrivo degli estranei, riprende li dove aveva lasciato il padre nell’atto di salvare la sorella Lyanna. La teoria principale della saga che tutti spettavano trova finalmente fondamento, il messaggio è chiaro, Jon non è il figlio bastardo di Eddard ma bensì di sua sorella Lyanna, che il protettore di Grande Inverno prende sotto la sua paternità per proteggerlo dal suo amico Robert, innamorato della sorella. Ora manca solamente un tassello alla conclusione del puzzle, Rhaegar Targaryen, il fratello maggiore di Daenerys, è suo padre? Tutto troverebbe fondamento e probabilmente il cerchio si chiuderebbe assecondando quella che da anni è la più celebre delle teorie sul bastardo.

‘La vendetta è un piatto che va servito freddo’, non è di certo dello stesso avviso Arya che premedita il suo regolamento di conti davanti ad un piatto caldo, che poi dentro ci siano i figli di Walder Frey, bè quello è un altro discorso. Anche se giusta nei modi e ben studiata, la rivalsa della piccola Stark stona leggermente con il contesto della puntata, se pur doverosa sarebbe stato meglio inserirla in un contesto maggiore che come intramezzo in un season finale già denso di accadimenti. Giocarsi cosi maldestramente la vendetta per le Nozze Rosse, uno degli accadimenti più emblematici dell’intera serie ne limità l’importanza e la fa passare in secondo piano rispetto a tutto il resto.

Veniamo finalmente alla chiusura del ciclo di Daenerys. Lasciare Daario a Meereen è già di per sé un’ottima scelta, in più la scena nella stanza del trono dove la Madre dei Draghi consegna la spilla del primo Cavaliere a Tyrion è assoltamente una delle migliori dell’intera stagione. Il giusto riconoscimento ad un uomo che ha dato cosi tanto, ma che non ha mai trovato nulla per cui combattere finalmente ha un motivo di rivalsa. Ricollegandoci a questa situazione è necessario far chiarezza su alcuni punti che sembrano aver fatto storcere il naso a qualcuno. A seguito della mossa di Cersei, si è venuta ad istaurare un’alleanza in nome della vendetta tra le doriane e Lady Olenna ultima rappresentate della casa Tyrell. Le casate sono spalleggiate nel loro piano di vendetta da Varys che appare a Dorne dopo averci lasciato un paio di puntate precedenti da Meereen. La scena finale dove la flotta di Daenerys prende il largo Varys è presente dietro la Madre dei Draghi. Questo spostamento è apparso leggermente incoerente ai più, in realtà le motivazioni di questa scelta sono da indurre a un passaggio che forse non viene spiegato in maniera esaustiva. Tra le navi della flotta di Daenerys si possono intravedere sia navi doriane che navi con il vessillo dei Tyrell, oltre a quelle dei Greyjoy, è molto probabile che le coste che appaiono nel frame finale non siano quelle di Meereen ma bensì sia la costa doriana e che la flotta navale sia già sbarcata in occidente, in rotta per Approdo del Re, così da spiegare l’ambivalente presenza di Varys. In tutto questo non vorremmo mai essere nei panni di Cersei.

Dopo ben dieci puntate, la sesta stagione di Game of Thrones finisice quì, così come il ciclo delle nostre recensioni, un sentito ringraziamento ai molti che ci hanno seguito, per quest’anno dal vostro inviato alla barriera è tutto, ci si vede l’anno prossimo.

P.S. Forza ragazzi mancano ‘solamente’ trecento giorni

P.S. del P.S. ma che fine ha fatto Spettro???


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