#GrandPrix / Che cosa sta succedendo al Festival di Angoulême?

Mirko Tommasino

Il sessismo può palesarsi in molte vie, talvolta più appariscenti, talvolta volutamente più mimetizzate, contagiando i settori più disparati.

In questi giorni, in Francia nella città di Angoulême si tiene la seconda manifestazione dedicata al fumetto più grande d’Europa (terza nel mondo): Festival International De Le Bande Desinée. Si tratta di una manifestazione con una storia alle spalle molto solida, che assegna un premio particolarmente ambito e prestigioso, non passando certo inosservato.

Cosa c’entra questa manifestazione con il sessismo? C’èntra perché tra i candidati al Grand Prix di quest’anno, nella lista non è presente nemmeno una donna. Potremmo star qui a discutere sui parametri per inserire i nomi, sull’effettiva bravura di alcune artiste rispetto ai colleghi uomini, fatto sta che leggere trenta nomi maschili di fila, senza eccezioni, fa strano.

Un’associazione di disegnatrici femministe ha sollevato il polverone iniziale, portando la faccenda ad un rilievo mediatico notevole. Alcuni autori hanno deciso di boicottare l’iniziativa escludendosi dalla lista dei papabili vincitori del premio: Joann SfarRiadd SattoufDaniel Clowes, Charles BurnsEtienne Davodeau e il nostrano Milo Manara.

Questa mattina l’organizzazione del festival ha deciso di cambiare in corsa la lista dei candidati al premio, inserendo queste autrici in aggiunta ai trenta candidati: Lynda Barry, Julie Doucet, Moto Hagio, Chantal Montellier, Marjane Satrapi e Posy Simmonds.

Questo contentino decisamente poco elegante ha gettato benzina sul fuoco, scatenando altre reazioni sul web:

Zerocalcare ha reagito così, Fumettologica ha realizzato un’analisi decisamente interessante della situazione e molti altri siti di settore e non si stanno interessando agli sviluppi della vicenda.

Noi di GeekArea ci teniamo a sottolineare che in certi casi il buonsenso dovrebbe essere la base su cui imbastire intere realtà (piccole o grandi che siano), che nel 2016 sia veramente triste dover ancora necessariamente denunciare episodi di sessismo o di discriminazione di qualsiasi natura.

Gli operatori del settore che spesso si pongono come portatori sani di bellezza e buon gusto, dichiarano che la competenza nella nona arte sia un discrimine necessario per definirsi artisti e individui sensibili a tutto tondo. Ecco, a nostro parere ciò che è accaduto in questi giorni ha dimostrato esattamente il contrario, ha fatto tornare il mondo del fumetto in quello status di macchietta destinata ad appassionati sfigati che non sono in grado di gestire le cose quando si fanno importanti, da prendere poco sul serio.


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