#HighwayToHell / L’american horror all’italiana.

Fabrizio Mancini

Quante volte vi siete inoltrati in quelle storie di provincia americana, quelle tavole calde sulle strade tra due città ma che si trovano nel nulla? L’ho sempre vista come un’ambientazione classica americana, uno scenario che spesso mi ha mostrato Neil Gaiman tra Sandman e American Gods. Posti che non abbiamo mai visitato, ma che conosciamo bene grazie a tutte quelle storie che ci vengono narrate.

Dovessi descrivere questo fumetto in una frase vi direi: se le serie di X-Files e Fargo avessero un figlio a fumetti sarebbe Highway to Hell. 
Due agenti dell’FBI chiamati per casi “strani” indagano su un serial killer cruento che colpisce lungo la Route 5. Ci sarà poco da investigare, perché un’ondata di violenza e orrore li travolgerà.

Da un racconto di Davide Boosta Dileo, una storia interessante: c’è un po’ di tutto e qualcosa di originale. La sceneggiatura di Victor Gischler è davvero ottima. Apro una piccola parentesi per i profani: sceneggiatura non significa solo battute, c’è anche il ritmo da considerare, come si sceglie di raccontare un’azione con la distribuzione delle vignette nelle tavole e nella storia, ed il ritmo di questi testi è eccezionale. Difatti, le mere battute sono un po’ da stereotipo per noi italiani, mentre negli Stati Uniti stanno avendo ancora più successo. I personaggi risultano tutti spavaldi e non c’è un loro reale sviluppo, ma questo è anche il recente mood che sta investendo le forme di narrazione visiva (vedi Mad Max: Fury Road). Attenzione, però: questo non significa che sia sbagliato e che siano brutte storie e scritte male, anzi; sono storie cariche d’azione, modernissime nel loro modo di mostrarci un racconto dal quale non riesci a staccarti fino all’ultimo frame o all’ultima pagina e Highway to Hell rientra in pieno in questo nuovo approccio. Le circa 130 pagine volano letteralmente e questo, torno a ripetere, è merito di un ritmo incalzante che non lascia fiatare.

Ci sono un paio di situazioni in cui però avrei sperato in uno sviluppo leggermente diverso, un approfondimento di alcuni eventi, ma non è un difetto, perché comunque funziona tutto. Unica pecca sta nel climax finale che a mio avviso scorre troppo facilmente; ciò non toglie il fatto che il fumetto sia dannatamente figo.
Figo anche perché l’ambiente, la regia, i personaggi sono disegnati in maniera impeccabile. L’armatura è qualcosa che ti fomenta troppo.
Il doppio disegnatore per evidenziare presente e passato è un espediente che amo: solo il fumetto può regalarti una differenziazione così tangibile. I responsabili sono rispettivamente Riccardo Burchielli e Francesco Mattina, che hanno utilizzato due stili diversi ma ugualmente spaventosi.

Burchielli mi ha impressionato con le sue ombre e la dinamicità dei corpi e della regia; credevo di poter vedere le azioni nella loro interezza. Mattina invece, con il suo tratto da fare quasi invidia ad Alex Rossfornisce una patina di “ricordi” ad un tratto realistico, rendendo immortale ogni vignetta, proprio come un ricordo.

Entrambi fanno parte dell’Italian Job Studio, che vede in questo fumetto il loro primo prodotto in-house.

L’edizione completa edita da Panini Comics è in uscita a partire dal 28 di questo mese al prezzo di 17€, ma se sarete al Comicon di Napoli lo potrete prendere in anteprima.


Comments are closed.

Caricando...