#gipi / La mia vita disegnata male

Francesco Sinisi

Non so come sia più giusto definire un’opera del genere. So per certo però che “La mia vita disegnata male” di Gipi (nome d’arte di Gianni Pacinotti) può essere definita senza errori in molti modi: è un’opera autobiografica, psichedelica ma realistica, riflessiva e insieme umoristica. Un “viaggione assurdo” tra le pagine della vita di questo autore che si può ormai ben definire uno dei più grandi autori del fumetto italiano. Dottori inutili, compagni di bagordi (dei “cazzoni assurdi” degni delle migliori scene di Trainspotting!), personaggi di fantasia presi pari pari dai meandri più oscuri del suo cervello ma reali come un pugno nella pancia; un orso parlante, l’uomo nel buio, pirati, soldati, persino uno psicologo col parrucchino! E poi, all’improvviso, pagine di una profondità struggente. Spiazzante. Dei silenzi che non ti aspetti.

140 pagine in bianco e nero – alternate a oniriche pagine a colori – disegnate come uno schizzo subitaneo, come se in quello stesso momento l’autore stesse componendo le immagini raccontandoti una storia, con tanto di cancellature e correzioni, come se avessi tra le mani la copia originale del suo lavoro.

Un’opera coraggiosa. Nella forma e nei contenuti. Una storia di vita vissuta. Un racconto di bravate assurde, quelle che sei contento di scoprire di non essere stato l’unico scemo a farle e che rimangono un patrimonio prezioso, una piacevolissima memoria! La sua vita (come quella di tanti altri di noi) disegnata male, secondo Gipi. Disegnata male…. ‘sti cazzi!

Consigliatissimo. Fidatevi!


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