#Hyppostyle / Blackbox n.1: la rivincita dell’indie italiano

Flavia Bazzano

“L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!” Così sentenzia il demone, annunciando l’oscura profezia che Nietzsche chiama eterno ritorno. La condanna a rivivere infinite volte le proprie vite sembra essere stata scagliata dalla bocca della creatura del filosofo tedesco proprio sugli abitanti di Ecrònia, prigionieri di un futuro cupo quanto cruento. Questa la premessa del primo numero della serie Blackbox, intitolato Futura Memoria. L’opera pubblicata da Hyppostyle e frutto delle fatiche di Giuseppe Grossi (soggetto e sceneggiatura), Mario Monno (matite e chine) e Gaetano Longo (colori) è stata presentata in anteprima al Napoli Comicon, ma uscirà soltanto il 9 maggio.

Ecrònia, un misto tra Sparta, la Germania nazista e le città steampunk della trilogia Leviathan, è una terra forgiata dalla guerra tra due schieramenti. Il fuoco con la sua forza purificatrice è l’elemento onnipresente nel procedere dei secoli. Dalle pire funerarie di un passato remoto al grande inceneritore del diciannovesimo secolo, protagonista della festa della leggerezza. Ad Ecrònia non esiste perdita, non esiste legame, tutto, a partire dall’educazione dei più piccoli, è svolto in funzione dello scontro fatale. Chi ha potuto apprezzare il numero zero, ormai esaurito, di Blackbox ha già incontrato Isaac, il giudice incaricato di individuare i membri più deboli della società. Adesso conosciamo gli altri personaggi: la moglie Triss (dai capelli rossi, un caso?) e soprattutto la madre Judith, vera protagonista dell’episodio. La vecchia non vedente ha un talento che potrebbe costituire la chiave per la vittoria, ma la scintilla sovversiva che alberga nel suo cuore si manifesta attraverso la memoria, con il ricordo di chi passa a miglior vita, e  la grammatica, dando nomi a cose e persone. Che questa fiamma possa finalmente diventare incendio?

Le regole di questa distopia vengono rivelate solo nell’ultima pagina, svelando gli enigmi che rendono la lettura difficoltosa a primo impatto. L’unica pecca di quest’opera sono i bruschi cambi di spazio e tempo che avrebbero potuto essere resi in maniera più evidente e armoniosa. Molto gradevoli, invece, i disegni e il contrasto tra i toni freddi e i seppia delle tavole: il sapiente uso dei colori aggiunge alla storia quel gusto vittoriano a cui un’ambientazione steampunk non può rinunciare.

La casa editrice appena nata, invece di gattonare, con questa pubblicazione ha compiuto un salto e anche bello grosso: il progetto Blackbox è ambizioso ed è riuscito a incuriosirci. Hyppostyle promette di portare a un nuovo livello il fumetto indie italiano; se queste sono le premesse, l’intento potrebbe riuscire.


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