#Videogames / Il caso Remastered

Gabriele Mastrogiovanni

Le remastered, brutta cosa vero? “Ogni giorno ne spunta una nuova”, “La gente non ha più idee”, “Sono bravi solo a riciclare roba vecchia!!”, e come ignorare la mia preferita “Investissero quei soldi in giochi nuovi!”. Chi non ha mai letto (o anche detto per carità) almeno una volta in un commento una frase del genere.

È ormai cosa più che comune additare queste edizioni rivisitate di giochi meno recenti, come il male dell’industria videoludica. È anche oggettivamente vero, però, che negli ultimi anni il numero dei remastered sia cresciuto abbastanza esponenzialmente rispetto al passato. Molti pensano sia colpa dell’assenza di retro compatibilità su alcune console, molti incolpano l’avidità dei vari publisher, che vogliono a tutti i costi fare soldi facili (Cash-grab) con giochi già usciti. Molti pensano che il tempo e le risorse necessarie per rimasterizzare un gioco, potrebbero venire investiti nella creazione di giochi totalmente nuovi, nuove idee, nuove IP.

Ma tutto questo è vero?

Il primo pregiudizio da eliminare credo sia che le remastered siano un prodotto recente. È sicuramente di recente conio il termine, vero, ma dall’alba dei tempi giochi appartenenti a generazioni diverse facevano la loro comparsa su macchine più performanti o, più semplicemente, venivano aggiornati con un comparto tecnico più avanzato. Persino su Pc, la piattaforma più scalabile per eccellenza, si continua ancora oggi a scavare e rilanciare esclusive dal passato. La cosa ha preso la piega attuale con il passaggio all’Alta Definizione (HD). Con l’avvento di nuovi schermi a risoluzioni più alte, si parla ormai di poco più di una decina di anni fa, rigiocare i titoli delle scorse generazioni era divenuto un po’ un problema. Chi tra noi ha provato ad avviare un gioco Ps2, o anche la più recente Wii, tramite Scart ad un pannello Full Hd, saprà benissimo a cosa mi riferisco, anche utilizzare la prima PlayStation 3 da 60gb, quella retro compatibile anche con Ps2, con tutto l’upscale non era poi un bel vedere. Da qui appunto, la necessità di rimasterizzarli per risoluzioni più alte, e magari (perché no?) aggiornare texture e motori di rendering, qualche poligono in più, un framerate accellerato, e il gioco è fatto. La remastered è servita, e pronta per essere monetizzata. La settima generazione di console (Ps3/X360/Wii) ha visto nascere e diffondersi questo fenomeno come mai prima di allora. E da lì in poi la situazione si è evoluta in quella che è oggi.

Ovviamente però, tutto questo non nasce solo da delle necessità tecniche, naturalmente nasce come opportunità di guadagno, ma come tutto, del resto. È facile ignorare che quello che la nostra compagnia preferita, la nostra casa di produzione cinematografica più cara, o anche la nostra squadra del cuore, facciano quello che fanno per guadagnare vile e sporco denaro. Eppure è così, e che ci piaccia pensarlo o meno, questa è l’unica e semplice cosa che le tiene in piedi. Ora non sto dicendo che EA, Microsoft, Ubisoft, Sony, Nintendo e compagnia cantante portino la pagnotta a casa solo grazie a vecchi giochi rimasterizzati, ma bisogna anche saper guardare il quadro dalla giusta distanza. I grossi publisher di questa industria, come per quelli cinematografici, al giorno d’oggi hanno davvero poco margine di errore quando si tratta di progetti multimilionari, perché pochi flop in sequenza possono significare la bancarotta, e le remastered hanno lo sporco ma non durissimo lavoro, di sondare il terreno per il target di rifermento, e ovviamente da fonte di guadagno spesso facile, spesso sicura. Poiché non sempre si ha la certezza che sviluppare un nuovo titolo possa far ritornare l’investimento. A volte una saga cambia direzione e sbaglia strada, una remastered di capitoli precedenti a questi, può far capire se è la nuova direzione ad essere sbagliata o se è l’intero brand ad aver perso mordente in generale. Altre volte un titolo esce in un periodo o su una piattaforma sbagliata, rilanciarlo può far capire se l’ip ha davvero potenziale o se l’idea va scartata prima che faccia perdere altri soldi. A volte le remastered vengono richieste a gran voce! E quale publisher perderebbe l’opportunità di guadagnarci, e allo stesso tempo, far felici i propri fans?  Molteplici possono essere le motivazioni per rimasterizzare un gioco, e ognuna ha una sua logica sensata, a mio parere.


Un’altra cosa che tendiamo ad ignorare, è che le nostre saghe preferite possano spesso essere anche non molto remunerative per chi le produce. A quel punto, un modo pratico e intelligente di finanziare un seguito, è monetizzare ancora un volta i titoli passati, magari nel frattempo aumentare l’hype di chi ne attende un seguito, e perché no, guadagnare qualche altro fan nel frattempo. Per non parlare del fatto che, la produzione di remastered, è quasi sempre data in mano a dei nuovi e/o specializzati team in grado di farle, lasciando così le risorse dei team di sviluppo originali lo spazio ed il tempo di produrre nuovi titoli o seguiti dell’amata ip.

Ma di tutto questo, a noi giocatori, cosa importa? Volendo, niente, verissimo. A prescindere dalle buone o meno buone intenzioni, negli anni ne abbiamo visti di brutti remastered spudoratamente cash grab. È del tutto lecito da parte del videogiocatore voler ignorare il lato più industriale del mondo dei videogiochi, e guardare solo a quello che interessa, ovvero proprio i giochi, quelli col cellophane che lo apri e fai: “uhmmm che odore di gioco nuovo ma il libretto quello bello di una volta dove sta?”. Scherzi a parte, molte persone tendono ad arrabbiarsi quando una nuova remastered viene lanciata. Attribuisco alcune delle motivazioni alla mal considerazione di quelle che ho appena citato, tuttavia, credo che le remastered non andrebbero demonizzate.
Viste dall’ottica del giocatore, le remastered, che siano di uno strategico, uno sparatutto o di un gioco d’azione, offrono la possibiltà a chi non ha mai provato il gioco di giocarci sulla piattaforma che hanno in mano al momento, e non su quella che avrebbero dovuto avere tempo fa. Offrono a chi ha amato quei titoli nel periodo della loro uscita, l’opportunità di riviverli con un’estetica e una giocabilità spesso più gratificante, e il più delle volte, la possibilità di usufruire del contenuti usciti in seguito l’uscita che magari si è ignorato o lasciati sfuggire. Oppure, ci danno la sacrosanta scelta di ignorarli.

È questo il punto: non tutto nel panorama videoludico deve essere conforme ai propri canoni di gusto o di etica. Ci sono sicuramente scelte meno giuste o sbagliate che possono ripercuotersi sui videogiocatori, e in quel caso abbiamo anche il dovere di farci sentire. Ma se viene prodotto qualcosa che non intacca per nulla la propria esistenza, perchè farsene un dente avvelenato? Esisterà qualcuno che ha adorato alla follia i primi Crash Bandicoot su Psx e vuol tornare ad imprecare su Road to Nowhere, esisterà lì fuori qualcuno che non era in vita per giocare il primo Age of Empire, ci sarà qualcuno che nella scorsa generazione ha posseduto solo la Wii e vuole riprendere il passo con alcuni brand sulle nuove console. Come esisterà qualcuno che nella scorsa generazione aveva una diversa piattaforma e ora vuol godersi le esclusive mancate, o semplicemente qualcuno che prima di lanciarsi nel nuovo capitolo di una saga che ama, vuole rigiocarsi la storia dei precedenti per fare un bel ripasso.

Che vengano chiamate Remastered, HD Collection, Deluxe, o Special Edition, questi rilanci a mio parere andrebbero visti come delle opportunità per noi giocatori, di rigiocare o di scoprire qualcosa che ci era sfuggito, e nel farlo, potenzialmente di portare acqua al nostro mulino. Le grandi compagnie non sono delle Onlus, non lo sono mai state e non saranno mai. Ma a mio parere non credo ci sia sempre pura malvagità a muovere le proprie azioni, ma se c’è una cosa sulla quale non si può che non essere oggettivamente d’accordo è: le remastered, se non ti piacciono o non ti interessano, nessuno ci costringe a comprarle. Ma ci viene lasciata la stessa libertà, di non rompere il caspito.


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